I MANOSCRITTI VICINI AGLI ORIGINALI
 
I manoscritti del Nuovo Testamento, conservati nelle varie biblioteche, sono di gran lunga più numerosi che per qualsiasi altra opera letteraria dell'antichità. Inoltre alcuni di essi sono straordinariamente “vicini” agli originali. Consideriamo infatti che per i poeti greci, ad esempio, le copie in nostro possesso sono posteriori agli originali di oltre 1200 anni; nel caso unico del romano Virgilio, I' intervallo scende a 350 anni. Ma per il Nuovo Testamento, è accertato che per qualche frammento questa distanza si abbassa a pochi decenni.
I PIU' ANTICHI MANOSCRITTI DEL TESTO GRECO DEL N.T.

Abbiamo già detto che i manoscritti con testi del Nuovo Testamento sono assai numerosi: essi sono infatti circa 4700. La Tabella alla pagina seguente elenca i più antichi. Alcuni di essi, dei quali daremo qualche cenno, hanno una storia affascinante. Nel 1920 un papirologo inglese acquistò in Egitto numerosi resti di papiri. Durante l'esame e la decifrazione presso la J. Rylands Library di Londra si accertò che uno dei frammenti conteneva, sul fronte e sul retro, parole del Vangelo di Giovanni. Si poté dimostrare che il papiro proveniva da un rotolo scritto in Egitto intorno al 125 d.C.: si trattava dunque del più antico frammento di manoscritto del Nuovo Testamento a noi pervenuto. Nell'ambiente degli studiosi dei manoscritti neotestamentari la scoperta provocò straordinaria sensazione, perché questo frammento costituiva il più antico "testimone testuale" del Nuovo Testamento. Anche per la datazione del Vangelo di Giovanni questo frammento di papiro riveste un'importanza decisiva: se infatti risale al 125 d.C., il Vangelo non poteva essere stato scritto, come diversi studiosi avevano sostenuto, soltanto intorno al 150 o addirittura al 200 d.C. Si deve anzi supporre che sia stato scritto fra il 90 e il 100, perché per arrivare da Efeso, in cui fu scritto il testo originale, all'Egitto, in cui fu eseguita questa copia, si calcola che dovette intercorrere circa una generazione.

DENOMINAZ. LUOGO E DATA DI RITROVAM. EPOCA CONTENUTO
P 52 Papiro       Rylands Medio Egitto, 1920 c.  125 (piccolo frammento) Gv 18:31-33; 18:37 ss
P 66 Papiro Bodmer II Bibliot. di Cologny, pr.so Ginevra, 1956 c.  200 Vang. di Giovanni quasi compl.  Tot. 104 pg.
P 45 Papiro Chester Beatty I 100 km a sud del Cairo, 1930 c.  200  Gran parte dei Vangeli e degli Atti
P 46 Papiro Chest. Beatty II idem c.  220 Gran parte delle lettere di Paolo (86 fogli)
P 47 Papiro Chest. Beatty III  idem  c.  220 Apocalisse 9:10-17:2 (10 fogli)
B   Pergamena Cod. Vaticano attestato a Roma dal 1481 c.  350 Nuovo Testamento (mancano  Eb 9-13; 1 e 2 Ti; Tt; Fi; Ap. Totale 142 fogli, più 617 fogli dell’Ant. Testamento).
ALEPH   Perg. Cod. Sinaitico Monast. S. Caterina sul Sinai 1844, 1859 c.  375 Nuovo Test. completo, più ep. di Barnaba e Pastore di Erma (più gran parte dell’Ant. Test.). Tot. 346 fogli.
A   Pergamena C. Alessandrino attestato ad Aless. nel 1098, dal 1627 a Londra c.  450 Nuovo Test. compl. (salvo poche lacune), più l’ep. di Clemente; più l’Ant. Test. quasi compl.: tot. 773 fogli. 
C   Pergamena Cod. Riscritto di Efrem (Palinsesto)  a Firenze dopo il 1500, poi a Parigi c.  450 Frammenti di tutti i libri del Nuovo Test., tranne 2 Te e 2 Gv, 145 pag.; più 64 pag. dell’Ant. Testamento.
D   Pergamena Cod. Cantabrig. noto a Teodoro di  Beza, amico di  Calvino c.  500 Vangeli ed Atti
D   Pergamena C. Claromont.  idem c.  550 Epistole di Paolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

P 66 (Papiro Bodmer II)

Nel 1956 il professor Victor Martin dell’Università di Ginevra presentò il testo di un codice papiraceo ancora sconosciuto, proveniente dalla biblioteca Bodmer di Cologny presso Ginevra. Secondo ulteriori ricerche (Hunger, Vienna, 1960) si accertò che il manoscritto risale a non oltre la metà del II secolo d.C. E’ dunque fino ad oggi il più antico manoscritto neotestamentario che contenga un “libro” completo. Le 104 pagine conservate intere presentano infatti il Vangelo di Giovanni pressoché completo. Inoltre, per la prima volta il testo biblico non è più scritto su un papiro arrotolato, bensì è disposto in forma di libro, benché il materiale sia papiro e non pergamena come avverrà più tardi.

