I PIU' ANTICHI MANOSCRITTI DEL TESTO EBRAICO DELL'ANTICO TESTAMENTO

Nessun manoscritto esistente dell'Antico Testamento  -  a parte alcuni Rotoli del Mar Morto, scoperti nel 1947  -  può essere fatto risalire a prima del IX secolo dell’era cristiana. Si vede perciò che tra l'epoca in cui furono completati gli ultimi libri dell'Antico Testamento (V - IV secolo a.C.) e le più antiche copie in nostro possesso passano oltre 1300 anni. Un vero abisso! Di fronte a questa situazione di fatto, l'uomo della strada potrebbe aumentare il suo scetticismo riguardo alla possibilità di appurare che cosa abbiano in realtà scritto e che cosa abbiano voluto intendere gli scrittori che i credenti ritengono ''ispirati''. Vedremo più avanti che tra i Rotoli del Mar Morto si trovano alcuni manoscritti biblici anteriori di quasi 1000 anni rispetto a quelli prima conosciuti. Ma torniamo ora ai manoscritti già noti in precedenza: essi vanno dal IX al XIII secolo e superano ampiamente il migliaio. Tali manoscritti contengono quello che è noto agli studiosi come Testo Masoretico. I Masoreti (da Masora = tradizione) erano dei rabbini ebrei che in epoca cristiana (a partire dal Il secolo d.C.) si preoccuparono di scegliere e fissare un testo, per poterlo tramandare inalterato ai posteri. Intorno al VII - VIII secolo essi fissarono addirittura la pronuncia, indicando le vocali, con un sistema di complicati segnetti posti sopra e sotto le consonanti ("puntuazione"). Nel lavoro di copiatura, i Masoreti furono anch’essi molto meticolosi: contavano le lettere, e non appena una copia era terminata, la confrontavano accuratamente parola per parola con il modello. Gli studiosi hanno messo a confronto gli oltre 1000 manoscritti pervenutici (lavoro di "collazione”), registrando anche le più minute varianti di vocalizzazione da un manoscritto all'altro. Ebbene, questo lavoro formidabile ha dimostrato che le differenze derivano quasi sempre da distrazioni o da errori di copisti: varianti vere e proprie, che alterino il senso del testo, non ne esistono. E questo è un risultato davvero sorprendente! (Dai manoscritti del IX secolo d.C. contenenti il Testo Masoretico fu tratta la traduzione del Diodati, nel XVII secolo: il Diodati era un profondo conoscitore dell'antico ebraico, e utilizzò direttamente il testo originale dell'Antico Testamento anziché la Versione Latina chiamata "Vulgata", di cui parleremo in seguito).

I ROTOLI DEL MAR MORTO

Tra i Rotoli trovati nelle grotte di Qumran nel 1947 sono soprattutto importanti per le nostre notizie sul testo biblico i due rotoli di Isaia, uno dei quali contiene tutto il libro di questo profeta (è un rotolo composto di fogli rettangolari di pelle cuciti l'uno all’altro, e lungo oltre 7 metri). E' stato accertato che i rotoli di cui stiamo parlando risalgono al Il - I secolo a.C. Quindi con la loro scoperta è stato fatto un balzo all'indietro di oltre 1000 anni nella direzione dei testi originali. E' comprensibile quindi come gli studiosi biblici si siano messi con impegno a confrontare il Testo Masoretico già noto di Isaia con il testo che emergeva dai rotoli del Mar Morto, per scoprire eventuali varianti. Sui risultati di queste ricerche esiste ormai una documentazione vastissima, di cui forniamo qualche dettaglio. Intanto, si è appurato che i due rotoli di Isaia, uno completo e l'altro incompleto, erano diversi l'uno dall'altro. Il secondo dei due, quello incompleto, riproduceva un testo praticamente uguale a quello Masoretico già noto (a parte, ovviamente la puntuazione). Si possono fare al riguardo le seguenti considerazioni: a) contemporaneamente, e nella stessa località, erano conosciute ed usate due forme dello stesso testo; b) il Testo Masoretico dei manoscritti medievali riproduce inalterato un testo analogo di mille anni più vecchio. Questa seconda considerazione, soprattutto, è assai importante, perché dimostra come il testo di un libro biblico sia stato successivamente più volte copiato senza apprezzabili errori o modifiche. Quanto all'altro manoscritto di Isaia ritrovato completo (oggi conservato nel "Santuario del Libro" a Gerusalemme), occorre chiarire in che cosa consiste la "diversità" a cui prima abbiamo accennato. A parte parecchie varianti riguardanti l'ortografia e la forma grammaticale delle parole, sono state rilevate in tutto tredici modifiche di maggiore rilievo. Perché ne possiamo valutare obiettivamente il significato, ne riportiamo qui di seguito un paio a titolo di esempio, tratte da un'indagine fatta dallo Standard Bible Revision Committee.

