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Libro III
INCOMINCIA IL LIBRO DELLA CONSOLAZIONE INTERIORE
CRISTO PARLA INTERIORMENTE ALL'ANIMA FEDELE
1.
"Darò ascolto
a quello che stia per dire dentro di me il Signore" (Sal 84,9). Beata l'anima
che ascolta il Signore che le parla dentro, e accoglie dalla sua bocca la parola
di consolazione. Beate le orecchie che colgono la preziosa e discreta voce di
Dio, e non tengono alcun conto dei discorsi di questo mondo. Veramente beate le
orecchie che danno retta, non alla voce che risuona dal di fuori, ma alla
verità, che ammaestra dal di dentro. Beati gli occhi, che, chiusi alle cose
esteriori, sono attenti alle interiori. Beati coloro che sanno penetrare ciò che
è interiore e si preoccupano di prepararsi sempre più, con sforzo quotidiano, a
comprendere le cose arcane del cielo. Beati coloro che bramano di dedicarsi a
Dio, sciogliendosi da ogni impaccio temporale.
2.
Comprendi tutto
ciò, anima mia, e chiudi la porta dei sensi, affinché tu possa udire quello che
ti dice interiormente Iddio, tuo signore. Questo dice il tuo diletto: "Io sono
la tua salvezza" (Sal 34,3), la tua pace, la tua vita; stai accanto a me e
troverai la pace; lascia tutte le cose che passano, cerca le cose eterne. Che
altro sono le cose corporali, se non illusioni? E a che gioveranno tutte le
creature, se sarai abbandonata dal Creatore? Oh, anima mia, rinuncia a tutto e
fatti cara e fedele al tuo Creatore, così da poter raggiungere la vera
beatitudine.
SI FA
SENTIRE DENTRO DI NOI SENZA ALTISONANTI PAROLE
1.
"Parla, o
Signore, il tuo servo ti ascolta" (1 Sam 3,10). "Io sono il tuo servo; dammi
luce per apprezzare quello che tu proclami" (Sal 118,125). Disponi il mio cuore
alle parole della tua bocca; il tuo dire discenda come rugiada. Dissero una
volta a Mosè i figli di Israele: "Parlaci tu, e potremo ascoltarti; non ci parli
il Signore, affinché non avvenga che ne moriamo" (Es 20,19). Non così, la mia
preghiera, o Signore. Piuttosto, con il profeta Samuele, in umiltà e pienezza di
desiderio, io ti chiedo ardentemente: "Parla, o Signore, il tuo servo ti
ascolta" (1 Sam 3,10). Non mi parli Mosè o qualche altro profeta; parlami invece
tu, Signore Dio, che ispiri e dai luce a tutti i profeti: tu solo, senza di
loro, mi puoi ammaestrare pienamente; quelli, invece, senza di te, non
gioverebbero a nulla. Possono, è vero, far risuonare parole, ma non danno lo
spirito; parlano bene, ma, se tu non intervieni, non accendono il cuore;
lasciano degli scritti, ma sei tu che ne mostri il significato; presentano i
misteri, ma sei tu che sveli il senso di ciò che sta dietro al simbolo; emettono
ordini, ma sei tu che aiuti ad eseguirli; indicano la strada , ma sei tu che
aiuti a percorrerla. Essi operano solamente all'esterno, ma tu prepari ed
illumini i cuori; essi irrigano superficialmente, ma tu rendi fecondi; essi
fanno risuonare delle parole, ma sei tu che aggiungi all'ascolto il potere di
comprendere.
2.
Non mi parli dunque
Mosè; parlami tu, Signore mio Dio, verità eterna, affinché, se ammonito solo
esteriormente e privo di fuoco interiore, io non resti senza vita e non mi
isterilisca; affinché non mi sia di condanna la parola udita non tradotta in
pratica, conosciuta ma non amata, creduta ma non osservata. "Parla, dunque, o
Signore, il tuo servo ti ascolta" (1 Sam 3,10): "tu hai infatti parole di vita
eterna" (Gv 6,69). Parlami, affinché scenda un po' di consolazione all'anima
mia, e tutta la mia vita sia purificata. E a te sia lode e onore perpetuo.
