I genitori ebrei ritenevano che avere molti figli fosse un segno della
benedizione di Dio (Deuteronomio 28,4). Più bambini c'erano meglio era,
specialmente se maschi. Se una donna era senza figli, le persone si prendevano
gioco di lei, o la commiseravano.
- LA NASCITA
Quando una donna incinta era prossima al parto, si chiamava a casa sua
l'ostetrica (Esodo 1,15-19). La nascita aveva luogo in casa; non c'erano
ospedali come li conosciamo noi.
Il neonato veniva innanzitutto lavato, e poi strofinato con sale, acqua e
olio. Si pensava che ciò facesse bene alla pelle del bambino. Dopo aver ricevuto
questo trattamento, il bambino veniva fasciato molto strettamente con strisce di
tessuto. Si pensava che così facendo si aiutassero la gambe e le braccia del
bambino a crescere diritte.
Quando un maschietto aveva otto giorni, aveva luogo una speciale cerimonia,
chiamata circoncisione. Gli veniva tagliata la pelle sporgente del pene, come
segno che il bambino era entrato nell'alleanza con Dio (Genesi 17,10).
IL NOME
Circa nello stesso tempo, era dato il nome al bambino (Luca 2,21). I nomi
erano molto importanti, e ogni nome aveva il suo significato. Per esempio,
Davide significa "amato", e Sara significa "principessa".
L'INFANZIA
Non appena i bambini erano abbastanza grandi, dovevano aiutare a svolgere le
faccende domestiche. Occorreva fare le pulizie, andare a prendere l'acqua e
badare agli animali.
Quando il bambino aveva circa tre anni, il padre iniziava a insegnargli i
racconti della legge di Dio. In seguito gli insegnava il suo mestiere o il suo
lavoro. Giuseppe insegnò a suo figlio Gesù il suo lavoro di falegname.
LA CRESCITA
Quando un ragazzo raggiungeva l'età di tredici anni, era considerato come un
uomo. Questa tappa della sua vita veniva celebrata con una speciale cerimonia.
Gesù aveva dodici anni, quando si recò al Tempio di Gerusalemme con i suoi
genitori per la sua ultima Pasqua di bambino (cf Luca 2,41-49). Per i ragazzi
ebrei oggi vi è una cerimonia chiamata Barmitzvah, quando hanno circa tredici
anni. Dopo possono andare alla sinagoga come adulti.
GIOCATTOLI E GIOCHI
I bambini non avevano molti giocattoli. Abitualmente si divertivano con
bastoncini (birilli), dadi, sonagli fatti con cocci di stoviglie rotte. I
bambini preferivano i giochi all'aperto, e le bambine avevano bambole di
terracotta con vestitini di stoffa. Gesù parla dei bambini che giocano per le
strade; sembrano giochi di danze (cf Matteo 11,16-17).
LA SCUOLA
Ai tempi di Gesù non vi erano scuole propriamente dette. I genitori
insegnavano ai bambini tutto quello che sapevano. Parlavano loro delle feste
religiose, quali la Pasqua, e del loro significato.
Però si insisteva perché i bambini al di sopra dei sei anni andassero a
scuola alla "casa del libro". L'insegnante era pagato dalla sinagoga, il luogo
di ritrovo degli Ebrei. I bambini imparavano a memoria brani delle Scritture, si
insegnava loro a leggere e scrivere.
LE LEZIONI
Le lezioni duravano soltanto quattro ore circa al giorno. Dopo le lezioni del mattino vi era una lunga pausa prima delle lezioni pomeridiane, che
iniziavano circa alle tre del pomeriggio. Le lezioni però si svolgevano durante
tutto l'anno, non vi erano vacanze.
L'insegnante leggeva seduto a gambe incrociate su una piccola piattaforma di
fronte alla classe. Davanti a lui c'era un piccolo scaffale con i rotoli
contenenti parti delle Scritture. I bambini si sedevano sul pavimento di fronte
all'insegnante, tutti stavano in un'unica aula, qualunque fosse la loro età.
Scrivevano su tavolette di legno ricoperte da un sottile strato di cera,
servendosi di bastoncini appuntiti con cui incidevano segni nella cera.