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Libro II
INCOMINCIAMO LE ESORTAZIONI CHE CI INTRODUCONO ALL'INTERIORITA'
IL
RACCOGLIMENTO INTERIORE
1. "Il regno di Dio è dentro di voi" (Lc 17,21), dice il Signore. Volgiti a Dio con tutto il tuo cuore, lasciando questo misero mondo, e l'anima tua troverà pace. Impara a disprezzare ciò che sta fuori di te, dandoti a ciò che è interiore, e vedrai venire in te il regno di Dio. Esso è, appunto, "pace e letizia nello Spirito Santo" (Rm 14,17); e non è concesso ai malvagi. Se gli avrai preparato, dentro di te, una degna dimora, Cristo verrà a te e ti offrirà il suo conforto. Infatti ogni lode e ogni onore, che gli si possa fare, viene dall'intimo; e qui sta il suo compiacimento. Per chi ha spirito di interiorità è frequente la visita di Cristo; e, con essa, un dolce discorrere, una gradita consolazione, una grande pace, e una familiarità straordinariamente bella. Via, anima fedele, prepara il tuo cuore a questo sposo, cosicché si degni di venire presso di te e di prendere dimora in te. Egli dice infatti: Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e verremo a lui e abiteremo presso di lui" (Gv 14,23). Accogli, dunque, Cristo, e non far entrare in te nessun'altra cosa. Se avrai Cristo sarai ricco, sarai pienamente appagato. Sarà lui a provvedere e ad agire fedelmente per te. Così non dovrai affidarti agli uomini. Questi mutano in un momento e vengono meno rapidamente, mentre cristo "resta in eterno" (Gv 12, 34) e sta fedelmente accanto a noi, fino alla fine. Non dobbiamo far molto conto sull'uomo, debole e mortale, anche se si tratta di persona che ci è preziosa e cara; né dobbiamo troppo rattristarci se talvolta ci combatte e ci contrasta. Quelli che oggi sono con te, domani si possono mettere contro di te; spesso si voltano come il vento.
3.
L'uomo che ama Gesù e la verità, l'uomo
veramente interiore e libero da desideri contrari alla suprema volontà, può
volgersi a Dio senza impacci, e innalzarsi in ispirito sopra se stesso,
ricavandone una pace ricca di frutto. Veramente saggio, e dotto di una dottrina
impartita da Dio più che dagli uomini, è colui che stima tutte le cose per
quello che sono, non per quello che se ne dice nei giudizi umani. Se uno sa
procedere secondo la guida interiore, evitando di valutare le cose secondo i
criteri del mondo, non si perde nel ricercare il luogo adatto o nell'attendere
il tempo opportuno per dedicarsi ad esercizi di devozione. Se uno ha spirito di
interiorità, subito si raccoglie in se stesso, giacché non si disperde mai del
tutto nelle cose esterne. Per lui non è un ostacolo un lavoro che gli venga
imposto né una occupazione che, in quel momento, appaia doverosa; giacché egli
sa adattarsi alle situazioni, così come esse si presentano. Colui che è
intimamente aperto e rivolto al bene, non bada alle azioni malvagie degli
uomini, pur se possano apparire mirabili; infatti, quanto più uno attira a sé le
cose esteriori, tanto più resta legato, e distratto da sé medesimo. Se tutto
fosse a posto in te, e tu fossi veramente puro, ogni cosa accadrebbe per il tuo
bene e per il tuo vantaggio; che se molte cose spesso ti sono causa i disagio o
di turbamento, è proprio perché non sei ancora perfettamente morto a te stesso e
distaccato da tutto ciò che è terreno. Nulla insozza e inceppa il cuore umano
quanto un amore non ancora purificato, volto alle cose di questo mondo; se
invece tu rinunci a cercare gioia in ciò che sta fuori di te, potrai contemplare
le realtà celesti e godere frequentemente di gioia interiore.
L'UMILE
SOTTOMISSIONE
1.
Non fare gran conto di chi ti sia
favorevole o contrario; piuttosto preoccupati assai che, in ogni cosa che tu
faccia, Dio sia con te. Abbi retta coscienza; Dio sicuramente ti difenderà. Non
ci sarà cattiveria che possa nuocere a colui che Dio vorrà aiutare. Se tu saprai
tacere e sopportare, constaterai senza dubbio l'aiuto del Signore. E' lui che
conosce il tempo e il modo di sollevarti; a lui perciò devi rimetterti: a lui
che può soccorrerci e liberarci da ogni smarrimento.
2.
Perché ci possiamo mantenere in una più
grande umiltà, è sovente assai utile che altri conosca i nostri difetti, e che
ce li rimproveri. Quando uno si umilia per i propri difetti facilmente fa tacere
gli altri, e acquieta senza difficoltà coloro che si sono adirati contro di lui.
All'umile Dio dona protezione ed aiuto; all'umile Dio dona il suo amore e il suo
conforto; verso l'umile Dio si china; all'umile largisce tanta grazia,
innalzandolo alla gloria, perché si è fatto piccolo; all'umile Dio rivela i suoi
segreti, invitandolo e traendolo a sé con dolcezza. Così colui che umilmente
ammette la propria colpa si sente pienamente in pace, avendo egli la sua dimora
in Dio, e non nel mondo. Non credere di aver fatto alcun progresso spirituale,
se non ti senti inferiore ad ogni altro.