DARE UMILE
ASCOLTO ALLA PAROLA DI DIO, DA MOLTI NON MEDITATA A DOVERE
1. Ascolta, figlio, le mie parole; parole dolcissime, più alte di tutta la dottrina dei filosofi e dei sapienti di questo mondo. "Le mie parole sono spirito e vita" (Gv 6,63), e non vanno valutate secondo l'umano sentire. Non si debbono convertire in vano compiacimento; ma si debbono ascoltare nel silenzio, accogliendole con tutta umiltà e con grande amore. E dissi: "Beato colui che sarà stato formato da te, o Signore, e da te istruito intorno alla legge, così che gli siano alleviati i giorni del dolore" ed egli non sia desolato su questa terra (Sal 93,12s). Io, dice il Signore, fin dall'inizio ammaestrai i profeti, e ancora non manco di parlare a tutti. Ma molti sono sordi e duri alla mia voce. Numerosi sono coloro che ascoltano più volentieri il mondo che Dio, e seguono più facilmente i desideri della carne che la volontà di Dio. Il mondo promette cose da poco e che durano ben poco; eppure ci si fa schiavi del mondo, con grande smania. Io prometto cose grandissime ed eterne; eppure il cuore degli uomini resta torbido. Chi mai mi obbedisce e mi serve con tanto zelo, come si serve al mondo a ai suoi padroni? "Arrossisci, o Signore, così dice il mare" (Is 23,4). E se vuoi sapere il perché, ascolta. Per uno scarso vantaggio si percorre un lungo cammino; ma. Per la vita eterna, molti a stento alzano da terra un piede. Si corre dietro ad un modesto guadagno; talora, per un soldo, si litiga vergognosamente; per una cosa da nulla e dietro una piccola speranza non si esita a faticare giorno e notte; ma - cosa spudorata - per un bene che non viene meno, per un premio inestimabile, per l'onore più grande e la gloria che non ha fine, si stenta a faticare anche un poco.
2.
Arrossisci, dunque,
servo pigro e lamentoso; ché certuni sono più pronti ad andare alla perdizione
di quanto non sia pronto tu ad andare alla vita: trovano essi più gioia in cose
false di quanta ne trovi tu nella verità. Eppure essi sono ben spesso traditi
dalla loro speranza, mentre la mia promessa non delude nessuno, né lascia a mani
vuote colui che confida in me. Quel che ho promesso, darò; quel che ho detto
adempirò, purché uno sia rimasto costante, sino alla fine, nel mio amore. Io
sono colui che compenserà tutti i buoni e metterà severamente alla prova tutte
le persone devote. Scrivi le mie parole nel tuo cuore e meditale attentamente;
ti saranno molto utili nell'ora della tentazione. Quello che non avrai capito
alla prima lettura, lo comprenderai nel giorno in cui io verrò a te. Due sono i
modi con i quali io visito i miei eletti; la tentazione e la consolazione. Due
sono le lezioni che io do loro ogni giorno; una, rimproverando i loro vizi,
l'altra, esortandoli a rafforzare le loro virtù. Colui che, avendo ricevuto "le
mie parole, le disprezza, avrà chi lo giudica". Nell'ultimo giorno (Gv 12,48).
Preghiera per chiedere la grazia della devozione.
3.
Signore mio Dio, tu
sei tutto il mio bene. E io, chi sono per osare di rivolgermi a te? Sono il tuo
miserabile piccolo servo, un abietto vermiciattolo, molto più misero e
disprezzabile di quanto io stesso non capisca e non osi confessare. Tuttavia,
Signore, ricordati di me, che sono un nulla, nulla ho e nulla valgo. Tu solo sei
buono, giusto e santo; tutto puoi e ogni cosa viene da te; tutto tu colmi,
soltanto il peccatore tu lasci a mani vuote. Ricordati della tua misericordia (Sal
24,6) e riempi il mio cuore con la tua grazia; tu, che non permetti che resti
vana la tua opera. Come potrò sopportare me stesso, in questa misera vita, se tu
non mi conforterai con la tua pietà e con la grazia? Non distogliere da me la
tua faccia, non tardare con la tua visita, non farmi mancare la tua grazia,
affinché l'anima mia non divenga per te come una terra arida (Sal 142,6).
Signore, insegnami a fare la tua volontà (Sal 142,10); insegnami a stare
degnamente e umilmente accanto a te. Tutto tu sai di me, poiché mi conosci
nell'intimo; anzi mi conoscevi prima che il mondo esistesse, prima che io fossi
nato.
INTIMAMENTE UNITI A DIO, IN SPIRITO DI VERITA' E DI UMILTA'
1.
Figlio,
cammina alla mia presenza in spirito di verità, e cercami sempre con semplicità
di cuore. Chi cammina dinanzi a me in spirito di verità sarà protetto dagli
assalti malvagi; la verità lo farà libero da quelli che cercano di sedurlo e dai
perversi, con le loro parole infamanti. Se ti farà libero la verità, sarai
libero veramente e non terrai in alcun conto le vane parole degli uomini. E'
vero, o Signore: ti prego, così mi avvenga, come tu dici. Mi sia maestra la tua
verità; mi custodisca e mi conduca alla meta di salvezza; mi liberi da effetti e
da amori perversi, contrari alla divina volontà. Allora camminerò con te, con
grande libertà di spirito.
