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LA DIFFUSIONE DELLA BIBBIA NEL MONDO
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Probabilmente la Bibbia è il libro più conosciuto nel mondo; di certo è il più
venduto. Secondo una recente informazione dell'Alleanza Biblica Universale, se
ne stampano ogni anno 500 milioni di copie. Apposite società, con centinaia di
collaboratori, sono all'opera per completare il programma di traduzione in
tutte le lingue del mondo, stimate in circa 2000.
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LA TRADIZIONE: UN PROBLEMA
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Il problema del tradurre però non è
solo un problema di quantità e di mezzi, ma un problema di
qualità. Che cosa bisogna fare per
tradurre la Bibbia? E'
sufficiente conoscere le lingue originali e la lingua parlata nella quale si
vuole realizzare la versione? Sull'argomento sono stati scritti molti libri;
le stesse Società Bibliche cercano di istruire ed indirizzare i traduttori.
Non ci è possibile addentrarci nei dettagli; un volume in francese ha un
titolo assai significativo: "Traduire sans trahir” (Tradurre senza tradire!).
Riassumiamo qui di seguito i metodi e gli scopi che un traduttore della Bibbia
dovrebbe tener presenti; essi sono stati raccolti attraverso le indicazioni di
esperti biblisti che cooperano con varie Case editrici:
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- a) Utilizzare i Testi Originali come
appaiono nelle ultime edizioni a stampa corredate con gli "Apparati Critici".
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- b) Tradurre rispettando e rimanendo
fedeli ai Testi originali.
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- c) Osservare la concordanza
teologico-dottrinale nell'ambito della stessa Scrittura (principio della
"Bibbia attraverso la Bibbia").
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- d) Porre a margine del testo i
richiami ad altri passi delle Scritture ("Referenze').
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- e) Tradurre parola per parola,
rispettando le strutture degli originali.
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- f) Rinunciare alle
parafrasi, cioè alle
interpretazioni libere per maggior chiarezza)
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- g) Non introdurre anacronismi.
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- h) Non contraddire i risultati delle
ricerche storiche, filologiche e archeologiche.
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- i) Evitare gli arcaismi e i
semitismi, utili per lo studioso ma di ostacolo per il lettore comune.
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- l) Interpretare le parole originali
secondo il significato che assumono nel contesto: parole uguali nell'originale
possono (o addirittura devono) essere tradotte con parole diverse.
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- m) Farsi capire dal moderno lettore.
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- n) Ricercare, per quanto possibile,
un buon risultato stilistico. Per le traduzioni in italiano, per esempio,
rispettare la bellezza e l'armonia della nostra lingua.
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Se esaminiamo con un po' di attenzione i criteri sopra elencati, ci apparirà
subito chiaro che mentre alcuni di essi sono
irrinunciabili per tutti quelli che
hanno veramente a cuore la Parola di Dio, altri criteri invece
appaiono in aperta antitesi
tra loro. Un traduttore potrà
quindi pregiarne alcuni a scapito di altri. Per esempio, se ha a cuore la
fedeltà assoluta all'originale, tradurrà parola per parola, pervenendo per lo
più a risultati grotteschi e di scarsa comprensibilità, adatti soltanto agli
addetti ai lavori. Viceversa, se è mosso soprattutto dal desiderio di farsi
capire dal lettore comune, indulgerà facilmente alle perifrasi, introdurrà
anacronismi, e rischierà di alterare la genuinità del testo presentandone una
"interpretazione" piuttosto che una "traduzione". Comunque, dovremmo
considerare che il linguaggio usato non deve essere comprensibile solo alle
persone di una certa cultura. Gesù stesso aveva detto: "Io ti rendo lode, o
Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le
hai rivelate ai piccoli” (Mt 11:25). Nello spirito di tale affermazione
dovremmo accettare che il testo biblico riesca comprensibile al lettore
comune, il “semplice", il "piccolo fanciullo", senza arrivare tuttavia a
“tradire” il testo stesso. Forse ci stiamo rendendo conto di quanto sia arduo
mantenere un giusto equilibrio tra le opposte esigenze sopra elencate, e come
siano facili al riguardo le critiche!
