<< STORIA D'ISRAELE >>

 
Introduzione ai Libri Storici
 
[ di S. Virgulin ]
L'Antico Testamento, nella raccolta dei Settanta e della Volgata, contiene un vasto complesso di libri, composti in un periodo di dieci secoli, che narrano le vicende storiche del popolo d'Israele dalla conquista della terra promessa, secolo XIII a.C., fino all'ascesa al trono di Giovanni Ircano, nel 134 a.C.
Questo ampio corpo storico comprende quattro serie di opere:
1. I libri di Giosuè, Giudici, 1-2 Samuele e 1-2 Re, chiamati dagli Ebrei profeti anteriori e dagli studiosi moderni storia deuteronomistica, costituiscono un'estesa compilazione comprendente settecento anni di storia, che da Giosuè (secolo XIII a.C.) va fino all'ultimo re di Giuda, Ioiachìn (metà del VI secolo a.C.).
2. Il complesso 1-2 Cronache-Esdra-Neemia, che costituisce la storia cronistica, rappresenta un complesso più ampio del precedente, in quanto inizia con Adamo e si estende fino al V secolo a.C.
3. I libri di Tobia, Giuditta ed Ester, ai quali è da aggiungere il libro di Rut (posto come appendice al libro dei Giudici): costituiscono un gruppo letterario a parte con caratteristiche proprie.
4. I libri 1 e 2 Maccabei, che c'informano sulla storia del popolo di Dio all'epoca ellenistica, abbracciano cinquant'anni di storia palestinese del secolo II a.C.
Le quattro serie di libri si distinguono tra loro per il vario modo con cui furono composte, per le fonti usate, per i generi letterari impiegati, per lo scopo per cui furono redatte e quindi anche per l'attendibilità storica dei fatti riportati. Tuttavia questi scritti presentano anche una certa unità, giacché sono tutti impregnati di una profonda concezione religiosa, che mostra la provvidenza di Dio in azione nella storia del popolo eletto.
 
La storia deuteronomistica
 La prima elaborazione dei libri di Giosuè-Giudici-1-2Samuele-1-2Re risale ai tempi del re Giosia (secolo VII a.C.). Scrittori zelanti, partigiani della riforma religiosa patrocinata da questo re, raccolsero e riunirono le antiche tradizioni tramandate nel nord e nel sud del paese, relative alla conquista della Palestina, alle vicende delle varie tribù entrate nella terra promessa, ai primi capi carismatici (Samuele, Saul e Davide). Queste tradizioni orali o scritte, che differivano tra loro per età e carattere, formavano già delle unità a sé stanti. Esse contenevano delle narrazioni popolari, epiche, cronache di re, cicli profetici, inventari e rapporti provenienti da archivi reali, biografie dovute a testimoni oculari. Tutto questo materiale non venne fuso in un racconto coerente e unificato, ma raccolto in blocchi e disposto spesso secondo un criterio dettato dallo scopo didattico dei redattori. Questa raccolta costituì il primo nucleo degli attuali libri di Giosuè, Giudici e Samuele.
In seguito furono aggiunte anche le tradizioni riguardanti il re Salomone e i sovrani seguenti sia del regno del nord che di quello del sud, dando su di essi un preciso giudizio conforme al punto di vista della riforma deuteronomistica intrapresa dal re Giosia. Allora furono aggiunte anche tradizioni popolari fiorite intorno ai profeti Elia ed Eliseo; in questo modo presero corpo i libri dei Re.
Al tempo dell'esilio uomini devoti animati da spirito deuteronomistico elaborarono il materiale precedentemente raccolto alla luce della dottrina propria del libro del Deuteronomio, per trarre lezioni di vita pratica per i loro contemporanei, che erano stati testimoni della rovina del tempio e della monarchia e si ponevano il grave problema della fedeltà di Dio alle sue promesse salvifiche. Gli avvenimenti del passato furono presentati secondo un taglio particolare, che metteva in luce la fedeltà di Dio e l'infedeltà del popolo e dei re; furono sottolineati alcuni elementi a preferenza di altri e si esplicitò nei testi lo stile e la concezione teologica propriamente deuteronomistica. I criteri secondo i quali furono giudicati gli eventi e i personaggi della storia passata furono la dottrina dell'elezione divina del popolo d'Israele e la necessità di rimanere fedeli alla legge del culto dell'unico Dio, per godere della prosperità e della benedizione divina (si legga in particolare Gdc 2,11-19).
Nel libro di Giosuè si mostrava la realizzazione della promessa fatta ad Abramo e alla sua discendenza di possedere la terra di Canaan. Nel libro dei Giudici emerge in piena luce l'effettiva storia del popolo eletto, che è una serie continua di apostasie e di infedeltà riguardo a Dio, malgrado l'intervento salvifico dei liberatori da lui suscitati. La crisi dell'ideale monarchico e teocratico delineato dal codice deuteronomico appare in tutta la sua gravità nei libri di Samuele e dei Re, nei quali si narra la tragica vicenda del primo re Saul, lo scisma dei due regni dopo la morte di Salomone, la contaminazione della religione jahvistica a contatto con i culti cananei e con quelli dei popoli vicini, l'indegnità di molti re empi e prevaricatori. Malgrado la benefica azione dei re fedeli, quali Davide, Ezechia e Giosia, la teocrazia crollò sotto i colpi dei Babilonesi nel 586 a.C. La calamità nazionale della distruzione del tempio e della monarchia era stata meritata dal popolo infedele. Tuttavia il secondo libro dei Re si chiudeva con un pallido raggio di speranza, narrando il trattamento di favore riservato dal re babilonese all'ultimo re legittimo di Giuda fatto prigioniero, Ioiachìn.
Tutta la storia deuteronomistica aveva lo scopo d'incoraggiare i fedeli del Signore nelle difficoltà e delusioni dell'esilio babilonese a stringersi intorno al discendente davidico, portatore delle promesse divine. Essa voleva ricordare agli esiliati il mistero del popolo d'Israele e soprattutto l'indefettibile amore di Dio per il suo popolo, malgrado le prevaricazioni dei re e dei loro sudditi.
L'influsso della dottrina deuteronomistica non è uniforme in tutti i libri. Esso è diffuso in Giosuè, notevole in Giudici, molto limitato in Samuele e considerevole nei libri dei Re.
Nel canone ebraico il complesso Giosuè-Giudici-Samuele-Re è designato con il titolo profeti anteriori. Un'antica tradizione, oggi contestata, attribuiva la composizione di questi libri ai profeti Giosuè, Samuele e Geremia. L'indicazione «profeti anteriori» caratterizza in modo felice il contenuto formale di questi libri. Infatti gli eventi storici in essi riportati sono interpretati alla luce dell'insegnamento dei profeti, il cui oggetto principale è il rapporto tra il Signore e il suo popolo, e l'adesione o la disobbedienza alla parola di Dio, di cui i profeti sono i banditori. Gl'importanti fatti dell'origine della monarchia, della divisione del regno salomonico, del sincretismo religioso molto vigoroso sotto il re Acab, dell'invasione assira nel regno del nord e del sud, della scoperta della legge sotto il re Giosia, avvenimenti chiave della storia d'Israele, sono strettamente collegati con la persona di uno o più profeti. I libri dei Re, inoltre, forniscono il quadro in cui si svolse la missione dei profeti scrittori prima dell'esilio.
 