2. Io ti insegnerò, dice la Verità, ciò che è retto e mi è gradito. Ripensa con grande, amaro dolore, ai tuoi peccati, e non credere mai di valere qualcosa, per opere buone che tu abbia compiuto. In realtà sei un peccatore, irretito da molte passioni e schiavo di esse. Da te non giungi a nulla: subitamente cadi e sei vinto; subitamente vieni sconvolto e dissolto. Non hai nulla di che ti possa vantare; hai molto, invece, di che ti debba umiliare, giacché sei più debole assi di quanto tu possa capire. Di tutto quello che fai, niente ti sembri grande, prezioso e ammirevole; niente ti sembri meritevole di stima. Alto, lodevole e desiderabile davvero ti sembri soltanto ciò che è eterno. Più di ogni altra cosa, ti sia cara la verità eterna; e sempre ti dispiaccia la tua estrema pochezza. Nulla devi temere, disprezzare e fuggire quanto i tuoi vizi e i tuoi peccati; cose che ti debbono affliggere più di ogni danno materiale.
3.
Ci sono persone che camminano al mio
cospetto con animo non puro: persone che - dimentiche di se stesse e della
propria salvezza, e mosse da una certa curiosità e superbia - vorrebbero
conoscere i miei segreti, e comprendere gli alti disegni di Dio. Costoro cadono
sovente in grandi tentazioni e in grandi peccati per quella loro superbia e
curiosità, che io ho in odio. Mantieni una religiosa riverenza dinanzi al
giudizio divino, dinanzi allo sdegno dell'Onnipotente. Non volere, dunque,
sondare l'operato dell'Altissimo. Esamina invece le tue iniquità: in quante cose
hai errato e quante cose buone hai tralasciato. Ci sono alcuni che fanno
consistere la loro pietà soltanto nelle letture, nelle immagini sacre e nelle
raffigurazioni esteriori e simboliche; altri mi hanno sulla bocca, ma poco c'è
nel loro cuore. Ci sono invece altri che, illuminati nella mente e puri nei loro
affetti, anelando continuamente alle cose eterne, provano fastidio a sentir
parlare di cose terrene e soffrono ad assoggettarsi a ciò che la natura impone.
Sono questi che ascoltano ciò che dice, dentro di loro, lo spirito di verità. Il
quale li ammaestra a disprezzare le cose di questa terra e ad amare quelle del
cielo; ad abbandonare il mondo e ad aspirare, giorno e notte, al cielo.
MIRABILI EFFETTI DELL'AMORE VERSO DIO
1.
Ti benedico,
o Padre celeste, padre del mio Signore Gesù Cristo, perché ti sei degnato di
ricordarti della mia miseria. Ti ringrazio, o Padre delle misericordie, Dio di
ogni consolazione (2Cor 1,3), che, con il tuo conforto, talora mi ritempri,
quantunque io ne sia totalmente indegno. In ogni momento ti benedico e do gloria
a te, con l'unigenito tuo Figlio e con lo Spirito Santo Paraclito, per tutti i
secoli. Oh!, mio Signore, che sei santo e mi ami, come esulteranno tutte le mie
viscere, quando verrai nel mio cuore! "In te è la mia gloria, la gioia del mio
cuore, la mia speranza e il mio rifugio nel giorno della tribolazione" (Sal 3,4;
118; 111; 58,17). Poiché, però, il mio amore per te è ancora fiacco, e deboli
sono le mie forze, ho bisogno del tuo aiuto e del tuo conforto. Vieni a me,
dunque, il più spesso, e istruiscimi nella via della santità; liberami dalle
passioni malvage e risana il mio cuore da tutti gli affetti sregolati, cosicché,
interiormente risanato e del tutto purificato, io diventi pronto nell'amarti,
forte nel patire, fermo nel perseverare.
2.
Grande cosa è
l'amore. Un bene grande, veramente. Un bene che, solo, rende leggera ogni cosa
pesante e sopporta tranquillamente ogni cosa difficile; porta il peso, senza
fatica, e rende dolce e gustosa ogni cosa amara. Il nobile amore di Gesù spinge
ad operare grandi cose e suscita desideri di sempre maggiore perfezione. L'amore
aspira a salire in alto, senza essere trattenuto da alcunché di terreno. Esige
di essere libero e staccato da ogni affetto umano, cosicché non abbia ostacoli a
scrutare nell'intimo, non subisca impacci per interessi temporali, non sia
sopraffatto da alcuna difficoltà. Niente è più dolce dell'amore; niente è più
forte, più alto o più grande: niente, né in cielo né in terra, è più colmo di
gioia, più completo o più buono: perché l'amore nasce da Dio e soltanto in Dio,
al di sopra di tutte le cose create, può trovare riposo. Chi ama vola, corre
lietamente; è libero, e non trattenuto da nulla; dà ogni cosa per il tutto, e ha
il tutto in ogni cosa, perché trova la sua pace in quell'uno supremo, dal quale
discende e proviene tutto ciò che è buono; non guarda a ciò che gli viene
donato, ma, al di là dei doni, guarda a colui che dona. Spesso l'amore non
consce misura, in un fervore che oltrepassa ogni confine. L'amore non sente
gravezza, non tiene conto della fatica, anela a più di quanto non possa
raggiungere, non adduce a scusa la sua insufficienza, perché ritiene che ogni
cosa gli sia possibile e facile. Colui che ama può fare ogni cosa, e molte cose
compie e manda ad effetto; mentre colui che non ama viene meno e cade. L'amore
vigila; anche nel sonno, non s'abbandona; affaticato, non è prostrato; legato,
non si lascia costringere; atterrito, non si turba: erompe verso l'alto e
procede sicuro, come fiamma viva, come fiaccola ardente.
