In Gen. 11:27- 50:26 abbiamo una serie di racconti intervallati da genealogie. Un tale di nome Terah, nativo di Ur, ha tre figli e un nipote. Dopo la morte di uno dei figli, l'intera famiglia si sposta verso nord-ovest, a Charan (Haran o Harran), nell'alta Mesopotamia, e vi rimane fino alla morte di Terah. Lasciando qui un ramo della parentela, uno dei figli (Abramo) e suo nipote (Lot), viaggiano verso ovest e poi verso sud pervenendo a Canaan. C'è anche il cenno ad una breve visita in Egitto. Comunque, essi passano il resto della loro vita andando attorno per Canaan come pastori nomadi, a capo di un crescente clan di servitori. Abramo desidera una progenie; il suo Dio fa con lui un patto e gli da delle promesse. Un servo di Abramo adottato come figlio (Sliezer) e il figlio di una serva (Ismaele), al tempo debito, lasciano la via al "vero" figlio (Isacco), il cui matrimonio con una ragazza del ramo della famiglia rimasto a Charan viene combinato prima della morte di Abramo.
Isacco (Gen. Cap. 26 e sg.) prosegue quietamente nella vita pastorale del padre, coltivando e mietendo talvolta sporadici raccolti (Gen. 26:12,14). Dei suoi due figli gemelli, Giacobbe conquista il primato, sottraendosi all'ira del fratello Esaù. Rifugiatosi presso il ramo della famiglia residente in Mesopotamia, ne sposa successivamente due delle ragazze. Più tardi, egli ritorna a Canaan, e si ha la riconciliazione con Esaù prima della morte del padre (Gen. 33).
In Gen. 37-50, abbiamo poi essenzialmente la storia di Giuseppe (11° figlio di Giacobbe). Un giovane viene condotto schiavo in Egitto a seguito della gelosia dei suoi fratelli. La sua integrità morale lo porta ad occupare un'alta posizione in Egitto, cosi che egli sarà a suo tempo lo strumento per far sopravvivere la sua famiglia, che verrà a risiedere nel Delta orientale egiziano.
Questi racconti trattano sempre esclusivamente fatti di esseri umani ordinari; uomini e donne che nascono, si sposano, hanno figli, allevano pecore, capre e bovini, coltivano saltuariamente i campi, che amano, litigano, muoiono e sono sepolti. Essi adorano il loro Dio, edificandogli semplici altari, ed avendo sogni e visioni.
I racconti della Genesi sono il solo ricordo che menzioni i patriarchi; come per innumerevoli altri privati cittadini dell'antichità, essi non sono attestati in nessun altro documento antico.
Questo "silenzio" delle fonti extrabibliche è stato utilizzato dagli studiosi scettici per asserire che le storie dei patriarchi riportate nel Testo Sacro sono pure immaginazioni o, al limite, racconti di personaggi realmente esistiti, ai quali vengono però attribuiti fatti e discorsi elaborati dalle successive generazioni.
Nel secolo scorso, specialmente per opera di "scuole" tedesche, fu affermato che la storia di Abramo e della sua famiglia risaliva al tempo dei re d'Israele, o addirittura a periodi successivi. "Il tardo periodò della storia d'Israele nel quale queste storie sorsero, fu semplicemente proiettato indietro nella vecchia antichità e vi si riflette come un miraggio glorificato" (Wellhausen). "Le figure patriarcali non sono individualità urna ne, ma tribù personificate o qualcosa di simile" (Gunkel).
Quando cominciarono ad affiorare dagli scavi le prime testimonianze archeologiche; certi scrittori ritennero di poterle usare per controbattere le teorie sopra esposte. Ma essi a volte, tutti presi dall'intento di riaffermare la verità e la credibilità dei sacri racconti, lasciarono campo libero all'apologia, con grave scapito del rigore scientifico. Essi in sostanza volevano usare l'archeologia per "dimostrare" la Bibbia; ma fare questo, come qualcuno fa ancora, vuol dire chiedere all'archeologia più di quanto è nelle sue possibilità.

L'archeologia non è in grado di dimostrare la Bibbia e nemmeno di contraddire le sue affermazioni che riguardano Dio. Per esempio, come dice A. Millard, "probabilmente l'archeologia non riuscirà mai a portare delle prove che Abramo stipulò un trattato con Abimelec, re di Gherar (Gen 21:22-34). Per trovare quel trattato gli archeologi dovrebbero individuare il palazzo di Gherar e scoprire dei documenti sulla vita di quel re.
"Per trovare quel trattato, in primo luogo sarebbe stato necessario metterlo per iscritto e poi scriverlo su materiale durevole, come la pietra o le tavolette d'argilla. Gherar però si trovava nel sud di Canaan, vicino all'Egitto. Perciò gli scribi del posto verosimilmente scrivevano alla maniera egiziana su papiro, che si rovina facilmente, invece che su argilla alla maniera babilonese. Soprattutto è ben poco probabile che gli archeologi trovino i documenti giusti. Quando si fanno gli scavi in un palazzo, gli oggetti trovati appartengono normalmente al periodo degli ultimi due o tre re che ci vissero prima che venisse abbandonato. Perciò Abimelec avrebbe dovuto regnare poco prima che finisse la storia di Gherar. Anche se fosse possibile soddisfare tutte queste condizioni, non è detto che i documenti dell'archivio si conservino intatti e leggibili; l'esposizione alle intemperie, l'umidità, il crollo dei muri, la trascuratezza negli scavi, tutto può distruggere degli scritti su tavolette d'argilla. La possibilità di trovare quel trattato è piuttosto scarsa. Oggi sarebbe una scoperta accidentale e inaspettata, perché nessuno sa ancora con certezza dove si trovi Gherar” .
L'archeologia dunque non è in grado di dimostrare che le storie presentate nella Genesi sui patriarchi sono vere, ma non può neppure dire che sono delle leggende infondate. Perché infatti l'archeologia può gettare luce sull'ambiente in cui queste storie si svolsero, e concludere che, tutto sommato, sembrano narrazioni attendibili.
Quanto detto non deve assolutamente apparire poca cosa. Il fatto che il racconto biblico spesso concordi con le antiche consuetudini attestate dalle scoperte archeologiche è una buona base per un approccio positivo alle narrazioni bibliche.
(Eccezionalmente, per periodi più tardi, alcune scoperte archeologiche trovano riscontro direttamente in passi dell'Antico Testamento e possono rafforzarne la testimonianza, aggiungendosi ad essa. Questo capita specialmente per il periodo della monarchia d'Israele - prima metà del 1° millennio a.C. Qui però stiamo parlando dell'epoca dei patriarchi, che va collocata nella prima metà del 2° millennio a.C. Per quest'epoca quindi, il servizio che l'archeologia può fornire agli studiosi della Bibbia sarà quello di illuminare l'ambiente storico e culturale nel qua le i racconti dei patriarchi vanno inseriti).
In riferimento al 2° millennio a.C., qui di seguito vengono riportate alcune note sulle principali scoperte nell'area della Fertile Mezzaluna e zone limitrofe. Altre notizie per quel che riguarda i racconti dei Patriarchi (la discesa di Abramo in Egitto, la storia di Giuseppe) le troveremo nel prossimo capitolo che tratterà dell' "Egitto e la Bibbia".