I
CODICI MINIATI
Abbiamo appena visto che per tutto il periodo medievale le
copie "a mano” dei testi biblici vennero eseguite soprattutto dai
monaci cristiani. Si trattava sia di copie del testo greco del
Nuovo Testamento, sia di copie dell'intera Bibbia nella versione
latina di Girolamo, detta Vulgata. Alcune dl queste
copie assunsero addirittura l'aspetto di capolavori d'arte, perché
vennero impreziosite con le cosiddette miniature. Erano queste
delle minutissime illustrazioni, vero commento figurato del testo.
Esse venivano eseguite con grande perizia da maestri pittori, che
utilizzavano colori squillanti ed ori in abbondanza. Soprattutto
dal IX al XV secolo quest'arte ebbe grande diffusione. I
principali Musei e Biblioteche conservano tuttora parecchi
esemplari di questi capolavori. (A Torino ce ne sono di
bellissimi, alla Biblioteca Nazionale). Ci possiamo chiedere a che cosa servisse tutto ciò. Non
certo a valorizzare il testo biblico nel suo contenuto spirituale.
Era piuttosto un costosissimo segno dl distinzione e di prestigio
per il committente (uno "status symbol", diremmo oggi). Ma si
trattava pur sempre della Bibbia! Presto l'arte della miniatura
sarebbe tramontata, sopraffatta dalle nuove tecnologie. Vogliamo
ricordare uno degli ultimi capolavori, la Bibbia di Borso d'Este: essa fu
scritta e miniata a Ferrara, tra il 1455 e il 1460. Il testo
manoscritto era naturalmente quello latino della Vulgata; ma ciò
che più importa è che ognuno dei 604 fogli di pergamena che
componevano i due volumi fu decorato con fregi minutissirni e
pitture di straordinaria
bellezza. Il prezioso Codice miniato, di valore inestimabile, nel
secolo scorso andò a finire in Svizzera. Per farlo rientrare in
Italia intervenne, negli Anni Venti del nostro secolo, il famoso
Giovanni Treccani (quello dell'Enciclopedia), il quale si riservò
il diritto di farne un numero limitato di copie anastatiche, da
destinare a collezionisti e bibliofili. Oggi l'originale della
Bibbia di Borso d'Este è conservato nella Biblioteca Estense di
Modena, una delle più ricche biblioteche
italiane.
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LA
TRADUZIONE INGLESE DI JOHN WYCLIFFE
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Il latino era caduto via via in disuso nel corso dei
secoli; in certi paesi d'Europa poi non era stato mai parlato dal
popolo. Le persone che frequentavano le chiese non riuscivano a
capire nulla dei testi biblici, quando (e se) questi venivano
letti in latino durante le cerimonie religiose. Le traduzioni della Bibbia nelle lingue parlate "moderne"
si sarebbero sviluppate nei secoli XVI e XVII (vedi paragrafo
7.4); ma non possiamo passare sotto silenzio un precursore del XIV
secolo, John Wycliffe. Era costui un umanista di Oxford, un
antesignano della Riforma in Inghilterra. Intorno al 1380, una
rinnovata comprensione del Vangelo lo indusse a tradurre la Bibbia
nell'inglese parlato dalla gente ordinaria, partendo dalla latina
Vulgata. Di quella traduzione se ne fecero in seguito parecchie
copie a mano, con grande fatica (la stampa non era ancora stata
inventata). (A John Wycliffe si intitola oggi la Missione Mondiale per
la traduzione della Bibbia in tutte le lingue del
mondo).
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LA
GRANDE SVOLTA DEL SECOLO XV -
LA STAMPA A CARATTERI MOBILI
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A Gutemberg, tecnico tedesco, viene attribuita l'invenzione
della stampa a caratteri mobili metallici (chiamati "tipi", da cui
la parola "tipografia"). Era l’anno 1451, e si poteva ben dire che
stava finendo un’epoca. Finalmente, non sarebbe più stato
necessario copiare a mano i testi, con un lavoro lunghissimo e
costoso. Col nuovo metodo, una volta composte le matrici, si
sarebbero ottenute meccanicamente innumerevoli copie, tutte uguali
e a basso costo. Tra le prime opere letterarie sottoposte al nuovo processo
di stampa ci fu naturalmente la Bibbia (nella Versione Latina
“Vulgata”). L'evento si produsse a Magonza, nel 1455;
quell'edizione oggi è nota come la "Bibbia Mazzarina".