L'opera del Cronista
L'identità di stile, d'interesse teologico e la ripetizione in Esd 1,1-3 dei vv. che concludono 2Cr 36,22-23 provano che il complesso 1-2Cronache-Esdra-Neemia è opera di un solo autore. Vivendo intorno al 330 a.C. e desideroso di infervorare la comunità giudaica religiosamente indifferente del suo tempo, l'autore, un «Cronista», che sembra appartenere all'ordine dei leviti, presenta l'ideale del regno di Dio sulla terra. Esso ha il suo centro nel tempio di Gerusalemme, il suo punto di appoggio nel re Davide e nei suoi legittimi discendenti, la sua espressione più alta nell'ordinamento del culto, della musica e nella funzione dei leviti. Per ottenere questo scopo il Cronista compone una nuova storia del popolo di Dio iniziando dalla creazione e giungendo fin quasi alla sua epoca. Attingendo abbondantemente ai libri biblici anteriori, specialmente ai libri di Samuele e Re, ad altre fonti ora perdute, alle memorie di Esdra e Neemia e alla propria fantasia, egli seleziona, omette, aggiunge, rielabora e forza le fonti adattandole al proprio intento teologico con una sconcertante libertà. Proiettando nel passato le istituzioni del presente, idealizza le figure dei re Davide e Salomone, i cui discendenti non esistevano più, ma la cui rilevanza per il popolo, che viveva sotto la dominazione straniera dei Persiani, non era venuta meno.
In questo modo il Cronista vuole far comprendere ciò che deve essere il popolo di Dio: una comunità di fede, di preghiera e di adorazione, stretta intorno al Dio di Abramo, che ha scelto un discendente di Davide come suo «unto», cioè suo messia. E' una comunità visibile che si nutre delle sane tradizioni del passato e vive sulla terra raggruppata intorno al tempio di Gerusalemme nell'osservanza del culto, delle feste e della purità rituale ed etnica. Essa è certa della protezione divina, se è capace di ascoltare la parola di Dio, che i profeti e i sacerdoti interpreti della legge, come Esdra, fanno risuonare nelle pubbliche adunanze. Meditando a modo suo sulla storia passata, remota e vicina, il Cronista vi scorge i lineamenti di una teologia della chiesa.
 