Isaia 21:8

Traduzioni secondo il Testo Masoretico 

E gridò (come) un leone: "Io sto, Signore, del continuo  nella veletta di giorno..." (Diodati)

Poi gridò come un leone "O Signore, di giorno io sto del continuo sulla torre di vedetta...” (Riveduta)

Poi gridò (come) un leone: "O Signore, di giorno io sto sempre sulla torre di vedetta..." (Nuova Diodati)

 

 Traduzioni secondo il Testo del Rotolo del Mar Morto  1QIsa

La vedetta ha gridato: "Al posto di osservazione, Signore, io sto sempre, tutto il giorno..." (CEI)

 Poi la vedetta gridò: "Signore, di giorno io sto sempre sulla torre di vedetta...”       (Nuova Riveduta, quarta ediz.)

Riportiamo il commento del Burrows, massimo ebraista studioso dei rotoli, (citato con stima anche dal Nuovo Dizionario Biblico di R. Pache). "Come si vede, la differenza sta nelle parole "leone" e "vedetta". Il Testo Masoretico reca "leone", ciò che è sempre stata una croce per tutti i traduttori (che hanno cercato di risolvere il problema aggiungendo "come"). Che cosa però ci stia a fare qui un leone è difficile dirlo; ma la cosa si spiega considerando che le parole ebraiche per "leone" e "colui che vedeva" (ossia "vedetta"), si assomigliano nella grafia e nel suono, sicché uno scriba può averle facilmente scambiate una per l'altra.  Consideriamo ora il secondo esempio:

Isaia 33:8

Traduzioni secondo il Testo Masoretico:

Le strade son deserte, i viandanti son cessati. Egli ha rotto il patto,  ha disdegnate le città...           (Diodati)

Le strade son deserte, nessuno passa più per le vie. Il nemico ha rotto il patto, disprezza le città...          (Riveduta)

Le strade sono deserte, non c’è più alcun passante sulle strade. Egli ha rotto il patto, disprezza le città... (Nuova Diodati)

Traduzioni secondo il Rotolo del Mar Morto 1QIsa

Sono deserte le strade, non c’è chi passi per la via.  Egli ha violato l'alleanza, ha respinto i testimoni...      (CEI)

Le strade sono deserte, nessuno passa più per le vie. Il nemico ha rotto il patto, disprezza i testimoni.    (Nuova Riveduta, quarta ediz.)

Come si vede, le differenze stanno nelle parole "città" e "testimoni". Secondo gli studiosi ciò può essere dipeso dallo scambio tra le consonanti dalet (D) e resch (R), che nella scrittura ebraica si assomigliano. E’ facile constatare che queste varianti, pur essendo importanti per una maggior comprensione del testo e per il ripristino di quello che probabilmente era il "testo originale", dal punto di vista dottrinale hanno un'importanza veramente nulla.

LA VERSIONE GRECA DELL'ANTICO TESTAMENTO DETTA DEI "SETTANTA"