3.
Questo mio grido
l'intende appieno colui che possiede amore. Un grande grido agli orecchi di Dio
è lo slancio stesso ardente dell'anima, che esclama: Dio mio, mio amore, tu sei
interamente mio ed io sono interamente tua. Accrescimi nell'amore, affinché io
impari a gustare nell'intimo quanto l'amore è soave; impari a sciogliermi
nell'amore e ad immergermi in esso. Che io sia tutto preso dall'amore, che mi
elevi sopra me stesso, in estasi appassionata, che io canti il canto dell'amore
e che mi innalzi con te, o mio diletto; venga meno, nel lodarti, l'anima mia,
nella gioia dell'amore. Che io ti ami più che me stesso, e me stesso soltanto
per te; che in te io ami tutti coloro che ti amano veramente, come comanda la
legge dell'amore, luce che da te proviene.
4.
L'amore è
sollecito, sincero e devoto; lieto e sereno; forte e paziente; fedele e
prudente; longanime; virile e sempre dimentico di sé: ché, se uno cerca se
stesso, esce fuori dall'amore. L'amore è attento, umile e sicuro; non fiacco,
non leggero, né intento a cose vuote; sobrio, casto, costante, quieto e
vigilante nei sensi. L'amore è sottomesso, basso e disprezzato ai suoi propri
occhi; devoto e grato a Dio. In Dio confida e spera sempre, anche quando non lo
sente vicino, perché non si vive nell'amore senza dolore. Colui che non è pronto
a soffrire ogni cosa e ad ubbidire al suo Diletto, non è degno di essere
chiamato uomo d'amore; questi deve abbracciare con slancio tutte le avversità e
le amarezze per il suo Diletto, senza da ciò deflettere, qualsiasi evidenza si
frapponga.
CHI HA
VERO AMORE, COME NE DA' PROVA
1.
Figlio,
ancora non sei forte e saggio nell'amore. Perché, o Signore? Perché, per una
piccola contrarietà lasci la strada intrapresa e troppo avidamente cerchi
consolazione. Chi è forte nell'amore, regge alle tentazioni e non crede alla
suadente furbizia del nemico. Come gli sono caro nella prosperità, così gli sono
caro nelle avversità. Chi è saggio nell'amore non guarda tanto al pregio del
dono, quanto all'amore di colui che dona. Guarda più all'affetto che al prezzo,
e pone tutti i doni al di sotto della persona amata. Chi è nobile nell'amore non
si appaga nel dono, ma si appaga in me, al di sopra di qualunque dono. Se
talvolta, verso di me, o verso i miei santi, hai l'animo meno ben disposto di
quanto vorresti, non per questo tutto è perduto. Quell'amore che talora senti,
buono e dolce, è effetto della grazia presente in te; è, per così dire, un primo
assaggio della patria celeste. Ma è cosa su cui non bisogna fare troppo conto,
perché non è ferma e costante.
2.
Segno di
virtù e di grande merito, è questo: lottare quando si affacciano cattivi impulsi
dell'animo, e disprezzare le suggestioni del diavolo. Dunque non lasciarti
turbare da alcun pensiero che ti venga dal di fuori, di qualsivoglia natura.
Saldamente mantieni, invece, i tuoi propositi, con l'animo diretto a Dio. Non è
una vana illusione che, talvolta, tu sia d'un tratto portato fino all'estremo
rapimento, per poi ritornare subito alle consuete manchevolezze spirituali;
queste infatti non dipendono da te, ma le subisci contro tua voglia. Anzi, fino
a che tali manchevolezze ti disgustano, e ad esse resisti, questo è cosa
meritoria, non già rovinosa per l'anima. Sappi che l'antico avversario tenta in
ogni modo di ostacolare il tuo desiderio di bene, distogliendoti da qualsiasi
esercizio di devozione; distogliendoti, cioè dal culto dei santi, dal pio
ricordo della mia passione, dall'utile pensiero dei tuoi peccati, dalla
vigilanza del tuo cuore; infine dal fermo proponimento di progredire nella
virtù. L'antico avversario insinua molti pensieri perversi, per molestarti e
spaventarti, per distoglierti dalla preghiera e dalle sante letture. Lo disgusta
che uno umilmente si confessi; se potesse, lo farebbe disertare dalla comunione.