I racconti edificanti
Il gruppo di libri Tobia-Giuditta-Ester (al quale va aggiunto il libro di Rut, che di solito è posto dopo il libro dei Giudici), contiene la storia singolare di una persona o famiglia, senza un nesso esplicito con la storia generale del popolo d'Israele. Questi libri furono composti in un momento agitato del periodo postesilico, quando Israele si sentiva minacciato da un ambiente pagano ostile ed era necessario affermare la fedeltà religiosa, nazionale ed etnica. Benché questi libri si presentino come narrazioni storiche, tuttavia si nota che il loro contesto è fittizio e gli avvenimenti sono immaginari. Si riscontra enorme indifferenza nei confronti della storia e della geografia della Palestina e dell'antico Oriente. La descrizione assume una forma drammatica che mira a stimolare l'attenzione del lettore. Le frequenti preghiere e i discorsi messi sulla bocca dei personaggi principali rappresentano una sintesi dell'insegnamento morale inteso dall'autore. Sotto l'apparenza di una pagina di storia passata o partendo da un dato scritturistico (come nel caso del libro di Rut) si propone una lezione edificante per il presente. Ciò che è importante in questi libri è di chiarire l'intenzione dell'autore e di enucleare l'insegnamento da lui inteso. I libri di Rut e Tobia sviluppano le antiche tradizioni in senso didattico. Giuditta ed Ester, composti nell'età asmonea al tempo della lotta per l'indipendenza nazionale, favoriscono un vivace antagonismo contro i gentili e un senso religioso fondato sulla scrupolosa osservanza delle prescrizioni mosaiche, come erano in uso nel periodo postesilico. Il genere letterario di questi scritti è quello della storia edificante e corrisponde a un modello letterario in uso nel giudaismo e noto con il termine ebraico midrash (lett. «ricerca»). Tobia e Giuditta, come anche le sezioni greche di Ester, sono libri deuterocanonici, cioè non fanno parte del canone ebraico dei libri sacri, ma solamente di quello ammesso dai Settanta e dalla chiesa cattolica. Il testo di questi scritti tardivi non è fissato in modo uniforme e assoluto.
 
Il periodo dei Maccabei
1 e 2 Maccabei, accettati come ispirati dalla chiesa cattolica, si collegano alla storia delle lotte sostenute contro i re seleucidi per ottenere la libertà religiosa e politica del popolo giudaico. Il titolo dei libri deriva dal soprannome «Maccabeo» (che significa «martello» o «designato da Dio») dato a Giuda, eroe principale di questa storia, ed esteso poi a tutti i suoi fratelli. I due libri, scritti il primo originariamente in ebraico e il secondo in greco quale abbreviazione dei cinque libri composti da Giasone di Cirene, sono indipendenti l'uno dall'altro; sono redatti da autori diversi, con metodi differenti, e coprono solo parzialmente lo stesso periodo. Il primo libro dei Maccabei si accosta all'antico modello della storia profetica, imitando i racconti della conquista della terra di Canaan. Infatti l'insurrezione nazionale contro Antioco IV Epìfane viene presentata come un fatto provvidenziale, mediante il quale Dio ha salvato il giudaismo, custode della vera religione, dalla sopraffazione proveniente dalle correnti ellenizzanti e dal paganesimo imposto dai dominatori stranieri. Il secondo libro invece appartiene alle cosiddette «storie patetiche» conosciute nel mondo letterario ellenistico.
 
