Le scoperte più note di Ur forse
sono quelle che si riferiscono al cosiddetto "strato del diluvio"
e, successivamente, alle tombe reali. In queste ultime
l'archeologo inglese Sir Leonard Woolley scoprì oggetti
meravigliosi, come lo "Stendardo", il "Montone in piedi” l'"Arpa",
i "Gioielli "della Regina".
Questi tesori di Ur non hanno un
legame diretto con la Bibbia, perché si collocano. intorno al 2600
a.C.;ssi rivelano comunque la consumata abilità di quegli
artigiani e ci aiutano a comprendere le credenze del
tempo.
Poiché risalgono a molti secoli prima di Abramo
(come la prima fase di Ebla), ci ricordano che l'inizio della
storia d'Israele non si colloca in un'età primitiva, ma in un
mondo di uomini già altamente
civilizzati. Note sono pure le scoperte nell'area
mesopotamica delle cosiddette "ziggurat". Ad Ur se ne trova una
assai imponente. Erano, queste ziggurat, dei templi costruiti con
una serie di piattaforme, ciascuna più piccola di quella
sottostante. Sulla piattaforma più alta si trovava il santuario
dove si pensava vivesse il dio.
Molti studiosi mettono in
raffronto queste costruzioni col racconto biblico della Torre di
Babele. Al tempo di Abramo qualche benestante di Ur viveva
in case a due piani, costruite in questo modo. Al centro c'era un
cortile lastricato, attorno al quale si trovavano il bagno, la
cucina, il tempietto e altre stanze. Ma ciò che ci interessa di più per la storia dei
patriarchi è la scoperta delle case di Ur, la quale è poco nota e
merita di essere raccontata in dettaglio .
L’archeologo Woolley
trovò dunque a Ur due aree urbane abbastanza ben conservate,
risalenti intorno al 1740 a.C., epoca in cui Ur fu distrutta da un
re babilonese della 1° dinastia amorrita. Presumendo che la
famiglia di Abramo abbia lasciato la città circa un secolo prima
di questo evento, la conoscenza di queste case e della vita che vi
si svolgeva sarà per noi di estremo interesse.
Woolley riuscì a
fare la pianta di molte strade, case, negozi e tempietti inseriti
nell'abitato. In una tipica casa della città, la porta sulla
strada si apriva su un piccolo atrio, dove solitamente si trovava
una giara d'acqua perché potesse lavarsi i piedi chi arrivava. Una
porta laterale dava su un cortile, attorno al quale c'erano varie
stanze, tra cui dispense, gabinetto e cucina. Nella cucina c'era
spesso un pozzo, un tavolo di mattoni, un forno, macine per la
farina, oltre a tegami e vasi lascia ti dagli ultimi proprietari.
Una stanza al centro di un edificio poteva essere la sala di
ricevimento. I mobili non si sono conservati. Le incisioni, le
raffigurazioni su sigilli di pietra e i modelli di argilla,
probabilmente giocattoli, rappresentano tavoli e sedie pieghevoli,
cesti di vimini, lettiere di legno e tappeti che rendevano
confortevoli le case.
Nelle case più grandi ci poteva essere
una stanza separata dalle altre che serviva da tempietto. In un
angolo si trovava un altare fatto con mattoni di fango intonacato
con cura. Vicino c'era una sorta di focolare con una canna fumaria
che arrivava fino al soffitto e forse serviva per bruciare
l'incenso, e una panca fatta con mattoni di fango che serviva da
tavolo per le tazze delle bevande e i piatti di cibo. Niente ci
rivela che tipo di culto si praticasse nelle case; ma forse i
proprietari facevano offerte, pregavano gli dèi protettori della
famiglia e commemoravano gli antenati. Il culto familiare è
dimostrato in venti case sulle sessantanove scavate. In stanze a
volta sotto il pavimento si trovavano le camere funerarie, che
potevano contenere dieci o dodici persone, spingendo da parte
quelle sepolte prima, per far posto alle più recenti. Le tavolette
d'argilla lasciate nelle case, a volte in stanzette riservate
all'archivio, dicono cosa facevano gli abitanti della casa. Tra di
loro c'erano commercianti che giungevano fino a sud nel Golfo
Persico, ad est in Persia e a nord—ovest sul fiume Eufrate fino in
Siria. In città c'erano uomini d'affari, sacerdoti e altri addetti
al servizio dei templi. I loro documenti riguardano acquisti e
vendite di case e terre, di schiavi e merci, adozioni, matrimoni
ed eredità, e tutti gli affari di una città
operosa. In qualche casa si sono trovate
parecchie tavolette di tipo differente. Su palline d'argilla a cui
si faceva assumere la forma di focaccia, i ragazzi copiavano la
scrittura degli insegnanti per imparare i segni cuneiformi. La
fase successiva consisteva nel copiare le iscrizioni dei primi re,
oppure gli inni e le preghiere agli dèi e alle dee, oppure i miti
e le leggende dei tempi antichi. Noi conosciamo la letteratura
sumerica e babilonese proprio per merito dell'attività di quegli
insegnanti e dei loro scolari. Per aiutarli a imparare l'antica
lingua sumerica utilizzavano delle tavole dei verbi, e per
l'aritmetica avevano tavole del le radici quadrate e
cubiche.
Gli abitanti che vissero ad Ur dal 2100 al 1700 a.C.
godevano un elevato livello di vita nella loro città prosperosa.
Non stupisce quindi che si sentissero superiori ai nomadi del
semideserto, situato oltre l'area bagnata dal fiume Eufrate. I
nomadi erano chiamati Amorriti e pare che fossero originaridella
Siria. Arrivavano così numerosi che i re di Ur costruirono delle
mura per fermarli. Arrivarono però molti altri Aborriti che
oltrepassarono le mura e, intorno al 2000 a.C., misero fine al
dominio di Ur su Babilonia. A poco a poco i nuovi arrivati
accettarono la vita di città e in luoghi come Ur vissero accanto
agli abitanti originari. Quegli Amorriti parlavano una lingua che
somigliava all'ebraico, più che al babilonese, ma gli scribi
conservarono il babilonese, perché era una lingua più
rispettabile. Hammurabì, il famoso re di Babilonia, apparteneva a
una famiglia amorrita.
II nome di Abramo e quelli della sua
famiglia sono molto simili ai nomi amorriti. Da Gen 11:27-31 si
arguisce che Abramo nacque ad Ur dei Caldei: i suoi primi anni di
vita si collocano dunque in questo ambiente. (In Ezech 16:3
troviamo, a proposito di Gerusalemme: "Tuo padre era un Amorreo").
Da Gen 12:1-4 sembrerebbe di capire che Abramo ricevette la
chiamata di Dio quando era a Charan. Ma in Gen 15:7, quando Abramo
è ormai arrivato in Canaan, Dio gli dice: "Io sono l'Eterno che
t'ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti questo paese, perché
tu lo possegga". Dobbiamo dunque ritenere che il piano divino per
la vita di Abramo avesse già preso le mosse da Ur. E alla
chiamata, la svolta per Abramo fu radicale. Egli lasciò la città
raffinata, con la sua sicurezza e le sue comodità, per diventare
un nomade disprezzato. Il passo di Ebr. 11:8-10 sottolinea il
punto chiave di quella risposta sorprendente: "Per fede Abramo,
essendo chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli aveva
da ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava. Per fede
soggiornò nella terra promessa , come in terra straniera, abitando
in tende con Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa
promessa, perché aspettava la città che ha i veri fondamenti e il
cui architetto e costruttore è Dio".