ALEPH (Codice Sinaitico) 

Nel 1844 il biblista tedesco Tishendorf, in visita al Monastero dl Santa Caterina sul Sinai, riuscì a salvare 129 fogli di pergamena che erano già stati destinati dai monaci ad essere bruciati per il riscaldamento; 43 di essi poté portarli via subito. Egli si accorse che contenevano il più antico testo greco del Nuovo Testamento. In una seconda visita, nel 1853, allorché chiese che cosa ne era stato degli altri 86 fogli, nessuno più ne sapeva niente. Ma nel suo terzo viaggio, nel 1859, l'amministratore del convento gli consegnò un pacco di fogli di pergamena, che oltre agli 86 fogli cercati ne conteneva altri ancora (più di 300!). Tischendorf, in una lettera alla moglie, descrisse la sua reazione di fronte alla scoperta: "Avevo le lacrime agli occhi e in cuore una commozione mai provata...”. Con una lunga e difficile trattativa Tischendorf riuscì a convincere i monaci ortodossi del monastero a donare il prezioso Codice allo Zar Alessandro Il, considerato come il patrono della Chiesa di rito orientale. E il Codice rimase a San Pietroburgo fino al 1933, quando il governo sovietico pensò di disfarsene. Fu allora che venne acquistato dal British Museum di Londra per la somma di 100.000 sterline, raccolte mediante una sottoscrizione popolare. C  (Codice Riscritto di Efrem, Palinsesto) Il termine “Palinsesto” indica un codice che nel passato fu raschiato o scolorito e poi riutilizzato, in modo ricuperare l’alto costo della pergamena. Questo infatti accadde al nostro codice, che nel XII secolo venne raschiato e utilizzato capovolto per trascrivervi le opere (in traduzione greca) del siro Efrem, dottore della Chiesa del IV secolo. Il testo biblico, raschiato ma ancora leggibile, fu identificato solo nel 1843 dal Tischendorf.

LE ANTICHE TRADUZIONI (VERSIONI)

Quando il cristianesimo prese a diffondersi in aree dove non si parlava greco, fu sentita la necessità di tradurre il Nuovo Testamento (e anche l’Antico) nelle varie lingue locali. Alcune di queste traduzioni sono assai antiche (II e III secolo). Le più importanti sono le versioni siriache e latine. La prima versione siriaca è il Diatesseron di Taziano, cioè un'armonizzazione dei quattro Vangeli. Sopravvive oggi in una traduzione araba. La versione completa del Nuovo Testamento in siriaco è nota come Peshitta (= la Semplice) (la Peshitta comprendeva anche la versione dall'ebraico dell'Antico Testamento). Tra le versioni in latino ricordiamo la Vetus Latina (= Antica latina), o Itala (inizio III secolo). (Per l'Antico Testamento era stato utilizzato il testo della Settanta). La più importante versione in latino è però la cosiddetta Vulgata, che Girolamo eseguì a cavallo tra il IV e il V secolo. Per l'Antico Testamento questo insigne studioso si servì del testo ebraico; per il Nuovo Testamento egli sottopose a revisione la precedente Vetus Latina, correggendo i più evidenti errori in base al testo greco e smussando le durezze stilistiche della lingua. Della Vulgata in latino oggi esistono nelle biblioteche circa 8000 manoscritti. Come è noto, essa fu dichiarata nel 1546 (Concilio di Trento)  "testo ufficiale" della Chiesa Cattolica. Tra le varie versioni in lingue locali ricordiamo ancora quelle in lingua copta (II e III secolo), etiopica (IV e V secolo), gotica (IV secolo) e armena (V secolo).

 
IL PERIODO DEI SECOLI BUI E IL MONACHESIMO

Il periodo che va dal V al X secolo (l'Alto Medioevo) è stato definito a ragione il periodo "dei secoli bui". Avvenimenti sconvolgenti si accavallano. Dal 313 il Cristianesimo diventa religione ufficiale dell'Impero (Editto di Costantino), e la sua carica spirituale si offusca di fronte alle ragioni della politica. Poi i Barbari cominciano a varcare i confini dell'Impero e dilagano in Italia. L'Impero si sfascia. Il vescovo di Roma diventa Papa. Gli Arabi, diventati Islamici, si espandono e tentano di conquistare l'Europa. I Cristiani si dividono in due chiese separate, di rito greco e di rito latino. I soprusi e gli egoismi dei ricchi affondano i poveri nella più tremenda miseria. L'ignoranza è pressoché generale e la superstizione dilaga. Si diffondono le eresie. Si susseguono i Concili. Si affermano il culto di Maria e dei santi. Si venerano le immagini, si adorano le reliquie. Quanto alla Bibbia, il popolo analfabeta sa forse solo che esiste, e la considera un libro dotato di strani poteri.  Ma in questo immenso deserto di barbarie, in questa specie di necropoli, dove si erano dissolte le ultime tracce della società antica, viene in evidenza e si espande il più straordinario fenomeno religioso, sociale e culturale del Medioevo: il Monachesimo! In Italia il primo monastero fu quello di Montecassino, fondato da Benedetto da Norcia nel 529. La regola stabilita da Benedetto era "ora et labòra", cioè prega e lavora. Sono note tutte le benemerenze che i Monasteri ebbero in campo economico e sociale. Ma soprattutto essi ebbero l'enorme merito di salvare e trasmettere ai posteri quel che rimaneva della cultura antica. Furono infatti le biblioteche dei grandi conventi benedettini a conservare e a tramandarci le Orazioni di Cicerone, le Odi di Orazio, le Storie di Tacito, tutte opere che sarebbero andate altrimenti perdute, travolte dalla furia devastatrice dei barbari. E nell'ambito della presente ricerca sulla trasmissione del testo biblico, dobbiamo riconoscere ai monaci il merito di aver copiato e ricopiato anche gli Scritti Sacri, con un lungo, paziente e scrupoloso lavoro. Furono dunque quegli oscuri monaci a compilare i preziosi manoscritti dell'Antico Testamento (in greco) e del Nuovo Testamento, che sono giunti fino a noi.