Non credergli, non badargli, anche se ti avrà teso sovente i lacci dell'inganno.
Ascrivile a lui, quando ti insinua cose cattive e turpi. Digli: vattene, spirito
impuro; arrossisci, miserabile. Veramente immondo sei tu, che fai entrare nei
miei orecchi cose simili. Allontanati da me, perfido ingannatore; non avrai
alcun posto in me: presso di me starà Gesù, come un combattente valoroso; e tu
sarai svergognato. Preferisco morire e patire qualsiasi pena, piuttosto che
cedere a te. Taci, ammutolisci; non ti ascolterò più, per quante insidie tu mi
possa tendere. "Il Signore è per me luce e salvezza; di chi avrò paura? (Sal
26,1). Anche se fossero eretti contro di me interi accampamenti, il mio cuore
non vacillerà (Sal 26,3). Il Signore è il mio alleato e il mio redentore" (Sal
18,15).
3.
Combatti come un
soldato intrepido. E se talvolta cadi per la tua debolezza, riprendi forza
maggiore, fiducioso in una mia grazia più grande, guardandoti però attentamente
dalla vana compiacenza e dalla superbia: è a causa di esse che molti vengono
indotti in inganno, cadendo talora in una cecità pressoché incurabile. E' questa
rovina degli uomini superbi, stoltamente presuntuosi, che ti deve indurre a
prudenza e ad indefettibile umiltà.
PROTEGGERE
LA GRAZIA SOTTO LA SALVAGUARDIA DELL'UMILTA'
1.
O figlio, è
per te cosa assai utile e sicura tenere nascosta la grazia della devozione; non
insuperbirne, non continuare a parlarne e neppure a ripensarci molto. Disprezza,
invece, temendo questa grazia come data a uno che non ne era degno. Non devi
attaccarti troppo forte a un tale slancio devoto, che subitamente può
trasformarsi in un sentimento contrario. Nel tempo della grazia ripensa a
quanto, di solito, sei misero e povero senza la grazia. Un progresso nella vita
spirituale non lo avrai raggiunto quando avrai avuto la grazia della
consolazione, ma quando, con umiltà, abnegazione e pazienza, avrai saputo
sopportare che essa ti sia tolta. Cosicché, neppure allora, tu sia pigro
nell'amore alla preghiera o lasci cadere del tutto le abituali opere di pietà;
anzi, tu faccia volenterosamente tutto quanto è in te, come meglio potrai e
saprai, senza lasciarti andare del tutto a causa dell'aridità e dell'ansietà
spirituale che senti.
2.
Molti, non appena accade qualcosa di male,
si fanno tosto impazienti e perdono la buona volontà. Ma le vie dell'uomo non
dipendono sempre da lui. E' Dio che può dare e consolare, quando vuole e quanto
vuole e a chi egli vuole; nella misura che gli piacerà e non di più. Molti, poi,
fattisi arditi per il fatto che sentivano la grazia della devozione, procurarono
la loro rovina: essi vollero fare di più di quanto era nelle loro possibilità,
non considerando la propria pochezza e seguendo l'impulso del cuore piuttosto
che il giudizio della ragione. Presunsero di poter fare più di quello che era
nella volontà di Dio; perciò d'un tratto persero la grazia. Essi, che avevano
posto il loro nido nel cielo, restarono a mani vuote, abbandonati alla loro
miseria; cosicché, umiliati e spogliati, imparassero, a non volare con le loro
ali, ma a star sotto le mie ali, nella speranza. Coloro che sono ancora
novellini e inesperti nella via del Signore facilmente si ingannano e cadono, se
non si attaccano al consiglio di persone elette. E se vogliono seguire quello
che loro sembra giusto, anziché affidarsi ad altri più esperti, finiranno male,
a meno che non vogliano ritrarsi dal proprio interno. Coloro che si credono
sapienti di per sé, di rado si lasciano umilmente guidare da altri. Sennonché
uno scarso sapere e una modesta capacità di comprendere, accompagnati
dall'umiltà, valgono di più di un gran tesoro di scienza, accompagnato dal vuoto
compiacimento di sé. E' meglio per te avere poco, piuttosto che molto; del molto
potresti insuperbire.
