Nuzi o Gasur-Nuzi, l'attuale Yalghan Tepe, ad est
del Tigri, fu scavata dal 1925 al 1931. Questa città era uno dei
centri maggiori della civiltà degli Hurriti. Erano costoro il
cosiddetto "Popolo dei monti". Essi penetrarono nella Terra dei
Due Fiumi in modo pacifico, graduale ma incessante. La prima
citazione di queste genti risale all'epoca di Accad (2400 a.C.).
In lingua hurrita sono probabilmente alcuni testi ritrovati a
Mari. Verso il 1500 a.C. vediamo sorgere, tra l'Eufrate e il
Khabur, un forte impero hurrita, quello di Mitanni, ancora poco
noto, che probabilmente fu in seguito soggiogato dagli
ittiti.
Nuzì fu distrutta verso la metà del 2° millennio a.C.
Si sono conservati i resti di un tempio e di un palazzo, dove sono
state ritrovate circa 4.000 tavolette. Queste si sono rivelate di
grande importanza per la conoscenza delle consuetudini e delle
leggi del tempo..
Occorre sapere che dette tavolette
erano state in un primo tempo datate all'inizio del II millennio,
e quindi ritenute contemporanee dei patriarchi. Da questa erronea
datazione era derivata tutta una serie di illazioni sui alcune
strette analogie con le storie della Genesi.
Ora, pur avendo
accertato che le tavolette di Nuzi sono posteriori di vari secoli
rispetto al periodo patriarcale, sarà comunque utile riportare
qualche confronto con i: racconti biblici, ritenendo che
determinate consuetudini abbiano potuto rimanere inalterate anche
per tempi relativamente lunghi.
Un uomo ricco, Nashwi, adottò
un giovane chiamato Wullu. Questi avrebbe dovuto sposare la figlia
del padre adottivo e provvedere al mantenimento di quest'ultimo.
Alla morte di Nashwi, Wullu avrebbe ereditato tutti i beni,
compresi, gli dèi domestici, qualora nel frattempo Nashwi non
avesse avuto figli. Se, invece, a Nashwi fossero nati dei figli,
l'eredità sarebbe stata divisa in parti uguali fra Wullu e i
fratellastri, mentre gli dèi domestici sarebbero rimasti proprietà
dei figli di Nashwi.
Altri testi di Nuzi dicono che i figli di
chi aveva sposato la figlia dell'uomo che lo aveva adottato,
rimanevano figli del nonno finché questi fosse rimasto in vita.
Applicando questa situazione al caso di Giacobbe e Labano si nota
una grande analogia fra la narrazione biblica e i testi di Nuzi.
Labano, quando Giacobbe giunse a casa sua, non doveva avere figli
maschi: perciò adottò Giacobbe. Questi ne sposò le due figlie. I
figli nati da questi connubi erano considerati figli di Labano
fino alla morte di questi (cfr. Gen. 31:28, 43). Più tardi a
Labano debbono essere nati dei maschi (Gen 31:1), il che modificò
la posizione legale di Giacobbe e delle sue mogli: essi non
avevano più nessun diritto di prendere con sé, quando se ne
andarono, gli dèi domestici di Labano; il che fu riconosciuto sia
da Giacobbe che dal suocero (Gen 31: 30-32).
Il testo di Nuzi
ricorda pure che per consuetudine ogni figlia data in matrimonio
riceveva una serva come parte della dote. Le due mogli di Giacobbe
ebbero dal padre una serva ciascuna (cfr. Gen 29: 24, 29). Un
altro testo di Nuzi rivela che il diritto all'eredità poteva
essere ceduto in cambio di pecore. Questo potrebbe spiegare perché
Esaù rinunciò al suo diritto di primogenitura in cambio di un
pezzo di pane e di un piatto di lenticchie (Gen
25:31-34).