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Ci è caro
riportare qui le parole che scrisse il Gutemberg in occasione di
quel grande fatto storico:
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“Dio soffre perché una
grande moltitudine di persone non può essere raggiunta per mezzo
della Parola Sacra; la Verità è prigioniera in un piccolo numero
di manoscritti che racchiudono tesori. Rompiamo dunque il sigillo
che li lega, diamo ali alla Verità! Che essi non siano più scritti
a mano con grandi costi, per mezzo di mani che si affaticano; ma
che essi volino, moltiplicati da una macchina che non si stanca; e
che la Parola di Dio raggiunga tutti gli uomini!".
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Gutemberg aveva capito che la Provvidenza divina l'aveva
fatto partecipe di uno dei più grandi eventi della storia del
mondo. Stava terminando il Medioevo ed iniziava l'Evo Moderno. (La
data convenzionale del passaggio viene posta dagli storici qualche
anno dopo, nel 1492, anno della scoperta dell'America). Comunque,
l'invenzione della stampa fu una svolta enorme, per la civiltà ed
il costume degli uomini, di portata veramente eccezionale,
confrontabile solo con le più grandi innovazioni della nostra era
industriale. E per la diffusione della Bibbia fu l'inizio di un
processo a valanga, che nel corso dei secoli seguenti avrebbe
assunto dimensioni colossali.
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SECOLO XVI - RIFORMA PROTESTANTE E TRADUZIONE DELLA BIBBIA NELLE LINGUE
MODERNE
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E' noto che il motto della Riforma fu: "Sola Grazia, sola Fede, sola
Scrittura”. I Riformatori pensavano che i Cristiani dovessero leggere
direttamente la Bibbia, con la sola guida dello Spirito Santo. Ma la Bibbia
era solo in latino, e per poterla leggere occorreva tradurla nelle lingue
parlate dalle varie nazioni. A parte quindi la traduzione inglese di John
Wycliffe (di cui abbiamo fatto cenno nel paragrafo 7.2.), si può dire che
le traduzioni della Bibbia nelle lingue
moderne d'Europa vanno considerate come diretta conseguenza della Riforma.
Riportiamo qui di seguito alcune delle tappe fondamentali del processo:
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1511 - 1516 - Il monaco tedesco Martin Lutero, leggendo la Bibbia,
specialmente l'Epistola ai Romani (ovviamente in latino), "scopre" la dottrina
della giustificazione per fede.
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1516 - Per ordine del Papa vengono effettuate in Germania delle collette per
la costruzione della chiesa di San Pietro in Roma. Chi offre denaro otterrà il
condono delle penitenze per i peccati commessi (= indulgenze).
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1517 - Lutero entra in aperta polemica con Roma sul preteso "valore" delle
indulgenze (pubblicazione delle "95 tesi" a Wittenberg).
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1521 - Lutero rompe definitivamente con la Chiesa di Roma (Dieta di Worms).
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1522 - Lutero traduce la Bibbia dal latino in tedesco, in modo che i
suoi connazionali la possano leggere.
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1526 - Il cappellano inglese William Tyndale
- che, in contrasto con la
chiesa ufficiale (cattolica), nel 1524 si era recato in Germania dove aveva
conosciuto Lutero -
traduce la Bibbia in inglese corrente, partendo addirittura
dall'ebraico e dal greco anziché dal latino. Poi introduce clandestinamente
copie stampate in Inghilterra, incontrando la fiera opposizione del famoso
Enrico VIII (non ancora staccatosi dalla Chiesa di Roma). Così Tyndale viene
ricercato in Olanda dalla polizia inglese, arrestato con l’inganno, processato
come eretico, legato a una croce, strangolato lentamente e poi bruciato sul
rogo.