CHI E'
COLUI CHE AMA IL BENE E LA PACE
1.
Se, in primo luogo, manterrai te stesso
nella pace, potrai dare pace agli altri; ché l'uomo di pace è più utile
dell'uomo di molta dottrina. Colui che è turbato dalla passione trasforma anche
il bene in male, pronto com'è a vedere il male dappertutto; mentre colui che ama
il bene e la pace trasforma ogni cosa in bene. Chi è pienamente nella pace non
sospetta di alcuno. Invece chi è inquieto e turbato sta sempre in agitazione per
vari sospetti. Non è tranquillo lui, né permette agli altri di esserlo; dice
sovente cose che non dovrebbe dire e tralascia cose che più gli converrebbe
fare; sta attento a ciò che dovrebbero fare gli altri, e trascura ciò a cui
sarebbe tenuto lui stesso. Sii dunque zelante, innanzi tutto , con te stesso;
solo così potrai essere giustamente zelante con il tuo prossimo. Tu sei molto
abile nel trovare giustificazioni per quello che fai e nel farlo apparire sotto
una certa luce, mentre rifiuti di accettare le giustificazioni negli altri.
Sarebbe invece più giusto che tu accusassi te stesso e scusassi il tuo fratello.
Se vuoi essere sopportato, sopporta gli altri anche tu.
2.
Vedi quanto sei ancora lontano dal vero
amore e dalla umiltà di chi non sa adirarsi e indignarsi con alcuno, fuor che
con se stesso. Non è grande merito stare con persone buone e miti; è cosa,
questa, che fa naturalmente piacere a tutti, e nella quale tutti troviamo facile
contentezza, giacché amiamo di più quelli che ci danno ragione. E' invece grande
virtù, e lodevole comportamento, degno di un uomo, riuscire a vivere in pace con
le persone dure e cattive, che si comportano senza correttezza e non hanno
condiscendenza verso di noi. Ci sono alcuni che stanno, essi, nella pace e
mantengono pace anche con gli altri. Ci sono invece alcuni che non stanno in
pace essi, né lasciano pace agli altri: pesanti con il prossimo, e ancor più con
se stessi. Ci sono poi alcuni che stanno essi nella pace e si preoccupano di
condurre alla pace gli altri. La verità è che la vera pace, in questa nostra
misera vita, la dobbiamo far consistere nel saper sopportare con umiltà,
piuttosto che nel non avere contrarietà. Colui che saprà meglio sopportare,
conseguirà una pace più grande. Vittorioso su se stesso e padrone del mondo,
questi è l'amico di Cristo e l'erede del cielo.
LA
LIBERTA' DI SPIRITO E LA SEMPLICITA' DI INTENZIONE
1.
Due sono le ali che permettono all'uomo di
sollevarsi al di sopra delle cose terrene, la semplicità e la libertà: la
semplicità, necessaria nella intenzione; la libertà, necessaria nei desideri. La
semplicità tende a Dio; la libertà raggiunge e gode Dio. Nessuna buona azione ti
sarà difficile se sarai interiormente libero da ogni desiderio non retto. E
godrai pienamente di questa interiore libertà se mirerai soltanto alla volontà
di Dio e se cercherai soltanto l'utilità del prossimo. Se il tuo cuore fosse
retto, ogni cosa creata sarebbe per te specchio di vita e libro di santa
dottrina. Giacché non v'è creatura così piccola e di così poco valore che non
rappresenti la bontà di Dio. Se tu fossi interiormente buono e puro, vedresti
ogni cosa senza velame, e la comprenderesti pienamente: è infatti il cuore puro
che penetra il cielo e l'inferno.
2.
Come uno è di dentro, così giudica di
fuori. Chi è puro di cuore è tutto preso dalla gioia, per quanta gioia è nel
mondo. Se, invece, da qualche parte, ci sono tribolazioni ed angustie, queste le
avverte di più chi ha il cuore perverso. Come il ferro, messo nel fuoco,
lasciando cadere la ruggine, si fa tutto splendente, così colui che si dà
totalmente a Dio si spoglia del suo torpore e si muta in un uomo nuovo. Quando
uno comincia ad essere tiepido spiritualmente teme anche il più piccolo
travaglio, e accoglie volentieri ogni conforto che gli venga dal di fuori.
All'incontro, quando uno comincia a vincere pienamente se stesso e a camminare
veramente da uomo nella via del Signore, allora fa meno conto di quelle cose che
prima gli sembravano gravose.
L'ATTENTO
ESAME DI SE STESSI
1.
Non possiamo fare troppo affidamento su
noi stessi, perché spesso ci manca la grazia e la capacità di sentire
rettamente. Scarsa è la luce che è in noi, e subitamente la perdiamo per la
nostra negligenza. Spesso poi non ci accorgiamo neppure di essere così ciechi
interiormente: facciamo il male e, cosa ancora peggiore, ci andiamo scusando.
Talora siamo mossi dalla passione, e la prendiamo per zelo; rimproveriamo negli
altri piccole cose e passiamo sopra a quelle più grosse, commesse da noi.
Avvertiamo con prontezza, e pesiamo ben bene ciò che gli altri ci fanno
soffrire, ma non ci accorgiamo di quanto gli altri soffrono per causa nostra.