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ALCUNI
ESEMPI DI TRADUZIONI
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Riportiamo alcuni esempi a chiarimento dei "criteri di
traduzione" elencati al paragrafo precedente.
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Genesi
3:15 (Discorso di Dio al serpente)
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- "Porrò inimicizia tra te e la donna, e tra il seme tuo e il
seme di lei. Ella
schiaccerà la tua testa, e tu tenderai insidie al calcagno di lei"
(MARTINI).
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- "Ed io metterò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua
progenie e la progenie di essa; essa (progenie) ti triterà
il capo, e tu le ferirai il calcagno". (DIODATI. Simili sono la RIVEDUTA e la NUOVA
RIVEDUTA).
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- "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e
la sua stirpe; questa
ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno" (CEI).
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"Metterò inimicizia fra te e la donna, fra la tua e la sua
discendenza. Questa
discendenza ti colpirà al capo e tu la colpirai al calcagno"
(TILC).
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Il problema è: chi dovrà schiacciare la testa del serpente?
Secondo il cattolico MARTINI, che tradusse di proposito dalla
Vulgata di Girolamo, sarebbe la donna (identificata ovviamente con
Maria). La traduzione condotta invece sull'originale ebraico, come
aveva fatto il DIODATI e come fanno ormai tutti i moderni,
compresi i cattolici, mostra che invece il pronome va riferito a
"seme" (progenie, stirpe, discendenza), che è maschile in ebraico
(la "progenie" è Gesù!).
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Atti
8:36,37 (Episodio
di Filippo e del ministro etiope).
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- v.
36 - E l'eunuco disse: "Ecco dell'acqua: che impedisce che io non
sia battezzato?
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- v.
37 - E Filippo disse: "Se tu credi con tutto il cuore, egli è
lecito". Ed egli rispondendo disse: "Io credo che Gesù Cristo è il
Figliuol di Dio". (DIODATI).
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Il problema è che il versetto 37 manca in tutti i
manoscritti più antichi: papiro Chester Beatty I, Codice Vaticano,
Cod. Sinaitico, Cod. Alessandrino, Riscr. di Efrem. La DIODATI - e ovviamente la NUOVA DIODATI - invece lo riportano perché
esso si trova nel Textus Receptus. (Anche la traduzione MARTINI lo riporta perché
deriva direttamente dalla Vulgata, dove il versetto era
contenuto). Le altre versioni italiane risultano come segue:
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- La RIVEDUTA
riporta il v.37 a pie' di pagina, dicendo che "manca nei
Manoscritti più antichi".
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- La NUOVA RIVEDUTA
lo riporta nel testo tra “mezze parentesi quadre” (purtroppo
poco visibili), spiegando nella Prefazione (pag. XII) che “le
mezze parentesi quadre racchiudono passi che non figurano nei
manoscritti più antichi”.
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- La CEI non lo
riporta del tutto, spiegando che "il versetto omesso è un'antica
glossa (= aggiunta a margine) contenente una professione di fede
dell'eunuco”.
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- La TILC lo
riporta in nota, così commentando: "Queste parole sono forse l'eco
di un'antichissima liturgia battesimale".
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2
Re 23:29 (Il
faraone Neco e gli Assiri).
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- Al tempo suo, Faraone Neco, re d'Egitto, salì contro il re d'Assiria,
verso il fiume Eufrate. (RIVEDUTA). (Simili sono la
DIODATI e la NUOVA DIODATI).
