LA STRUTTURA DELL'ANTICO TESTAMENTO
 
Non è bello il termine “Testamento”. La Bibbia non è il libro di uno che è morto e che ha lasciato un testamento. E' il libro del Dio vivente che fa la Storia, che vive dentro di noi! Sarebbe meglio dire Antico Patto e Nuovo Patto. Abbiamo già visto che la prima parte, l'Antico Patto o Testamento, veniva chiamato Legge e Profeti; una suddivisione più dettagliata era "Legge di Mosè, Profeti e Salmi" (Lu 24:44).
Una testimonianza "esterna" sulla natura e struttura dell'Antico Testamento la troviamo nello storico ebraico Giuseppe Flavio (37-100 d.C.; v. TAV. I):
a) "Noi non abbiamo decine di migliaia di libri discordanti tra loro e contraddicentisi l'un l'altro, ma solamente ventidue, che contengono la storia di tutto quanto è avvenuto nel tempo, storia che è stata giustamente ritenuta divina. E di questi, cinque sono i libri di Mosè, che contengono le leggi e la tradizione dalla creazione dell'uomo fino alla morte di Mosè... Dalla morte di Mosè al regno di Artaserse, successore di Serse, re della Persia, i profeti che succedettero a Mosè scrissero quello che fu fatto in tredici libri. I rimanenti quattro libri contengono inni a Dio e consigli agli uomini per la condotta da tenersi nella vita".
 b) "Da Artaserse fino ai nostri tempi ogni cosa è stata registrata, ma non si sono ritenuti degni questi scritti della stessa fiducia accordata a quelli precedenti, perché la precisa successione dei profeti era cessata”.
c) "Ma quale sia la fede che riponiamo negli scritti che abbiamo si rivela nella nostra condotta; perché per quanto sia passato così tanto tempo nessuno ha osato sia aggiungere ad essi alcuna cosa, sia togliere alcunché da essi, o alterarli in alcun punto. Ma in tutti i Giudei è istintivo fin dal momento della nascita considerarli come comandamenti di Dio, conformarsi ad essi e, se è necessario, morire per essi".
(Giuseppe Flavio, Contra Apionem, I, 38-42).
Quanto al punto a), è facile arguire che le tre suddivisioni indicano che la Legge, i Profeti e gli altri Scritti furono inclusi nel cànone in tre momenti successivi. La suddivisione in dettaglio era probabilmente la seguente: i cinque libri o rotoli di Mosè, da Genesi a Deuteronomio (Pentateuco); i tredici libri dei profeti (Giosuè, Giudici-Rut, Samuele, Re, Isaia, Geremia-Lamentazioni, Ezechiele, i Dodici Profeti minori, Giobbe, Daniele, Esdra-Neemia, Cronache, Ester); i quattro libri di canti e precetti (Salmi, Proverbi, Ecclesiaste, Cantico dei Cantici).
Il punto b) indica poi la data della chiusura della raccolta (epoca di Artaserse, 464-423 a.C.), e la ragione di questa chiusura: "la precisa successione dei profeti era cessata". Malachia scrisse nel periodo 460-430 a.C., dicendo, come ultimo profeta scrivente: "Oracolo, parola del Signore... Ricordatevi della legge di Mosè, mio servo, al quale io diedi sull’Oreb, leggi e precetti per tutto Israele. Ecco, io vi mando il profeta Elia, prima che venga il giorno del Signore...” (Ml 4:4-5). 
(Dunque, gli Ebrei aspettavano l'arrivo di Elia, e lo aspettarono per 400 anni..., e quando finalmente si presentò Giovanni Battista, lo interrogarono ansiosi chiedendogli: “Chi sei, sei Elia?”, cfr. Gv 1:21).
Che il canone dell'Antico Testamento fosse più o meno compiuto intorno al 400 a.C. ce lo indica anche un brano del 2° libro dei Maccabei (apocrifo, scritto nei primi decenni del I sec. a.C.): "... si descrivevano le stesse cose nei documenti e nelle memorie di Neemia e come egli, fondata una biblioteca, curò la raccolta dei libri dei re, dei profeti e di Davide e le lettere dei re intorno ai [loro] doni. Anche Giuda [Maccabeo] ha raccolto tutti i libri andati dispersi per la guerra che abbiamo avuto, e ora si trovano presso di noi" (2 Mac  2:13,14).
 