Chi riflettesse bene e a fondo su se stesso, non giudicherebbe severamente gli
altri. L'uomo interiore, prima di occuparsi di altre cose, guarda dentro di sé;
e, intento diligentemente a se stesso, è portato a tacere degli altri. Solamente
se starai zitto sugli altri, guardando specialmente a te stesso, giungerai a una
vera e devota interiorità.
2.
Se sarai tutto intento a te stesso e a
Dio, ben poco ti scuoterà quello che sentirai dal di fuori. Sei forse da qualche
parte, quando non sei presente in te? E se, dimenticando te stesso, tu avessi
anche percorso il mondo intero, che giovamento ne avresti ricavato? Se vuoi
avere pace e spirituale solidità, devi lasciar andare ogni cosa, e avere dinanzi
agli occhi solamente te stesso. Grande sarà il tuo progresso se riuscirai a
mantenerti libero da ogni preoccupazione terrena; se invece apprezzerai in
qualche modo una qualsiasi cosa temporale, farai un gran passo indietro. Nulla
per te sia grande, nulla eccelso, nulla gradito e caro, se non solamente Iddio,
oppure cosa che venga da Dio. Considera vano ogni conforto che ti venga da
qualsiasi creatura. L'anima che ama Dio disprezza tutto ciò che sia inferiore a
Dio. Conforto dell'anima e vera letizia del cuore è soltanto Dio, l'eterno,
l'incommensurabile, colui che riempie di sé l'universo.
LA GIOIA
DI UNA COSCIENZA RETTA
2. Giusto vanto dell'uomo retto è la testimonianza della buona coscienza. Se sarai certo, in coscienza, di aver agito rettamente, sarai sempre nella gioia. La buona coscienza permette di sopportare tante cose ed è piena di letizia, anche nelle avversità. Al contrario, se sentirai in coscienza di aver fatto del male, sarai sempre timoroso ed inquieto. Dolce riposo sarà il tuo, se il cuore non avrà nulla da rimproverarti. Non rallegrarti se non quando avrai fatto del bene. I cattivi non godono mai di una vera letizia e non sentono mai la pace dell'anima, giacché "non c'è pace per gli empi", dice il Signore (Is 48,22; 57,21). E se la gente dice: "siamo in pace, non ci accadrà alcun male (Mic 3,11), chi mai oserà farci del male?", non creder loro; ché improvvisa si leverà la collera di Dio, "e quello che hanno fatto andrà in fumo, e i loro piani svaniranno" (Sal 145,4). Per colui che ama Iddio, non è difficile trovare la propria gloria nella sofferenza, poiché ciò significa trovarla nella croce del Signore. La gloria data o ricevuta dagli uomini dura poco; e una certa tristezza le si accompagna sempre. Invece la gloria dei giusti viene dalla loro coscienza, non dalle parole della gente; la loro letizia viene da Dio ed è in Dio; la loro gioia viene dalla verità. Colui che aspira alla gloria vera ed eterna non si preoccupa di quella temporale; invece colui che cerca questa gloria caduca, anziché disprezzarla dal profondo dell'animo, evidentemente ama di meno la gloria celeste. Grande serenità di spirito possiede colui che non bada alle lodi né ai rimproveri della gente; giacché, se ha la coscienza pulita, si sentirà facilmente contento e tranquillo.
L'AMORE DI GESU' SOPRA OGNI COSA
1. Beato colui che comprende che cosa voglia dire amare Gesù e disprezzare se stesso per Gesù. Si deve lasciare ogni persona amata, per colui che merita tutto il nostro amore: Gesù esige di essere amato, lui solo, sopra ogni cosa. Ingannevole e incostante è l'amore della creatura; fedele e durevole è l'amore di Gesù. Chi s'attacca alla creatura cadrà con la creatura, che facilmente vien meno; chi abbraccia Gesù troverà saldezza per sempre. Ama e tienti amico colui che, quando tutti se ne andranno, non ti abbandonerà, né permetterà che, alla fine, tu abbia a perire. Che tu lo voglia oppure no, dovrai un giorno separarti da tutti; tienti dunque stretto, in vita e in morte, a Gesù, e affidati alla fedeltà di lui, che solo ti potrà aiutare allorché gli altri ti verranno meno.
L'INTIMA
AMICIZIA CON GESU'
1.
Quando è presente Gesù, tutto è per il
bene, e nulla pare difficile. Invece, quando Gesù non è presente, tutto è
difficile. Quando Gesù non è presente, tutto è difficile. Quando Gesù non parla
nell'intimo, ogni consolazione vale assai poco. Invece, se Gesù dice anche
soltanto una parola, sentiamo una grande consolazione. Forse che Maria Maddalena
non balzò subitamente dal luogo in cui stava in pianto, quando Marta le disse:
"C'è qui il maestro, ti chiama?" (Gv 11,28). Momento felice, quello in cui Gesù
ci invita dal pianto al gaudio spirituale. Come sei arido e aspro, lontano da
Gesù; come sei sciocco e vuoto se vai dietro a qualcosa d'altro, che non sia
Gesù. Non è, questo, per te, un danno più grande che perdere il mondo intero?