Di questa traduzione in greco, fatta ad Alessandria d'Egitto nel III secolo a.C., abbiamo già fatto cenno in precedenza. Essa era di uso corrente al tempo di Gesù e degli Apostoli, e fu adoperata moltissimo per le citazioni dell'Antico Testamento da tutti gli scrittori del Nuovo. I Vangeli di Marco e di Luca, le epistole di Pietro e quella agli Ebrei seguono tale regola in maniera assoluta, mentre Matteo, Giovanni e Paolo ricorrono anche al testo ebraico, sebbene in via eccezionale. (Paolo cita l'A.T. 82 volte secondo la Settanta, e soltanto due volte secondo il testo ebraico). Il testo della Settanta era praticamente la "Scrittura" letta nelle prime chiese cristiane in tutta l'area di lingua greca (Corinto, Efeso, Filippi, Tessalonica, ecc.). Il fatto però che la Settanta, prima popolarissima nel mondo giudaico, venisse adottata dai Cristiani, ne provocò per reazione la proscrizione da parte dei Giudei. Ciò portò al sorgere di altre traduzioni greche, tra cui ne vanno ricordate tre: quella di Aquila (eccessivamente letterale), quella di Teodozione (praticamente un revisione della Settanta, per avvicinarla un po' di più al testo ebraico), e quella di Simmaco (traduzione in greco elegante, lodata da Girolamo). Purtroppo queste traduzioni non le conosciamo che per gli esigui frammenti rimastici e per le citazioni di scrittori contemporanei (Il secolo d.C.).E' facile comprendere l'importanza che potrebbe avere un paragone tra il testo ebraico e le varie traduzioni in greco, specialmente la Settanta, così frequentemente citata dagli Apostoli. Questa operazione fu fatta da un famoso studioso alessandrino, Orìgene, intorno al 240 dell'era cristiana. Nel corso di dodici anni egli allestì la cosiddetta Esapla (= sestuplice), 50 volumi per oltre 6000 pagine. Era questa una colossale edizione dell’Antico Testamento dove su sei colonne affiancate c’erano il testo ebraico, una traslitterazione del testo ebraico con lettere greche, e le traduzioni in greco di Aquila, Simmaco, i Settanta e quella di Teodozione. In questo lavoro Orìgene rivide con cura particolare il testo della Settanta, che in seguito fu pubblicato a parte. Girolamo, che tradusse la Bibbia in latino (Vulgata), alla fine del IV secolo, poté ancora consultare l'Esapla di Orìgene nella biblioteca di Cesarea. A noi però l'Esapla non è pervenuta, perché la biblioteca di Cesarea fu distrutta durante la conquista araba del 638. Possedere l'Esapla sarebbe un vantaggio enorme oggi per gli studiosi del testo biblico, ma purtroppo, data la mole, non ne erano state fatte copie, e l'esemplare originale andò bruciato. Ci è rimasto però il testo dei Settanta, che si trova, con qualche variante nei già citati grandi codici Alessandrino, Sinaitico, Vaticano, e Riscritto di Efrem. In conclusione: i “Settanta” ebbero certamente a disposizione un certo tipo di testo ebraico, quando fecero la traduzione in greco nel III secolo a.C. Ora, se riscontriamo differenze tra la versione dei Settanta ed il testo ebraico a noi noto (cioè il Testo Masoretico), si può ragionevolmente pensare che il testo usato dai Settanta non era quello Masoretico. E' lecito allora porsi la domanda: Quale dei due testi dobbiamo considerare come "autentico"? Non è possibile avere una risposta globale. Con un paziente lavoro di analisi, gli studiosi cercano di fornire chiarimenti caso per caso. Perché però non si pensi che le differenze tra i due tipi di testo abbiano importanza "dottrinale", riportiamo alcuni esempi, che si commentano da soli.

 1 Re 6:8 

Traduzioni secondo il Testo Masoretico

L'ingresso del piano di mezzo si trovava al lato destro della casa... (Riveduta, N. Riveduta) 

Traduzioni secondo il Testo dei Settanta

La porta del piano più basso era sul lato destro del tempio...  (CEI)

 1 Re 6:22b

Traduzioni secondo il Testo Masoretico

...e ricoprì pur d'oro tutto l'altare che apparteneva al santuario. ( Riveduta, Nuova Riveduta, CEI)

 Nella Settanta invece questa frase è omessa.  In alcuni casi la differenza tra la versione greca dei Settanta e il testo ebraico od aramaico è fortissima, come per il caso del libro di Daniele; evidentemente essa fu fatta su un testo abbastanza diverso, e quindi in tali casi è bene non prenderla in considerazione.
Nota. Molti studiosi ritengono che il testo primitivo dell'Antico Testamento abbia subito nel corso delle successive redazioni e copiature qualche trasposizione di brani. Ciò emergerebbe dai cosiddetti "passi ripetuti"; per esempio:
2 Samuele 22 e Salmo 18;  
Isaia 2:2,4  e Michea 4:1-3; 
Isaia cap 36-39 e 2 Re 18:13 - 20:19;  
Geremia cap 52 e  2 Re  24:18 - 25:30.