UNA SPIEGAZIONE PER IL CANONE

 

“Abbiamo visto che quello che noi chiamiamo Antico Testamento era suddiviso in tre parti: Legge, Profeti e (altri) Scritti. In tutto erano ventidue (o ventiquattro) libri. In che lingua erano stati scritti questi libri, da molti scrittori diversi, nel corso di vari secoli? In ebraico. L'ebraico lo conosceva solo il popolo ebreo, gli altri no. Quindi erano libri solo per questo popolo. Tutti i libri scritti in ebraico sono qui, nell'Antico Testamento? No, il popolo ebraico ha scritto tanti altri libri che qui non ci sono. Come facciamo a saperlo? Perché leggendo questi libri, ogni tanto si trovano citazioni. Si scopre così che gli Ebrei hanno scritto tantissimi altri libri, che non ci sono più. Perché? Perché non tutti i libri erano ispirati da Dio! Si sono conservati solo quei libri che avevano per scopo di rivelarci Gesù, che erano ispirati da Dio e servivano all'unità del popolo; gli altri si sono perduti. Così noi leggiamo per esempio che c'era un libro del profeta Natan e un altro del veggente Jeddo (2 Cr 9:29). Dove sono andati a finire? Non li abbiamo più perché non erano ispirati!"1.
Certo, un'affermazione di questo genere presume che Dio nella sua sovranità abbia fatto sorgere uomini disponibili a raccogliere la sua rivelazione, capaci di scriverla e in questa maniera servire il suo popolo; e inoltre presume che allo stesso tempo lo Spirito di Dio sia stato attivo anche nel far ricevere e conservare dal popolo questi scritti, e trasmetterli alle generazioni successive. L'accettazione di un testo come "Scrittura" fu dovuta senz'altro ad un dinamico intreccio fra l'attività dello Spirito e l'attività dell'uomo. Uomini hanno scritto sotto la spinta dello Spirito (2 P 1:21), ed altri hanno riconosciuto l'origine dei loro scritti sotto la guida dello Spirito. Forse non potremo mai andare più in là di così nella nostra ricerca di una spiegazione della formazione del canone.
Cenni sulle tre parti dell'Antico Testamento
“Al tempo del re Giosia (circa 620 a.C., 2 Cr 34:14 ss), avvenne un fatto straordinario: la Legge di Mosè, cioè i primi cinque libri della Bibbia, si erano perduti, non li trovavano più! E improvvisamente, quando Giosia fece mettere in ordine il Tempio, là nel Tempio, dove dovevano essere conservati, li ritrovarono! Quindi abbiamo una prima importante notizia: che il primo gruppo di libri già finiti e considerati "sacri" era  la Legge di Mosè, ossia il Pentateuco. Qual è la personalità centrale dei cinque libri del Pentateuco? Sono di Mosè non nel senso che Mosè li abbia potuti scrivere; non li può aver potuti scrivere tutti e cinque. A parte il fatto della descrizione della sua morte, in questi libri si parla di alcune località poste "al di là del Giordano" come di luoghi dove si trovava Mosè; ma quest'espressione non poteva essere adoperata da Mosè, che non attraversò mai questo fiume. (Cfr. specialmente De 4:41,46,47,49). Il Diodati, convinto che Mosè ne fosse l'autore, ha alterato il testo traducendo "al di qua dal Giordano". La Riveduta, la Nuova Diodati e la Nuova Riveduta portano invece, correttamente, "al di là". Comunque, quello della redazione del Pentateuco è di gran lunga l'argomento più dibattuto nel campo degli studi sul testo biblico. Ma questo non ci deve turbare. Lo stesso Pentateuco dice che Mosè aveva scritto molte cose (Es 17:14; 24:4; 34:27; Nu 33:2; De 31:9, 22, 24). Quindi il libro raccoglie i vecchi scritti di Mosè, anche se non è necessariamente da intendere che il legislatore ne abbia scritto ogni singolo versetto. La personalità che emerge è quella di Mosè, che aveva raccolto la Legge di Dio. Ecco perché questi primi cinque libri venivano indicati come Legge di Mosè, o addirittura come "Mosè" (cfr. Mt 22:40; Lu 16:29).
La seconda parte dei libri che noi chiamiamo Antico Testamento era formata dai Profeti. Questi però comprendevano anche una parte dei libri che noi consideriamo "storici". Infatti, secondo la Bibbia, chi sono i profeti? Non sono (o non sono soltanto) quelli che predicono il futuro. Sono soprattutto quelli che parlano da parte di Dio. Spesso i profeti non predicevano niente, ma annunziavano delle cose che stavano avvenendo, dandone una spiegazione secondo il pensiero di Dio. A volte quello che dicevano i profeti non si riferiva soltanto alla loro generazione; essi stessi non capivano la portata delle loro affermazioni. In tal caso l'ispirazione agiva in duplice modo: quella che il profeta aveva da Dio per il suo tempo, e quella che aveva da Dio per il nostro e per tutti i tempi. Spesso quello che era solo per il loro tempo non è stato conservato; quello che è importante per noi, e quello che porta a Gesù Cristo si è invece conservato. Isaia nel cap. 53 prevede tutta la morte di Gesù perfettamente, racconta le sofferenze di Gesù meglio dei Vangeli, perché lo Spirito Santo l'aveva illuminato su quello che sarebbe avvenuto. Molti si sono dati da fare per scoprire se il libro di Isaia è stato scritto da un solo autore, oppure da tre autori. Ma forse è una ricerca superflua. L'importante è sapere che il libro di Isaia è stato scritto dallo Spirito di Dio, che è stato lo Spirito di Dio ad ispirarlo. Se poi il libro è stato formato in cinque anni o in cinquanta anni, se è stato scritto da un solo autore o da più autori è poco importante; è importante quel che dice, è importante il messaggio che ha, è importante quello che ci può portare dentro.