Che cosa ti può mai dare il mondo se non possiedi Gesù? Essere senza Gesù è un
duro inferno; essere con Gesù è un dolce paradiso. Non ci sarà nemico che possa
farti del male, se avrai Gesù presso di te. Chi trova Gesù trova un grande
tesoro prezioso; anzi, trova un bene più grande di ogni altro bene. Chi perde
Gesù perde più che non si possa dire; perde più che se perdesse tutto quanto il
mondo. Colui che vive senza Gesù è privo di tutto; colui che vive saldamente con
lui è ricco di tutto.
2.
Grande avvedutezza è saper stare vicino a
Gesù; grande sapienza sapersi tenere stretti a lui. Abbi umiltà e pace, e Gesù
sarà con te; abbi devozione e tranquillità di spirito, e Gesù starà con te. Che
se comincerai a deviare verso le cose esteriori, potrai subitamente allontanare
da te Gesù, perdendo la sua grazia; e se avrai cacciato lui, e l'avrai perduto,
a chi correrai per rifugio, a chi ti volgerai come ad amico? Senza un amico non
puoi vivere pienamente; e se non hai come amico, al di sopra di ogni altro,
Gesù, sarai estremamente triste e desolato.
3.
E' da stolto, dunque, quello che fai,
ponendo la tua fiducia e la tua gioia in altri che in Gesù. E' preferibile avere
il mondo intero contro di te che avere Gesù disgustato di te. Sicché, tra tutte
le persone care, caro, per sé, sia il solo Gesù; tutti gli altri si devono amare
a causa di Lui; Lui, invece, per se stesso. Gesù Cristo, il solo che troviamo
buono e fedele più di ogni altro amico, lui solo dobbiamo amare, di amore
particolare. Per lui e in lui ti saranno cari sia gli amici che i nemici; e lo
pregherai per gli uni e per gli altri, affinché tutti lo conoscano e lo amino.
Non desiderare di essere apprezzato od amato per te stesso, poiché questo spetta
soltanto a Dio, che non ha alcuno che gli somigli. Non volere che uno si lasci
prendere, nel suo cuore, tutto da te, né lasciarti tutto prendere tu dall'amore
di chicchessia. Gesù soltanto deve essere in te, come in ognuno che ami il bene.
Sii puro interiormente e libero, senza legami con le creature. Se vuoi essere
pienamente aperto a gustare "com'è soave il Signore" (Sal 33,9), devi essere del
tutto spoglio e offrire a Dio un cuore semplice e puro.
4.
Ma, in verità, a tanto non giungerai, se
prima non sarà venuta a te la sua grazia trascinandoti, cosicché, scacciata e
gettata via ogni cosa, tu possa unirti con Lui, da solo a solo. Quando la grazia
di Dio scende sull'uomo, allora egli diventa capace di ogni impresa; quando
invece la grazia viene meno, l'uomo diventa misero e debole, quasi abbandonato
al castigo. Ma anche così non ci si deve lasciare abbattere; né si deve
disperare. Occorre piuttosto stare fermamente alla volontà di Dio e, qualunque
cosa accada, sopportarla sempre a lode di Gesù Cristo; giacché dopo l'inverno
viene l'estate, dopo la tempesta una grande quiete.
LA
MANCANZA DI OGNI CONFORTO
1.
Non è difficile disprezzare il conforto
umano, quando abbiamo quello che viene da Dio. Ma è cosa difficile assai saper
sopportare la mancanza, sia del conforto umano sia del conforto divino, saper
accettare volonterosamente di soffrire, per amore di Dio, la solitudine del
cuore, e senza guardare i propri meriti. Che c'è di straordinario se sei pieno
di santa gioia, quando scende su di te la grazia divina? E', questo, un momento
che è nel desiderio di tutti. Galoppa leggero chi è sostenuto dalla grazia. Che
c'è di strabiliante se non sente fatica colui che è sostenuto dall'Onnipotente
ed è condotto dalla somma guida? Di buona voglia e prontamente accettiamo un po'
d'aiuto; difficilmente uno se la cava da solo. Il santo martire Lorenzo seppe
staccarsi da questo mondo, persino dall'amato suo sacerdote, giacché egli
disprezzò ogni cosa che gli apparisse cara quaggiù. Egli giunse a sopportare con
dolcezza che gli fosse tolto Sisto, sommo sacerdote di Dio, che egli amava sopra
ogni cosa. Per amore del Creatore egli, dunque, superò l'amore verso un uomo; di
fronte a un conforto umano preferì la volontà di Dio. Così impara anche tu ad
abbandonare, per amore di Dio, qualche intimo e caro amico; e non sentire come
cosa intollerabile se vieni abbandonato da un amico, ben sapendo che, alla fine,
tutti dobbiamo separarci, l'uno dall'altro. Grande e lunga è la lotta che l'uomo
deve fare dentro di sé, per riuscire a superare se stesso e a porre in Dio tutto
il proprio cuore. Colui che pretende di bastare a se stesso va molto facilmente
alla ricerca di consolazioni umane. Colui invece che ama veramente Cristo e
segue volenterosamente la via della virtù non scende a tali consolazioni: egli
non cerca le dolcezze esteriori , ma cerca piuttosto di sopportare grandi prove
e dure fatiche per amore di Cristo.