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1530 - Vengono ribaditi e codificati da Melantone i principi della Riforma
(Confessione di fede di Augusta).
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1530 - I Valdesi affidano a Pietro Robert, detto Olivetano (parente di
Calvino), il compito di tradurre la Bibbia in francese.
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1535 - La "Bibbia di
Olivetano" viene stampata a Neuchatel (una copia è oggi visibile al Museo
Storico Valdese di Torre Pellice).
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1535 - Si smette di "dire messa" a Ginevra (cioè cessa il culto di rito
cattolico. (Vedere a proposito il graffito nel Castello di Issogne, in Val
d'Aosta, riprodotto qui sotto).
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1536 - Calvino si stabilisce a Ginevra, dove si è sviluppata una comunità
protestante di primaria importanza.
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1536 - 1539 - Calvino pubblica a Basilea
l'Istituzione della Religione Cristiana
(quattro libri che costituiscono la "Summa Theologica" della Riforma).
LA
RICERCA DEL TESTO ORIGINALE GRECO DEL NUOVO TESTAMENTO
Il compito primario dei traduttori del XVI secolo, di cui
abbiamo parlato qui sopra, era stato di rendere accessibili le
Scritture nelle lingue parlate dal popolo. Solo marginalmente si
erano posti il problema dei "testi originali", e spesso avevano
tradotto direttamente dalla Vulgata latina di Girolamo. Tuttavia,
manoscritti nelle lingue originali - ebraico per l'Antico e
greco per il Nuovo Testamento - se ne trovavano in
abbondanza, nei monasteri e nelle biblioteche. Ora, se questi
presentavano una grande uniformità per l'Antico Testamento (Testo
Masoretico ebraico), non così era per quelli del Nuovo Testamento,
in greco, che presentavano molte varianti. A parte semplici errori
od omissioni, talvolta queste varianti avevano una certa
consistenza. In certi casi, sembrava che note di chiarimento e
aggiunte a margine fossero entrate a far parte del testo durante
successive copiature. Ma era poi proprio così? Nel 1516, a Basilea, l'umanista Erasmo da Rotterdam
produsse una edizione a stampa del Testo Greco del Nuovo
Testamento, che secondo lui doveva essere accolta come "Testo
Originale". Oggi noi sappiamo che egli prese come base del suo
lavoro il testo più comune nei manoscritti a sua disposizione, che
in seguito fu poi riconosciuto come "il più recente" dei tipi di
testo in cui ci è giunto il Nuovo Testamento.
Prima di proseguire, occorre acquisire qualche maggior
dettaglio sui Tipi di
testo del Nuovo Testamento, come sono oggi a noi noti (vedere
la Tabella seguente).
Il testo greco adottato da Erasmo venne ristampato nel 1551
dal parigino Stefano, il quale per la prima volta vi introdusse la
suddivisione in versetti (quella che usiamo ancora oggi). Dal
testo stampato da Stefano derivarono la diffusissima traduzione
inglese nota come King
James Version (o Versione di Re Giacomo) e quella italiana di
Giovanni Diodati, di
cui parleremo nel prossimo paragrafo 7.6.