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L’Archeologia ha tuttavia dimostrato che il Faraone Neco (o
Necao) andò "in soccorso" del re d'Assiria. Ora, si dà il caso che
la preposizione usata nel testo ebraico (“hal”) si presti ad
entrambe le interpretazioni, cioè può significare contro, ma qualche volta
anche verso. Quindi in
questo caso è opportuno scegliere una traduzione che, pur
rispettando la grammatica, non contrasti con i dati
archeologici:
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- Durante il suo regno, il faraone Necao re d'Egitto si mosse
per soccorrere il re
d'Assiria sul fiume Eufrate. (CEI)
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- Durante il suo regno il re d'Egitto, il faraone Necao,
marciò verso il fiume Eufrate, per raggiungere il re
d'Assiria. (TILC)
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- Durante il suo regno, il
faraone Neco, re d’Egitto, andò
a
soccorrere il re d’Assiria, verso il fiume
Eufrate.
(NUOVA
RIVEDUTA, Quarta Edizione 1997).
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Genesi
1:2 (La
creazione).
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- E la terra era
informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell'abisso, e
lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie
delle acque. (RIVEDUTA.
Simili sono la traduzione CEI e la NUOVA
RIVEDUTA).
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Per contro, la
TILC così
traduce:
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- Il mondo era
vuoto e deserto, le tenebre coprivano gli abissi e un vento impetuoso soffiava su tutte le
acque.
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- La
TILC aggiunge poi in
nota: "Un vento impetuoso soffiava”, oppure "lo Spirito di Dio si
muoveva”: la stessa parola ebraica può essere tradotta
“vento” o "spirito”. Nel primo caso l'aggiunta "di Dio", in
ebraico, serve per formare il superlativo. Di qui "un vento
impetuoso".
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L'interpretazione della TILC appare una forzatura,
oltre a prestare il fianco a non poche critiche dal punto di vista
grammaticale. Inoltre non tiene alcun conto dell'aspetto
teologico-dottrinale nell'ambito della Scrittura. Pertanto è da
respingere.
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Matteo
16:18
(La risposta di Gesù alla confessione di
Pietro).
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- "E io altresì ti dico: "Tu sei Pietro, e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno
vincere". (RIVEDUTA).
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- "E io ti dico: "Tu sei Pietro e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno
contro di essa". (CEI).
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- "Per questo io ti dico che tu sei Pietro e su di te, come su una
pietra, io costruirò la mia Chiesa. E nemmeno la potenza della
morte potrà distruggerla".
(TILC).
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Il testo
della TILC è
chiaramente una "interpretazione", anziché una traduzione, appena
attenuata dal contenuto di una lunga nota a pie' di pagina. In
molti ambienti evangelici è stata intesa come un “regalo” fatto ai
cattolici.
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Atti
26:14
(Paolo riferisce ad Agrippa
le parole che udì da Gesù sulla via di Damasco).
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- “Udii
una voce che mi disse in lingua ebraica: "Saulo, Saulo, perché mi
perseguiti? Ei t'è duro di ricalcitrar contro gli stimoli". (RIVEDUTA).
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- “Udii
una voce che mi parlava e mi disse in lingua ebraica: “Saulo,
Saulo, perché mi perseguiti? Ti è duro recalcitrare contro i
pungoli". (NUOVA DIODATI. Simile è la
NUOVA
RIVEDUTA).
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- “Io sentii una voce in ebraico che diceva: "Saulo, Saulo,
perché mi perseguiti? Perché ti rivolti come fa un animale quando
il suo padrone lo pungola? "
(TILC).
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In
questo caso la TILC usa una parafrasi per spiegare il significato
delle parole di Gesù, legate ad un'immagine dei lavori agricoli, e
che da una traduzione letterale possono non apparire chiare. Forse
per maggior correttezza la spiegazione poteva essere inserita in
nota.
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1
Corinzi 1:25,26 (Paolo fa
delle considerazioni sui
membri della chiesa di Corinto)
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- La pazzia di Dio è più savia degli uomini, e la debolezza
di Dio è più forte degli uomini. Infatti, fratelli, guardate la
vostra vocazione: non ci son tra voi molti savi secondo la carne,
non molti potenti, non molti nobili. (RIVEDUTA. Simili sono la
CEI, la NUOVA DIODATI e la NUOVA
RIVEDUTA).