2. Quando, dunque, Dio ti dà una consolazione spirituale, accoglila con gratitudine. Ma comprendi bene che si tratta di un dono che ti viene da Dio, non di qualcosa che risponda a un tuo merito. Per tale dono non devi gonfiarti o esaltarti, né presumere vanamente di te; al contrario, per tale dono, devi farti più umile, più prudente e più timorato in tutte le tue azioni, giacché passerà quel momento e verrà poi la tentazione. Quando poi ti sarà tolta quella consolazione, non disperare subitamente, ma aspetta con umiltà e pazienza di essere visitato dall'alto: Dio può ridarti una consolazione più grande. Non è, questa, cosa nuova né strana, per coloro che conoscono la via di Dio; questo alterno ritmo si ebbe frequentemente nei grandi santi e negli antichi profeti. Ecco la ragione per la quale, mentre la grazia era presso di lui, quello esclamava: "Nella pienezza dissi: così starò in eterno" (Sal 29,7); poi, allontanatasi la grazia, avendo esperimentato la sua interiore condizione, aggiungeva: "togliesti, o Dio, da me la tua faccia e sono pieno di tristezza" (Sal 29,8). Tuttavia quegli frattanto non disperava, ma pregava Iddio più insistentemente, dicendo: "A te, Signore, innalzerò la mia voce, innalzerò la mia preghiera al mio Dio"(Sal 29,9). Ricavava alla fine il frutto della sua orazione, e proclamava di essere stato esaudito, con queste parole: "Il Signore mi udì ed ebbe misericordia di me; il Signore è venuto in mio soccorso" (Sal 29,11). Come? "Mutasti - disse - il mio pianto in gioia, e mi circondasti di letizia" (Sal 29,12). Poiché così avvenne per i grandi santi, noi deboli e poveri, non dobbiamo disperarci, se siamo ora ferventi, ora tiepidi; ché lo spirito viene e se ne parte, a suo piacimento. E' per questo che il santo Giobbe diceva: "Lo visiti alla prima luce, ma tosto lo metti alla prova" (Gb 7,18).
3.
Su che cosa posso io fare affidamento, in
chi posso io confidare? Soltanto nella grande misericordia divina e nella
speranza della grazia celeste. Persone amanti del bene, che mi stiano vicine,
devoti confratelli, amici fedeli, libri edificanti ed eccellenti trattati,
dolcezza di canti e di inni: anche se avessi tutte queste cose, poco mi
aiuterebbero e avrebbero per me ben poco sapore, quando io fossi abbandonato
dalla grazia e lasciato nella mia miseria. Allora, il rimedio più efficace sta
nel saper attendere con pazienza, sprofondandosi nella volontà di Dio. Non ho
mai trovato un uomo che avesse devozione e pietà tanto grandi da non sentire
talvolta venir meno la grazia o da non avvertire un affievolimento del suo
fervore. Non ci fu mai un santo rapito così in alto e così illuminato, da non
subire, prima o poi, la tentazione. Infatti, chi non è provato da qualche
tribolazione non è degno di una profonda contemplazione di Dio. Ché la
tentazione di oggi è segno di una divina consolazione di domani; la quale viene,
appunto, promessa a coloro che sono stati provati dalla tentazione. A colui che
avrà vinto, dice, "concederò di mangiare dell'albero della vita" (Ap 2,7). In
effetti, la consolazione divina viene data affinché l'uomo sia più forte nel
sostenere le avversità; poi viene la tentazione, affinché egli non si
insuperbisca di quello stato di consolazione. Non dorme il diavolo, e la carne
non è ancor morta. Perciò non devi smettere mai di prepararti alla lotta, perché
da ogni parte ci sono nemici, che non si danno riposo.
LA
GRATITUDINE PER LA GRAZIA DIVINA
1.
Perché vai cercando quiete, dal momento
che sei nato per la tribolazione? Disponiti a patire, più che ad essere
consolato; a portare la croce, più che a ricevere gioia. Anche tra coloro che
vivono nel mondo, chi non sarebbe felice - se potesse ottenerli in ogni momento
- di non avere il conforto e la letizia dello spirito, poiché le gioie
spirituali superano tutti i piaceri mondani e le delizie materiali? Le delizie
del mondo sono tutte vuote o poco buone; mentre le delizie spirituali, esse
soltanto, sono veramente piene di gioia ed innocenti, frutto delle virtù e dono
soprannaturale di Dio agli spiriti puri. In verità però nessuno può godere a suo
talento di queste divine consolazione, perché il tempo della tentazione non dà
lunga tregua. E poi una falsa libertà di spirito e una eccessiva fiducia in se
stessi sono di grande ostacolo a questa visita dall'alto. Dio ci fa dono dandoci
la consolazione della grazia; ma l'uomo risponde in modo riprovevole se non
attribuisce tutto a Dio con gratitudine. E così non possono fluire su di noi i
doni della grazia, perché non sentiamo gratitudine per colui dal quale essa
proviene e non riportiamo tutto alla sua fonte originaria. La grazia sarà sempre
dovuta a chi è giustamente grato; mentre al superbo sarà tolto quello che suole
esser dato all'umile. Non voglio una consolazione che mi tolga la compunzione
del cuore; non desidero una contemplazione che mi porti alla superbia. Ché non
tutto ciò che è alto è santo; non tutto ciò che è soave è buono; non tutti i
desideri sono puri; non tutto ciò che è caro è gradito a Dio. Invece, accolgo
con gioia una grazia che mi faccia essere sempre più umile e timorato, e che mi
renda più pronto a lasciare me stesso. Colui che è stato formato dal dono della
grazia ed ammaestrato dalla dura sottrazione di essa, non oserà mai attribuirsi
un briciolo di bene; egli riconoscerà piuttosto di essere povero e nudo.