La storiografia biblica
La storia biblica anticotestamentaria non segue i canoni della storiografia moderna, che tende a presentare rapporti precisi, completi, obiettivi, scientificamente documentati, e per quanto possibile neutri, degli avvenimenti del passato. La storia biblica è subordinata a una concezione e a una tesi religiosa. Gli eventi non sono descritti per se stessi, ma perché rivelano l'intervento di Dio nelle vicende umane. Questa subordinazione del materiale storico a una tesi religiosa fa sì che la storia della Bibbia sia frammentaria, che vengano ricordati eventi che hanno un rapporto particolare con l'intento dell'autore, mentre altri, forse importanti da un altro punto di vista, vengono omessi. Scarse sono le notizie che si hanno sul periodo dei Giudici, che comprende quasi due secoli. Nulla è conosciuto di quanto sia avvenuto in Palestina dal 433 al 175 a.C. I fatti vengono spesso modificati, maggiorati artificialmente, epicizzati o semplificati. Eventi puramente provvidenziali o prodigi dovuti a una straordinaria concorrenza di cause naturali vengono presentati come miracoli compiuti direttamente da Dio. La storia popolare si attacca agli aneddoti, all'eroe, al meraviglioso. I numeri hanno spesso un valore semplicemente simbolico: le genealogie rappresentano spesso un procedimento artificioso. I documenti preesistenti, spesse volte divergenti, vengono giustapposti senza la preoccupazione di armonizzarli. Nei libri di Samuele abbondano i doppioni. Si trova però nella Bibbia anche la storia ufficiale o quasi ufficiale che proviene da testimoni oculari o da storiografi di corte degni di fede.
Il valore storico dei testi dipende dall'attendibilità delle fonti utilizzate per la composizione dei libri. Malgrado i condizionamenti dovuti alla storia religiosa, non si può negare che molti fatti riportati hanno un carattere decisamente storico. Ciò è confermato per i libri di Giosuè e Giudici da certi indizi di carattere archeologico e ambientale; per la storia di Davide dall'intrinseca qualità della narrazione; per i libri dei Re, Esdra-Neemia, 1 e 2 Maccabei e in qualche caso per le Cronache dalla concordanza dei fatti con la storia d'altronde nota dell'Assiria e di Babilonia, della Persia e dell'epoca ellenistica. I libri storici sono di somma importanza per la storia della salvezza, perché c'informano su alcuni eventi centrali, che formano quasi il tessuto connettivo dell'esperienza di fede fatta dal popolo d'Israele. Questi eventi sono: l'occupazione della terra promessa, l'istituzione della monarchia e la promessa fatta a Davide dal profeta Natan, che costituisce il punto di partenza della corrente messianica regale dell'Antico Testamento, il ministero dei profeti, tra i quali emergono le figure di Elia, il grande difensore del monoteismo nel regno del nord, Eliseo, Natan e Isaia, che con la fede salvò Gerusalemme dalla distruzione. Altri eventi importanti sono la benefica attività di alcuni re, come Ezechia e Giosia, la distruzione di Gerusalemme operata da Nabucodonosor, l'esilio babilonese della élite giudaica, il ritorno dall'esilio permesso dal re Ciro, la ricostruzione del tempio di Gerusalemme e della comunità postesilica con le sue caratteristiche religiose, la vittoria riportata dai fedeli giudei contro la minaccia dell'ellenismo durante il regno di Antioco Epìfane.
Ma i libri storici della Bibbia contengono non solo la memoria di fatti storici, bensì danno anche un'interpretazione religiosa di essi alla luce della fede monoteista. La successione dei fatti è modellata dal ritmo del continuo intervento di Dio, che mediante la sua parola giudica, punisce, salva e porta a compimento il suo disegno di salvezza. Nella storia deuteronomistica e cronistica si fa una rigida applicazione del principio della retribuzione temporale, che ha qualche cosa di forzato e di unilaterale. Questa posizione sarà contestata sul piano personale nel periodo postesilico dal Qohèlet e dall'autore del libro di Giobbe. L'importanza dei fatti storici e la rilevanza dei loro protagonisti, come Samuele, Saul, Davide, Salomone, Ezechia, Giuda Maccabeo, sono quasi pari alle miserie e deficienze di questi ultimi. Tuttavia, malgrado questi condizionamenti dovuti in parte anche al progresso della rivelazione biblica distribuita nella successione dei tempi, questa storia, letta con gli occhi della fede, si risolve in un dialogo continuo, che avviene tra Dio e il suo popolo, in un'alternanza e in un contrasto secolare di fedeltà e infedeltà ricorrenti da una generazione all'altra. La storia biblica in tutte le sue espressioni è comprensibile unicamente quale riflesso dell'alleanza che Dio ha stretto con il suo popolo in vista dello stabilimento definitivo del regno di Dio sulla terra, nell'attesa della sua completa realizzazione in un avvenire che sfocia nell'apparizione del Figlio di Dio sulla terra. Per questo la storia d'Israele rappresenta un momento particolare della rivelazione di Dio, che partendo da Abramo raggiungerà il vertice e la perfezione nel Nuovo Testamento.
Il grande complesso storico-teologico della letteratura biblica antico-testamentaria costituisce una grandezza unica nella storia dell'umanità e rappresenta un monumento perenne eretto dal genio religioso d'Israele alla gloria dell'unico Dio che guida con sapienza e intelligenza i destini di un popolo che è stato scelto affinché la salvezza divina raggiungesse tutti gli uomini.
Solo Israele tra tutti i popoli antichi, grazie alla sua fede, ha sviluppato una teologia della storia. La rivelazione divina conferisce un profondo significato agli avvenimenti, inserendoli in un quadro lineare evolutivo e unitario, che li strappa al passato e assegna loro un orientamento futuro, che prepara e in certo modo già prefigura l'apparizione del Verbo di Dio sulla terra.