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Osserviamo ora invece la traduzione della TILC. In un brano poco
scorrevole come questo essa, senza forzare il testo né
interpretare, riesce a trasferire tutta l'enfasi delle
affermazioni di Paolo, che così ci riescono immediatamente
comprensibili:
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- La
pazzia di Dio è più sapiente della sapienza degli uomini, e la
debolezza di Dio è più forte della forza degli uomini. Guardate
tra voi, fratelli. Chi sono quelli che Dio ha chiamati? Vi sono
forse tra voi, dal punto di vista umano, molti sapienti o molti
potenti o molti personaggi importanti? No!
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2
Corinzi 12:9
(Risposta di Dio a Paolo, a seguito della sua richiesta di
guarigione).
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- Egli mi ha detto: "La mia grazia ti basta; perciocché la
mia virtù si adempie in debolezza". (DIODATI).
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- Egli mi ha detto: "La mia grazia ti basta, perché la mia
potenza è portata a compimento nella debolezza". (NUOVA DIODATI).
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- Egli mi ha detto:
"La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra
perfetta nella debolezza”.
(RIVEDUTA.
Simili la CEI e la NUOVA RIVEDUTA)
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- Egli mi ha risposto: "Ti basta la mia grazia. La mia
potenza si manifesta in tutta la sua forza proprio quando uno è
debole". (TILC)
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Il verbo greco che DIODATI e NUOVA DIODATI rendono con
"adempiersi", "portare a compimento", può forse meglio essere
tradotto con "raggiungere la perfezione, il massimo", come fanno
RIVEDUTA, NUOVA RIVEDUTA, CEI, e TILC). Per altro, la NUOVA
DIODATI riesce finalmente a rendere comprensibile il concetto
che nella precedente versione risultava abbastanza oscuro, anche
per l’impiego di parole ormai in disuso. Anche in
questo passo però è la TILC che, senza forzare
troppo il testo originale, ce ne rivela il significato con estrema
immediatezza.
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Filippesi
2:5,6
(Seguire l'esempio di Gesù Cristo nell'umiliazione).
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- Perciocché conviene che in voi sia il medesimo sentimento,
il quale ancora è stato in Cristo Gesù. Il quale, essendo in forma
di Dio, non reputò rapina l'essere uguale a Dio. (DIODATI).
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- Abbiate in voi
lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù; il quale, essendo
in forma di Dio non riputò rapina l'essere uguale a Dio. (RIVEDUTA).
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- Abbiate in voi
lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, il quale,
essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi
tenacemente l’essere uguale a Dio. (NUOVA DIODATI).
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- Abbiate in voi
lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale,
pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio
qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente. (NUOVA
RIVEDUTA).
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Il problema sta nell’espressione "non reputò rapina”, dove
in effetti rapina è la
traduzione letterale della parola greca "arpagmos", che in
italiano ormai significa tutt'altro, e che per poter essere
compresa deve essere tradotta con la perifrasi "cosa da ritenere
con avidità" (così aveva fatto la RIVEDUTA in una nota a piè
di pagina, mentre la NUOVA
RIVEDUTA, che usa la perifrasi, mette in nota la
traduzione letterale). Va osservato comunque che in questo caso la NUOVA DIODATI ha optato
una volta tanto per la perifrasi inserita direttamente nel testo,
privilegiando la comprensibilità a fronte della traduzione
letterale, che non viene riportata neanche in
nota.
E' chiaro che gli
esempi sopra riportati potrebbero essere moltiplicati
all’infinito. Speriamo però che l'esame di questi pochi ci renda
più attenti nell'analisi, ed anche più prudenti prima di esprimere
giudizi.