2.
Da' a Dio ciò che è di Dio, e attribuisci
a te ciò che è tuo: mostrati riconoscente a Dio per la grazia, e a te
attribuisci soltanto il peccato, cosciente di meritare una pena per la colpa
commessa. Mettiti al posto più basso, e ti sarà dato il più alto; giacché la
massima elevazione non si ha che con il massimo abbassamento. I santi più alti
agli occhi di Dio sono quelli che, ai propri occhi , sono i più bassi; essi
hanno una gloria tanto più grande quanto più si sono sentiti umili. Ripieni
della verità e della gloria celeste, non desiderano la vana gloria di questo
mondo; basati saldamente in Dio, non possono in alcun modo insuperbire. Essi,
che attribuiscono a Dio tutto quel che hanno ricevuto di bene, non vanno
cercando di essere esaltati l'uno dall'altro, ma vogliono invece quella gloria,
che viene soltanto da Dio; aspirano e sono tutti tesi a questo: che, in loro
stessi e in tutti i beati, sia lodato Iddio sopra ogni cosa. Sii dunque
riconoscente anche per la più piccola cosa; così sarai degno di ricevere doni
più grandi. La cosa più piccola sia per te come la più grande; quello che è più
disprezzabile sia per te come un dono straordinario. Se si guarda all'altezza di
colui che lo dà, nessun dono sembrerà piccolo o troppo poco apprezzabile. Non è
piccolo infatti ciò che ci viene dato dal Dio eccelso. Anche se ci desse pene e
tribolazioni, tutto questo deve esserci gradito, perché il Signore opera sempre
per la nostra salvezza, qualunque cosa permetta che ci accada. Chi vuol
conservare la grazia divina, sia riconoscente quando gli viene concessa, e
sappia sopportare quando gli viene tolta; preghi perché essa ritorni, sia
prudente ed umile affinché non abbia a perderla.
SCARSO E'
IL NUMERO DI COLORO CHE AMANO LA CROCE DI GESU'
1.
Oggi, di innamorati del suo regno celeste,
Gesù ne trova molti; pochi invece ne trova di pronti a portare la sua croce.
Trova molti desiderosi di consolazione, pochi desiderosi della tribolazione,
molti disposti a sedere a mensa, pochi disposti a digiunare. Tutti desiderano
godere con Lui, pochi vogliono soffrire per Lui. Molti seguono Gesù fino alla
distribuzione del pane, pochi invece fino al momento di bere il calice della
passione. Molti guardano con venerazione ai suoi miracoli, pochi seguono
l'ignominia della croce. Molti amano Iddio fin tanto che non succedono
avversità. Molti lo lodano e lo benedicono soltanto mentre ricevono da lui
qualche consolazione; ma, se Gesù si nasconde e li abbandona per un poco, cadono
in lamentazione e in grande abbattimento. Invece coloro che amano Gesù per Gesù,
non già per una qualche consolazione propria, lo benedicono nella tribolazione e
nella angustia del cuore, come nel maggior gaudio spirituale. E anche se Gesù
non volesse mai dare loro una consolazione, ugualmente vorrebbero sempre lodarlo
e ringraziarlo.
2.
Oh!, quanta è la potenza di un amore
schietto di Gesù, non commisto con alcun interesse ed egoismo! Forse che non si
debbono definire quali mercenari tutti quelli che vanno sempre cercando
consolazione? Forse che non si dimostrano più innamorati di sé che di Cristo
quelli che pensano sempre al proprio utile e al proprio vantaggio? Dove si
troverà uno che voglia servire Iddio senza ricompensa? E' difficile trovare chi
sia spiritualmente così alto da voler essere spogliato di ogni cosa. Invero, chi
lo troverà uno veramente povero nello spirito e distaccato da ogni creatura? Il
suo pregio è come quello di cose provenienti da lontano, dagli estremi confini
della terra (Pro 31,10). Anche se uno si spogliasse di tutte le sue sostanze (Ct
8,7), non è ancor nulla; anche se facesse grande penitenza, è ancora poca cosa;
anche se avesse appreso ogni scienza, egli è ancora ben lungi dalla meta; anche
se avesse grande virtù e fervente devozione, ancora gli manca molto: cioè la
sola cosa, che gli è massimamente necessaria. Che cosa dunque? Che, abbandonato
tutto, abbandoni anche se stesso, ed esca totalmente da sé, senza che gli
rimanga un briciolo di amore di sé; che, dopo aver compiuto tutto quello che
riconosce suo dovere, sia persuaso di non aver fatto niente; che non faccia gran
conto di ciò che pur possa sembrare grande, ma sinceramente si proclami servo
inutile, come dice la Verità stessa: "Quando avrete fatto tutto ciò che vi è
stato comandato, dite: siamo servi inutili" (Lc 17,10). Allora sì, che uno potrà
essere davvero povero e nudo spiritualmente, e dire col profeta: "Sono
abbandonato e povero" (Sal 24,16). Ma nessuno è più ricco, nessuno più potente,
nessuno più libero di costui, che sa abbandonare se stesso e ogni cosa e porsi
all'ultimo posto.