Non
agisce con sufficiente saggezza colui che, avendo la grazia, si dà interamente
alla gioia, senza pensare alla sua miseria di prima e alla purezza che si deve
aver nel timore di Dio; timore cioè di perdere quella grazia che gli era stata
data. Così non dimostra di avere sufficiente virtù colui che, al momento
dell'avversità o in altra circostanza che lo opprima, si dispera eccessivamente
e concepisce, nei confronti, pensieri e sentimenti di fiducia meno piena di
quanto mi si dovrebbe. Al momento della lotta, si troverà spesso estremamente
abbattuto e pieno di paura proprio colui che, in tempo di quiete, avrà voluto
essere troppo sicuro. Se tu, invece, riuscissi a restare umile e piccolo in te
stesso, e a ben governare e dirigere il tuo spirito non cadresti così facilmente
nel pericolo e nel peccato. Un buon consiglio è questo, che, quando hai
nell'animo uno speciale ardore spirituale, tu consideri bene quello che potrà
accadere se verrà meno tale luce interiore. Quando poi ciò accadesse, pensa che
poi di nuovo possa tornare quella luce che per un certo tempo ti ha tolta, per
tua sicurezza e per la mia gloria. Infatti, subire una simile prova è spesso a
te più utile che godere stabilmente di una situazione tranquilla, secondo il tuo
piacere. In verità i meriti non si valutano secondo questo criterio, che uno
abbia frequenti visioni, o riceva particolari gioie interiori, o sia posto in un
grado più alto. Ma piuttosto secondo questo criterio, che uno sia radicato nella
vera umiltà e ripieno dell'amore divino; che ricerchi sempre soltanto e
interamente di rendere gloria a Dio; che consideri se stesso un nulla; che si
disprezzi veramente e preferisca perfino essere disprezzato ed umiliato dagli
altri, anziché essere
onorato.
LA BASSA
OPINIONE DI SE' AGLI OCCHI DI DIO
1.
"Che io osi
parlare al mio Signore, pure essendo polvere e cenere" (Gn 18,27). Se avrò
tenuto troppo grande opinione di me, ecco tu mi starai dinanzi e le mie iniquità
daranno testimonianza del vero, contro di me; né potrò controbattere. Se invece
mi sarò considerato cosa da poco - riducendomi a un nulla, liberandomi da ogni
reputazione di me stesso, facendomi polvere, quale sono - la tua grazia mi sarà
propizia e la tua luce sarà vicina al mio cuore. Così ogni stima, anche minima,
svanirà per sempre, sommersa nell'abisso della mia umiltà. In tal modo, o Dio,
tu mi mostri a me stesso: che cosa sono e che cosa fui, a che giunsi. Sono un
nulla ì, e neppure me ne rendo conto. Lasciato a me stesso, ecco il nulla; tutto
è manchevolezza. Se, invece, d'un tratto, tu guardi me, immediatamente divento
forte e pieno di nuova gioia. Ed è così veramente meravigliosa questo sentirmi
così improvvisamente sollevato, e così amorosamente abbracciato da te; ché, per
la mia gravezza, sono portato sempre al basso. E' opera, questa, del tuo amore:
senza mio merito esso mi viene incontro, mi aiuta in tante mie varie necessità,
mi mette al riparo da ogni grave pericolo e mi strappa da mali veramente
innumerevoli.
2.
Mi ero perduto,
amandomi di un amore davvero non retto; invece, cercando soltanto te, e con
retto amore, ho travato, ad un tempo, e me stesso e te. Per tale amore mi sono
sprofondato ancor di più nel mio nulla; perché sei tu, che, nella tua grande
bontà, vai, nei mie confronti, al di là di ogni merito, e al di là di quello che
io oso sperare e chiedere. Sii benedetto, o mio Dio, perché, quantunque io non
sia degno di alcun dono, la tua magnanimità e la tua infinita bontà non cessano
di largire benefici anche agli ingrati, che si sono allontanati da te. Portaci
di nuovo a te, affinché siamo pieni di gratitudine, di umiltà e di devozione. Tu
sei infatti il nostro sostegno, la nostra forza, la nostra salvezza.
RIFERIRE
TUTTO A DIO, ULTIMO FINE
1.
O figlio, se veramente desideri farti
santo, devo essere io il tuo supremo ed ultimo fine: un fine che renderà puri i
tuoi affetti, troppo spesso piegati verso te stesso e verso le creature; ed è
male giacché, quando in qualche cosa cerchi te stesso, immediatamente vieni meno
ed inaridisci. Tutto devi dunque ricondurre, in primo luogo, a me; perché tutto
da me proviene. Considera ogni cosa come emanata dal sommo bene, e perciò
riferisci tutto a me, come alla sua origine. Acqua viva attingono a me, come a
fonte viva, l'umile e il grande, il povero e il ricco. Colui che si mette al mio
servizio, con spontaneità e libertà di spirito, riceverà grazia. Invece colui
che cerca onore e gloria, non in me, ma altrove; colui che cerca diletto in ogni
bene particolare non godrà di quella gioia vera e duratura che allarga il cuore.
Anzi incontrerà molti ostacoli ed angustie.