Della sezione dei "Profeti" fanno parte anche parecchi libri "storici". Chi li ha scritti, e quando? Non lo sappiamo con esattezza, ma non è una cosa importante. Per esempio, chi ha scritto il libro di Samuele, se Samuele era già morto? Non è certo Samuele. Non sappiamo chi l'abbia scritto. Possiamo immaginare che il redattore di questa parte di libri sia stato Esdra, ma non ne siamo sicuri. Sono tante e tante mani ignote che però sembrano una sola mano, perché l'ispiratore era uno solo. Quindi anche se erano uomini diversi, con personalità diverse, c’è un’unità che nasce non dal fatto che lo scrittore sia uno solo, ma dal fatto che è stato lo Spirito Santo ad illuminarli nello stesso modo." (Maselli, op.cit.).
Il terzo gruppo di libri è quello degli Scritti. In questa sezione venivano inclusi, in certi periodi della storia ebraica, anche alcuni libri che prima abbiamo considerato tra i Profeti (Esdra, Neemia, Daniele, Giobbe, Ester, Rut, Lamentazioni). La suddivisione tra Profeti e Scritti non è stata sempre la stessa. La parte principale di questa sezione è costituita dai Salmi (infatti talvolta essa veniva indicata come "i Salmi", cfr. Lu 24:44). La composizione del libro dei Salmi, o Salterio, richiese un lungo periodo di tempo. Dal Salmo 90, che viene attribuito a Mosè (e che forse possiamo considerare come il più antico), al Salmo 137 (quello dei musici ebrei sulle sponde dell'Eufrate), passano certamente circa 700 anni. In certi periodi coesistettero più raccolte; ciò è provato dai salmi che si ripetono, quasi senza varianti (per es.: Salmo 14 = Salmo 53; Salmo 40:13-18 = Salmo 70; Salmo 57:7-11 + Salmo 60:5-12 = Salmo 108). Fu quindi necessario un notevole lavoro di redazione, per accogliere e scartare, e per conferire al Salterio l'attuale struttura, col Salmo 1 che fa da prefazione all'intera raccolta e il Salmo 150 che serve da dossologia finale. E ovviamente, in tutto questo lavoro, dobbiamo ancora una volta riconoscere l'azione dello Spirito Santo che "spinse" nel corso dei secoli sia gli autori che i redattori.
La Versione dei “Settanta”
Intorno al 250 a.C. successe che gli Ebrei non scrivevano più in ebraico; e intanto gli Ebrei si erano sparpagliati in tutto il mondo. E c'era gente attorno agli Ebrei che voleva conoscere i libri ebraici, e non poteva perché non sapeva leggere l'ebraico. Allora che cosa si decise di fare? La prima decisione, che venne dal di fuori, fu quella di alcuni saggi ebraici che abitavano ad Alessandria d'Egitto, i quali furono persuasi dal Faraone Tolomeo di tradurre la Bibbia nella lingua universale di allora, il greco. E non il greco dei dotti, ma il greco del popolo, la koinè. Si dice che questi sapienti che si misero a tradurre la Bibbia fossero settanta (da qui il nome "Settanta" dato alla loro traduzione). Questa versione dell'Antico Testamento era di uso corrente al tempo di Gesù e degli Apostoli; quasi tutte le citazioni dell'Antico Testamento fatte dall'Apostolo Paolo nelle sue lettere sono tratte da tale versione.  Essa fu dunque usata ed adottata dalla chiesa cristiana primitiva come versione riconosciuta dell'Antico Testamento, e per tale motivo fu rigettata dai Giudei (che nel 150 d.C. fecero fare una nuova traduzione in greco).
Oggi conosciamo la "Versione dei Settanta", ossia l'Antico Testamento tradotto in greco, attraverso quattro grandi manoscritti del IV e V secolo d.C.; essi sono: il Codice Sinaitico e il Codice Alessandrino (entrambi al British Museum di Londra), il Codice Vaticano (conservato nella Biblioteca Vaticana di Roma), e il Codice riscritto di Efrem (conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi), di cui parleremo diffusamente più avanti. Questi Codici non erano ancora stati scoperti quando il Diodati fece la traduzione della Bibbia in italiano, all'inizio del 1600. Egli poté attingere soltanto ai manoscritti ebraici, i più antichi dei quali risalgono soltanto al IX e X secolo d.C. 
I libri Apocrifi, o Deuterocanonici 
Mentre ad Alessandria i settanta sapienti facevano la loro traduzione, in Palestina succedeva un fatto gravissimo: un re greco, Antioco Epifanio, aveva contaminato il Tempio, introducendovi un idolo. Ci fu così una rivolta da parte di una famiglia, la famiglia dei Maccabei. Questi Maccabei a loro volta cacciarono Antioco Epifanio e ricrearono il regno di Giuda. Così si affiancarono ai libri ebraici altri libri di propaganda per i Maccabei, che si stavano scrivendo in quei giorni. Servivano soprattutto per far conoscere la storia dei Maccabei in tutto il mondo. Questi libri erano scritti in greco. Altri se ne aggiunsero nel corso del secondo e primo secolo a.C.  La parola "Apocrifi" significa "nascosti", cioè sospetti a causa della loro origine incerta e del loro incerto valore; la parola “Deuterocanonici" significa facenti parte di un "secondo canone", di una seconda raccolta. Le Bibbie cattoliche includono nell'Antico Testamento i libri di Tobia, Giuditta, i due primi libri dei Maccabei, Sapienza, Ecclesiastico o Siracide, e Baruc, oltre a qualche altra aggiunta, e li chiamano deuterocanonici. Le Bibbie protestanti non li contengono, seguendo in questo la posizione degli Ebrei, che li hanno respinti.
Gli Apocrifi non sono tutti dello stesso valore. Alcuni contengono dei nobili passi, che ricalcano porzioni contenute in altri libri dell'Antico Testamento; in altri è invece evidente la mancanza della "spinta" dello Spirito, come ad esempio nella chiusa del Maccabei: "Così andarono le cose riguardo a Nicanore e, poiché da quel tempo la città è rimasta in mano agli Ebrei, anch’io chiudo qui la mia narrazione. Se la disposizione dei fatti è riuscita scritta bene e ben composta, era quello che volevo; se invece è riuscita di poco valore e mediocre, questo solo ho potuto fare" (2 Mac 15:37,38).
 