LA VIA
MAESTRA DELLA SANTA CROCE
1.
Per molti è questa una parola dura:
rinnega te stesso, prendi la tua croce e segui Gesù (Mt 16,24; Lc 9,23). Ma sarà
molto più duro sentire, alla fine, questa parola: "allontanatevi da me
maledetti, nel fuoco eterno" (Mt 25,41). In verità coloro che ora accolgono
volonterosamente la parola della croce non avranno timore di sentire, in quel
momento, la condanna eterna. Ci sarà nel cielo questo segno della croce, quando
il Signore verrà a giudicare. In quel momento si avvicineranno, con grande
fiducia, a Cristo giudice tutti i servi della croce, quelli che in vita si
conformarono al Crocefisso. Perché, dunque, hai paura di prendere la croce, che
è la via per il regno? Nella croce è la salvezza; nella croce è la vita; nella
croce è la difesa dal nemico; nella croce è il dono soprannaturale delle
dolcezze del cielo; nella croce sta la forza delle mente e la letizia dello
spirito; nella croce si assommano le virtù e si fa perfetta la santità. Soltanto
nella croce si ha la salvezza dell'anima e la speranza della vita eterna.
Prendi, dunque, la tua croce, e segui Gesù; così entrerai nella vita eterna. Ti
ha preceduto lui stesso, portando la sua croce (Gv 19,17) ed è morto in croce
per te, affinché anche tu portassi la tua croce, e desiderassi di essere anche
tu crocefisso. Infatti, se sarai morto con lui, con lui e come lui vivrai. Se
gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai compagni anche nella
gloria.
2. Ecco, tutto dipende dalla croce, tutto è definito con la morte. La sola strada che porti alla vita e alla vera pace interiore, è quella della santa croce e della mortificazione quotidiana. Va' pure dove vuoi, cerca quel che ti piace, ma non troverai, di qua o di là, una strada più alta e più sicura della via della santa croce. Predisponi pure ed ordina ogni cosa, secondo il tuo piacimento e il tuo gusto; ma altro non troverai che dover sopportare qualcosa, o di buona o di cattiva voglia troverai cioè sempre la tua croce. Infatti, o sentirai qualche dolore nel corpo o soffrirai nell'anima qualche tribolazione interiore. Talvolta sarà Dio ad abbandonarti, talaltra sarà il prossimo a metterti a dura prova; di più, frequentemente, sarai tu di peso a te stesso. E non potrai trovare conforto e sollievo in alcuno modo; ma dovrai sopportare tutto ciò fino a che a Dio piacerà. Dio, infatti, vuole che tu impari a soffrire tribolazioni senza consolazione, e che ti sottometta interamente a lui, facendoti più umile per mezzo della sofferenza. Nessuno sente così profondamente la passione di Cristo, come colui al quale sia toccato di soffrire cose simili. La croce è, dunque, sempre pronta e ti aspetta dappertutto; dovunque tu corra non puoi sfuggirla, poiché, in qualsiasi luogo tu giunga, porti e trovi sempre te stesso. Volgiti verso l'alto o verso il basso, volgiti fuori o dentro di te, in ogni cosa troverai la croce. In ogni cosa devi saper soffrire, se vuoi avere la pace interiore e meritare il premio eterno.
3.
Se porti la croce di buon animo, sarà essa
a portarti e a condurti alla meta desiderata, dove ogni patimento avrà quella
fine che quaggiù non può aversi in alcun modo. Se invece la croce tu la porti
contro voglia, essa ti peserà; aggraverai te stesso, e tuttavia la dovrai
portare, Se scansi una croce, ne troverai senza dubbio un'altra, e forse più
grave. Credi forse di poter sfuggire a ciò che nessun mortale poté mai evitare?
Quale santo stesse mai in questo mondo senza croce e senza tribolazione? Neppure
Gesù Cristo, nostro signore, durante la sua vita, passò una sola ora senza il
dolere della passione. "Era necessario - diceva - che il Cristo patisse, e
risorgesse da morte per entrare nella sua gloria" (Lc 24,26 e 46). E perché mai
tu vai cercando una via diversa da questa via maestra, che è quella della santa
croce? Tutta la vita di Cristo fu croce e martirio e tu cerchi per te riposo e
gioia? Sbagli, sbagli se cerchi qualcosa d'altro, che non sia il patire
tribolazioni; perché tutta questa vita mortale è piena di miseria e segnata
tutt'intorno da croci. Spesso, quanto più uno sarà salito in alto progredendo
spiritualmente, tanto più pesanti saranno le croci che troverà, giacché la
sofferenza del suo esilio su questa terra aumenta insieme con l'amore di Dio.
4.