2.
Nulla di ciò che è
buono devi ascrivere a te; nessuna capacità, devi attribuire ad un mortale.
Riconosci, invece, che tutto è di Dio, senza del quale nulla ha l'uomo. Tutto è
stato dato da me, tutto voglio riavere; e chiedo con forza che l'uomo me ne sia
grato. E' questa la verità, che mette in fuga ogni inconsistente vanteria.
Quando verranno la grazia celeste e il vero amore, allora scompariranno
l'invidia e la grettezza del cuore; perché l'amore di Dio vince ogni cosa e
irrobustisce le forze dell'anima. Se vuoi essere saggio, poni la tua gioia e la
tua speranza soltanto in me. Infatti "nessuno è buono; buono è soltanto Iddio" (Lc
18,19). Sia egli lodato, al di sopra di ogni cosa; e sia in ogni cosa benedetto.
DOLCE
COSA, ABBANDONARE IL MONDO E SERVIRE A DIO
1.
Parlerò
ancora, e non tacerò; dirò all'orecchio del mio Dio, mio signore e mio re, che
sta nei cieli: se "è tanto grande e sovrabbondante, o Signore, la dolcezza che
hai preparato per coloro che ti temono" (Sal 30,20), che cosa sei tu, per coloro
che ti amano e per coloro che ti servono con tutto il cuore? Davvero ineffabile
è la dolcezza della tua contemplazione, che tu concedi a coloro che ti amano.
Ecco dove massimamente mostrasti la soavità del tuo amore per me: non ero, e mi
hai creato; mi ero allontanato da te, e tu mi hai ricondotto a servirti; infine
mi hai comandato di amarti. Oh!, fonte di eterno amore, che potrò dire di te;
come mi potrò dimenticare di te, che ti sei degnato di ricordarti di me, dopo
che mi ero perduto nel marciume? Hai usato misericordia con il tuo servo, al di
là di ogni speranza; gli hai offerto grazia ed amicizia, al di là di ogni
merito. Che cosa mai potrò dare in cambio di un tal beneficio? Giacché non a
tutti è concesso di abbandonare ogni cosa, di rinunciare al mondo e di scegliere
la vita del monastero.
2.
E' forse gran
cosa che io serva a te, al quale ogni creatura deve servire? Non già il servirti
mi deve sembrare gran cosa; piuttosto mi deve sembrare grande e meraviglioso che
tu, unendolo ad eletti tuoi servi, ti degni di accogliere quale servo, uno come
me, così misero e privo di meriti. A te appartiene chiaramente tutto ciò che io
posseggo e con cui ti servo. E invece sei tu che mi servi, più di quanto io non
serva te. Ecco, tutto fanno prontamente, secondo il tuo comando, il cielo e la
terra, che tu hai creati per servizio dell'uomo. E questo è ancor poco; ché
anche gli angeli li hai predisposti per servizio dell'uomo. Ma, al di sopra di
tutto ciò, sta il fatto che tu stesso ti sei degnato di servire l'uomo,
promettendogli in dono te stesso. E io che darò, in cambio di tutti questi
innumerevoli benefici? Potessi stare al tuo servizio tutti i giorni della mia
vita; potessi almeno riuscire a servirti degnamente per un solo giorno. In
verità, a te è dovuto ogni servizio, ogni onore e ogni lode, in eterno. In
verità tu sei il mio Signore, ed io sono il tuo misero servo, che deve porre al
tuo servizio tutte le sue forze, senza mai stancarsi di cantare le tue lodi.
Questo è il mio desiderio, questa è la mia volontà. Degnati tu di supplire alle
mie deficienze.
3.
Mettersi al tuo
servizio, disprezzando ogni cosa per amor tuo, è grande onore e grande merito.
Infatti, coloro che si saranno sottoposti spontaneamente al tuo santo servizio
avranno grazia copiosa. Coloro che, per tuo amore, avranno lasciato ogni piacere
della carne troveranno la soave consolazione dello Spirito Santo. Coloro che,
per il tuo nome, saranno entrati nella via stretta, lasciando ogni cosa mondana,
conseguiranno una grande libertà interiore. Quanto è grato e lieto questo
servire a Dio, che rende l'uomo veramente libero e santo. Quanto è benedetta la
condizione del religioso servizio, che rende l'uomo simile agli angeli:
compiacenza di Dio, terrore dei demoni, esempio ai fedeli. Con indefettibile
desiderio dobbiamo, dunque, abbracciare un tale servizio, che ci assicura il
sommo bene e ci fa conseguire una gioia perenne, senza fine.
VAGLIARE E
FRENARE I DESIDERI DEL NOSTRO CUORE
1.