Dal 1624 il testo greco di Erasmo venne ristampato a cura
della famiglia Elzevir (Testo Elzeviro). Questa
famiglia di editori lo enfatizzò dandogli il nome di "Textus
Receptus", che significa Testo Accolto (da
tutti). Questo Testo Accolto, (talvolta chiamato Testo Ricevuto, per una
impropria traduzione del termine "receptus"), rimase quindi a
lungo in uso finché, nel 1872, il Tischendorf propose un'edizione
diversa, basata sul Codice Sinaitico del IV secolo, da lui
scoperto nel Monastero di Santa Caterina sul Sinai (vedi paragrafo
6.2.). Nel 1881, Westcott e Hort, a seguito di un ulteriore
approfondimento degli studi, stamparono ancora un altro testo, che
teneva conto soprattutto del Codice Vaticano, del IV
secolo. E a quel punto, la validità del Textus Receptus, che aveva
tenuto il campo per oltre tre secoli e mezzo, si poteva ritenere
definitivamente tramontata. Nel 1898 viene stampata la prima edizione del Nuovo
Testamento Greco, a cura di Nestle. Il testo è redatto col metodo
del confronto, cioè confrontando e scegliendo con determinate
regole tra i diversi testi esistenti (vengono soprattutto
utilizzati i precedenti lavori di Tischendorf e di Westcott e
Hort). Le successive edizioni vengono via via arricchite con un
"Apparato Critico" posto in calce ad ogni pagina ("apparato
critico" = descrizione del "criterio" seguito per la scelta del
testo proposto, con indicazione di tutte le varianti degli altri
manoscritti). A partire dal 1966, un'altra edizione del Nuovo Testamento
Greco viene allestita da un comitato di studio presieduto da K.
Aland. Oggi il Nuovo Testamento Nestle-Aland è giunto alla
26a edizione, con un Apparato Critico che consente al
traduttore di avere sott'occhio tutte le varianti, in modo che ne
possa eventualmente tenere conto nel corso della
traduzione.
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LE
TRADUZIONI DELLA BIBBIA IN LINGUA ITALIANA
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1532
- Il fiorentino Antonio
Brucioli pubblica l'intera Bibbia, traducendola dall'ebraico e
dal greco. Lo stile è piuttosto pesante. Viene ritenuta in campo
cattolico "una traduzione di tendenza protestante", anche se il
Brucioli non si staccò mai ufficialmente dalla Chiesa Cattolica.
Non ebbe grande diffusione.
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1538
- Il frate domenicano Santi
Marmochino stampa un'edizione in lingua "toscana" (cioè
italiana), che ricalca il precedente lavoro di traduttori che a
loro volta si erano riferiti al Brucioli.
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1555
- Il valdese del Piemonte Giovan Luigi Pascale
stampa un'edizione bilingue (italiano e francese) del Nuovo
Testamento, introducendo per la prima volta in Italia la
suddivisione in versetti. Per il francese si servì della
traduzione di Olivetano, riveduta da Calvino, e per l’italiano
prese come guida la versione del Brucioli, rivedendola sul testo
greco e rendendola più scorrevole. Nel 1560 Pascale viene
condannato a morte dall’Inquisizione.
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1559
- Viene emessa una norma da parte della Chiesa Cattolica,
(ribadita poi nel 1564 dall'Indice), che per leggere la Bibbia in
volgare (cioè in
italiano) occorreva uno speciale permesso scritto del vescovo.
Questa disposizione valeva anche all’estero, per le rispettive
lingue locali parlate dal popolo.
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Secondo
una recente interpretazione di quei fatti in campo cattolico, “le
disposizioni di Paolo IV (1559) e di Pio V (1564) furono frutto di
un eccessivo timore e vennero emesse solo per paura che i pensieri
dei riformatori si facessero strada fra i cattolici” (J.
Scharbert). Come
conseguenza, le traduzioni cattoliche cessarono, e quelle
"protestanti" vennero condannate.
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1562
- A cura di Francesco
Durone viene fatta a Ginevra una revisione della versione del
Brucioli.
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1607
- Finalmente Giovanni
Diodati pubblica a Ginevra una nuova traduzione di tutta la
Bibbia, in lingua italiana, tratta dai testi originali (Testo
Masoretico per l’Antico Testamento, Textus Receptus per il Nuovo
Testamento). Il Diodati conosceva bene soprattutto l’ebraico (era
professore di ebraico all’Università di Ginevra). Per questo la
sua traduzione dell'Antico Testamento viene ancora oggi molto
apprezzata anche in campo cattolico. Inoltre, dal punto di vista
stilistico, la sua versione viene ritenuta uno dei capolavori
della lingua italiana del ‘600.
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1641
- Lo stesso Diodati rivede la sua opera, e ne fa una seconda
edizione con l'aggiunta dei Salmi in rima.