IL CONCILIO DEI RABBINI DI JAMNIA (90 d.C.)

 

Abbiamo prima considerato che la canonicità dei libri dipendeva dalla divina autorità (ispirazione) dei loro autori e che la loro accettazione avvenne per comune consenso. Nessuna autorità disse, nel corso dei secoli, "questi sono i libri". Ma tutti lo sapevano! Tuttavia una decisione ufficiale fu presa dai rabbini del Concilio di Jamnia, nel 90 d.C., mettendo un punto finale alle discussioni, e risolvendo in particolare il problema degli "apocrifi", che furono respinti. La decisione del Concilio di Jamnia viene giudicata "ispirata da Dio" in campo evangelico, pur dichiarando alcuni che nessuna autorità umana fu mai delegata o autorizzata a stabilire quali fossero e quali non fossero i libri sacri.
Secondo gli studiosi più radicali dunque, l'Antico Testamento si sarebbe fatto da solo, si sarebbe raccolto da solo, e gli Ebrei lo avrebbero riconosciuto quando non c’era più un popolo ebraico come entità. (Osserviamo che Gerusalemme fu distrutta nel 70 d.C. mentre il Concilio di Jamnia è dell'anno 90 d.C.). In effetti però  -  e lo dice anche l'Apostolo Paolo  -  ad Israele erano state affidate “le rivelazioni di Dio" (Ro 3:2). Gesù a suo tempo aveva detto: "Gli Scribi e i Farisei siedono sulla cattedra di Mosè: fate dunque ed osservate tutte le cose che vi diranno" (Mt 23:2,3). Dicendo questo, Gesù non intendeva certo approvare il comportamento dei Farisei (infatti subito dopo aggiunge: "ma non fate secondo le loro opere"). Però Gesù indubbiamente riconobbe la competenza dei Farisei nell'enunciare regole e princìpi. Ora dobbiamo osservare che il canone approvato a Jamnia fu proprio quello che riconoscevano i Farisei, e che era stato seguito dallo stesso Gesù e dagli Apostoli.
E quanto ai libri "apocrifi", sappiamo con certezza che a Jamnia gli Ebrei li avevano definitivamente esclusi dal canone. Questo dovrebbe farci riflettere sull'opportunità di pubblicarli annessi agli Scritti Sacri: per lo meno, bisognerebbe tenerli nettamente separati.