L'era degli scavi in Egitto fu
inaugurata nel 1798 con la Campagna Napoleonica. Il condottiero
francese aveva portato al seguito dell'esercito circa 120
scienziati, i quali esplorarono e descrissero per la prima volta
le antiche rovine. La loro opera fu pubblicata in 36 grandi
volumi, e per il mondo dell'epoca fu una rivelazione sensazionale,
perché dell'Egitto non si conosceva praticamente che quello che ne
avevano raccontato Erodoto e la Bibbia.
Sempre durante la
campagna napoleonica un ufficiale rinvenne, nella zona del Delta,
la celebre Pietra di Rosetta, ora custodita a Londra. Si tratta di
una delle più note scoperte fatte in Egitto, non tanto per le
notizie di carattere storico che essa fornisce, quanto perché essa
è stata la chiave per decifrare i "geroglifici" egizi. La lingua
dell'Egitto da secoli era considerata morta e per quasi duemila
anni i suoi scritti erano parsi del tutto inesplicabili. Ora, la
Pietra di Rosetta conteneva un decreto in onore di Tolomeo V, del
196 a.C., scritto in tre lingue, o meglio in due scritture diverse
della lingua egizia, geroglifica e demotica, e in lingua greca. Ma
la scrittura greca era leggibile! Confrontando il testo greco con
i geroglifici, il francese Champollion riuscì a trovare la chiave
per la decifrazione. Era il 1822. Quello fu l'inizio
dell'egittologia, e si dischiuse all'indagine storica un campo
vastissimo.
Gli antichi egizi scrivevano moltissimo e
dappertutto. Vennero così via via alla luce documenti storici,
lettere, testi religiosi, opere letterarie, notizie di vita
quotidiana. La scrittura geroglifica egizia, definita la più bella
del mondo, consta di alcune figurine con valore consonantico,
altre con valore bilittero o trilittero, e moltissimi altri segni
con valore determinativo (in tutto oltre 760 segni). Ogni
monumento egizio contiene delle iscrizioni; le pareti dei templi e
delle tombe ne sono praticamente disseminate, per non parlare poi
dei papiri. Inoltre le tombe dei re e dei funzionari hanno fornito
dovizia di oggetti dai quali si ricava l'idea di quella che era la
vita di tutti i giorni. Essa non doveva differire gran che da
quella del paese di Canaan, dove purtroppo quasi nulla è
sopravvissuto alle forze distruttrici dell'uomo e del tempo.
Quindi gli oggetti rinvenuti nella terra dei Faraoni hanno pure un
immenso valore per farci capire come si vivesse in Terra
Santa.
Gli egizi poi disegnavano moltissimo, e scolpivano in
delicatissimi bassorilievi. Sulle pareti delle tombe e sui papiri
si trovano scene di lavori dei campi, di caccia e pesca, di
tessitura, confezione di vasi, lavorazione di gioielli e metalli,
fabbricazione di mattoni, scultura, edificazione di templi, azioni
di guerra con armati carri e cavalleria, e poi scene di vita
domestica, trattenimenti musicali con suonatori e danzatrici,
scene di malattia e di morte, ecc. Forse neanche un reportage
fotografico moderno avrebbe potuto fornirci dettagli così numerosi
ed incisivi.
Risultò immediatamente l'evidenza con le
descrizioni riportate dalla Bibbia. I credenti, specialmente in
Gran Bretagna, ne rimasero affascinati. Un volumetto, stampato a
Londra nel 1838, si intitola "Illustrazioni della Bibbia tratte
dai Monumenti dell'Egitto", e contiene oltre 280 versetti
dell'A.T. illustrati da circa 100 figure egizie. (Quando fu
pubblicato questo libro, la lettura dei testi egizi era ancora ai
primi passi. Quindi l'autore, per i suoi confronti, si servì solo
delle pitture e dei bassorilievi). Nella chiusa del volume
troviamo queste parole: "Le illustrazioni della Storia Biblica,
che noi abbiamo riportato nelle precedenti pagine, ci mostrano che
le due più antiche testimonianze del mondo, una figurativa e
l'altra scritta, mutuamente si illustrano e si confermano l'una
con l'altra, in circostanze tali da rendere una intenzionale
coincidenza del tutto impossibile".
L'egittologia era ancora in
fasce ma quei credenti, buoni conoscitori della Bibbia, avevano
già cominciato ad intendere il linguaggio delle
pietre!