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(La Versione Diodati fu sottoposta ad una revisione in
Inghilterra, a metà del secolo scorso, a cura del Rossetti e del
Guicciardini, e fu diffusa in Italia a cura della Società Biblica
Britannica e Forestiera).
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1780
- L'arcivescovo di Torino Antonio Martini traduce
tutta la Bibbia dal testo latino della Vulgata. L'opera viene
ritenuta dai cattolici un "capolavoro letterario", ed è stata la
traduzione ufficiale della Chiesa di Roma fino alle edizioni
"rivedute sui testi originali", che anche in campo cattolico si
sono sviluppate nel nostro secolo.
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1925
- Il valdese Giovanni
Luzzi traduce la Bibbia dai testi originali, utilizzando per
il Nuovo Testamento il Testo Greco ricostruito attraverso le più
recenti ricerche.
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1925-1934
- Il Luzzi presiede un comitato di revisione della versione
Diodati, utilizzando i risultati da lui acquisiti nella sua
precedente traduzione, e la versione che ne deriva - chiamata la “Riveduta" - viene stampata dalla
Società Biblica Britannica e Forestiera.
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1969
- Viene stampata la edizione Riveduta (detta "del Centenario") munita
dei riferimenti e delle note a pie' di pagina.
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1971
- Seguendo le indicazioni del Concilio Vaticano II, la Conferenza
Episcopale Italiana produce la Versione C.E.I., partendo
dai testi originali. E' la versione usata oggi dalla Chiesa
Cattolica per gli usi liturgici (edizio
princeps).
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La versione C.E.I. era tuttavia già stata preceduta in
campo cattolico da altre versioni dai testi originali, tra le
quali citiamo: Nardoni
(1961), Galbiati
(1964), Mariani
(1964).
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1985
- Esce la Traduzione
interconfessionale in lingua corrente (TILC), prodotta in
collaborazione tra la cattolica Elle Di Ci (LDC) e l’Alleanza
Biblica Universale (ABU).
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1986
- Le Dehoniane di Bologna stampano in italiano la famosa Bibbia di Gerusalemme (BJ)
con le note, utilizzando la versione CEI.
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1991
- L’editrice La Buona Novella di Brindisi stampa la “Nuova Diodati". E' la
versione Diodati riveduta soltanto nella lingua, per avvicinarla a
quella oggi parlata. Essa risente ovviamente del presupposto di
partenza. E’ detto infatti nella prefazione (pag. VII): per il
Nuovo Testamento "il testo critico usato è il Textus Receptus,
quello sostanzialmente seguito dal Dr. Giovanni Diodati e in
seguito pure dai traduttori della King James Version, la versione
della Bibbia che ha avuto maggior uso e diffusione nel mondo
inglese". Questa è certamente una posizione di retroguardia dal punto
di vista culturale, ma il peggio è che in alcuni opuscoli che
hanno accompagnato questa “Nuova Diodati” viene affermato che il
Textus Receptus è l’unico che la Provvidenza divina ha preservato,
mentre gli altri manoscritti scoperti in seguito sono tutti
alterati e corrotti, e pertanto le traduzioni basate su di essi
sono da rigettare!
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1994
- La Società Biblica di Ginevra, dopo vent’anni di lavoro, dà alle
stampe la Nuova Riveduta.
Nella prefazione viene specificato che “essa si colloca nella
linea della tradizione del testo tradotto da Giovanni Diodati nel
1611 a Ginevra, ma allo stesso tempo se ne distingue sia per
l’aggiornamento linguistico, sia per la revisione fatta sulla base
dei manoscritti greci ed ebraici più antichi e prestigiosi, che
non erano disponibili settant’anni fa e ancor meno all’epoca del
Diodati stesso”.
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1997
- La Quarta Edizione della
Nuova Riveduta viene munita di efficaci note e referenze, ed
inoltre accoglie anche alcuni aggiornamenti basati sulle scoperte
archeologiche e sul contributo dei Rotoli di
Qumran.