Tuttavia, costui, in mezzo a tante
afflizioni, non manca di consolante sollievo, giacché, sopportando la sua croce,
sente crescere in sé un frutto grandissimo; mentre si sottopone alla croce
volontariamente, tutto il peso della tribolazione si trasforma in sicura fiducia
di conforto divino. Quanto più la carne è prostrata da qualche afflizione, tanto
più lo spirito si rafforza per la grazia interiore. Anzi, talvolta, per amore di
conformarsi alla croce di Cristo, uno si rafforza talmente, nel desiderare
tribolazioni e avversità, da non voler essere privato del dolore e
dell'afflizione giacché si sente tanto più accetto a Dio quanto più numerosi e
gravosi sono i mali che può sopportare Cristo. Non che ciò avvenga per forza
umana, ma per la grazia di Cristo; la quale tanto può e tanto fa, nella nostra
fragile carne, da farle affrontare ed amare con fervore di spirito ciò che, per
natura, essa fugge e abortisce. Non è secondo la natura umana portare e amare la
croce, castigare il corpo e ridurlo in schiavitù, fuggire gli onori, sopportare
lietamente le ingiurie, disprezzare se stesso e desiderare di essere
disprezzato; infine, soffrire avversità e patimenti, senza desiderare, in alcun
modo, che le cose vadano bene quaggiù. Se guardi alle tue forze, non potresti
far nulla di tutto questo. Ma se poni la tua fiducia in Dio, ti verrà forza dal
cielo, e saranno sottomessi al tuo comando il mondo e la carne. E neppure avrai
a temere il diavolo nemico, se sarai armato di fede e porterai per insegna la
croce di Cristo. Disponiti dunque, da valoroso e fedele servo di Cristo, a
portare virilmente la croce del tuo Signore, crocefisso per amor tuo. Preparati
a dover sopportare molte avversità e molti inconvenienti, in questa misera vita.
Così sarà infatti per te, dovunque tu sia; questo, in realtà, troverai, dovunque
tu ti nasconda. Ed è una necessità che le cose stiano così. Non c'è rimedio o
scappatoia dalla tribolazione, dal male o dal dolore, fuor di questo, che tu li
sopporti. Se vuoi essere amico del Signore ed essergli compagno, bevi avidamente
il suo calice. Quanto alle consolazioni, rimettiti a Dio: faccia lui, con
queste, come meglio gli piacerà. Ma, da parte tua, disponiti a sopportare le
tribolazioni, considerandole come le consolazioni più grandi; giacché "i
patimenti di questa nostra vita terrena", anche se tu li dovessi, da solo,
sopportare tutti, "non sono nulla a confronto della conquista della gloria
futura" (Rm 8,18).
5.
Quando sarai giunto a questo punto, che la
sofferenza ti sia dolce e saporosa per amore di Cristo, allora potrai dire di
essere a posto, perché avrai trovato un paradiso in terra. Invece, fino a che il
patire ti sia gravoso e tu cerchi di fuggirlo, non sarai a posto: ti terrà
dietro dappertutto la serie delle tribolazioni. Ma le cose poi andranno subito
meglio, e troverai pace, se ti sottoporrai a ciò che è inevitabile, e cioè a
patire e a morire. Anche se tu fossi innalzato fino al terzo cielo, come Paolo,
non saresti affatto sicuro, con ciò, di non dover sopportare alcuna contrarietà.
"Io gli mostrerò - dice Gesù - quante cose egli debba patire per il mio nomo"
(At 9,16). Dunque, se vuoi davvero amare il Signore e servirlo per sempre,
soltanto il patire ti rimane. E magari tu fossi degno di soffrire qualcosa per
il nome di Gesù! Quale grande gloria ne trarresti; quale esultanza ne avrebbero
i santi; e quanto edificazione ne riceverebbero tutti! Saper patire è cosa che
tutti esaltano a parole; sono pochi però quelli che vogliono patire davvero.
Giustamente dovresti preferire di patire un poco per Cristo, dal momento che
molti sopportano cose più gravose per il mondo.
6.
Sappi per certo di dover condurre una vita
che muore; sappi che si progredisce nella vita in Dio quanto più si muore a se
stessi. Nessuno infatti può comprendere le cose del cielo, se non si adatta a
sopportare le avversità per Cristo. Nulla è più gradito a Dio, nulla è più utile
per te, in questo mondo, che soffrire lietamente per Cristo. E se ti fosse dato
di scegliere, dovresti preferire di sopportare le avversità per amore di Cristo,
piuttosto che essere allietato da molte consolazioni; giacché saresti più simile
a Cristo e più conforme a tutti i santi. Infatti, il nostro merito e il
progresso della nostra condizione non consistono nelle frequenti soavi
consolazioni, ma piuttosto nelle pesanti difficoltà e nelle tribolazioni da
sopportare. Ché, se ci fosse qualcosa di meglio e di più utile per la salvezza
degli uomini, Cristo ce lo avrebbe certamente indicato, con la parola e con
l'esempio. Invece egli esortò apertamente i discepoli che stavano con lui, e
tutti coloro che desideravano mettersi al suo seguito, dicendo: "Se uno vuol
venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mt
16,24; Lc 9,23). Dunque, la conclusione finale, attentamente lette e meditate
tutte queste cose, sia questa, "che per entrare nel regno di Dio, occorre
passare attraverso molte tribolazioni" (At 14,22).
FINISCONO LE
ESORTAZIONI
CHE CI INDUCONO ALL'INTERIORITÀ.