Figlio, tu
devi imparare ancora molte cose, fin qui non bene apprese. Signore, quali sono
queste cose? Che tu indirizzi il tuo desiderio interamente secondo la mia
volontà; che tu non stia attaccato a te stesso; che ardentemente tu brami di
seguire la mia volontà. Sovente vari desideri ti accendono e urgono in te
fortemente. Ma devi riflettere se tu sia mosso dall'impulso di rendere onore a
me o non piuttosto di far piacere a te stesso. Se si tratta di me, sarai
pienamente felice, comunque io voglia che vadano le cose; se invece c'è sotto
una qualunque tua voglia, ecco, è questo che ti impedisce e ti appesantisce.
Guardati, dunque, dal basarti troppo su un desiderio concepito senza che io sia
stato consultato; affinché poi tu non abbia a pentirti; affinché non abbia a
disgustarti ciò che dapprima ti era sembrato caro e che avevi agognato, come
preferibile sopra ogni cosa.
2.
In verità, non ogni
moto, pur se ci appare degno di approvazione, va subito favorito; ne ogni moto
che ci ripugna va respinto fin dal principio. Occorre talvolta che tu usi il
freno, anche nell'intraprendere e nel desiderare cose buone. Ché il tuo animo
potrebbe poi esser distolto da ciò, come cosa eccessiva; o potresti ingenerare
scandalo in altri, per essere andato al di là delle regole comuni; o potresti
d'un tratto cadere in agitazione perché ti si ostacola. Altra voce, invece,
occorre che tu faccia violenza a te stesso, andando virilmente contro l'impulso
dei sensi. Occorre che tu non faccia caso a ciò che la carne desidera o non
desidera, preoccupandoti piuttosto che essa, pur contro voglia, sia sottomessa
allo spirito. Occorre che la carne sia imbrigliata e costretta a stare soggetta,
fino a che non sia pronta a tutto; fino a che non sappia accontentarsi, lieta di
poche e semplici cose, senza esitare di fronte ad alcuna difficoltà.
L'EDUCAZIONE A PATIRE E LA LOTTA CONTRO LA CONCUPISCENZA
1.
Signore Dio, capisco che è per me
veramente necessario saper soffrire, giacché in questo mondo accadono tante
avversità. Invero, comunque io abbia disposto per la mia tranquillità, la mia
vita non può essere esente dalla lotta e dal dolore. Così è, o figlio. Ma tale è
la mia volontà: tu non devi andar cercando una pace, che non abbia e non senta
tentazione o avversità; anzi devi ritenere per certo di avere trovato pace,
anche quando sarai afflitto da varie tribolazioni e sarai provato da varie
contrarietà. Se obietterai di non riuscire ora a sopportare tanto, come
riuscirai a sostenere poi il fuoco del purgatorio? Tra due mali, scegliere
sempre il minore. Così, per poter sfuggire alle pene eterne future, vedi di
sopportare, con fermezza e per amore di Dio, i mali presenti. Credi forse che
quelli che vivono nel mondo non abbiano a patire per nulla, o soltanto un
pochino? No; questo non lo riscontrerai, nemmeno cercando tra le persone che
vivono tra gli agi più grandi. Tuttavia - mi dirai - costoro hanno molte gioie,
fanno ciò che loro più piace e alle loro tribolazioni non danno, perciò, gran
peso. Ammettiamo che le cose stiano così e che costoro abbiano tutto ciò che
vogliono. Ma quanto pensi che potrà durare? Ecco "come fumo si disperderanno" (Sal
36,20) coloro che in questo mondo sono nell'abbondanza; delle loro gioie di un
tempo non resterà ricordo alcuno.
2.
Di più, anche
mentre sono ancora in vita, costoro non sono esenti da amarezze, da noie e da
timori. Che anzi, frequentemente, proprio dalle stesse cose dalle quali si
ripromettono gioia, essi traggono una dolorosa pena. E giustamente per loro ciò
accade. Infatti, cercando essi ed inseguendo il piacere anche contro l'ordine
disposto da Dio, non lo raggiungono senza vergogna ed amarezza. Come è breve,
questo piacere e falso e contrario al volere di Dio; e come è turpe. Eppure gli
uomini, ebbri e ciechi, non capiscono; e, come bruti, vanno incontro alla morte
dell'anima per un piccolo piacere di questa vita corruttibile. Ma tu, figlio,
non andare dietro alle "tue concupiscenze; distogliti dal tuo capriccio" (Sir
18,30). "Metti il tuo gaudio nel Signore; Egli ti darà ciò che il tuo cuore
domanderà" (Sal 36,4). In verità, se veramente desideri la pienezza della gioia
e della mia consolazione, ecco, la tua felicità consisterà nel disprezzo di
tutto ciò che è nel mondo e nel distacco da ogni piacere. Così ti saranno
concesse grandi consolazioni. Quanto più ti allontanerai da ogni conforto che
venga dalle creature, tanto più grandi e soavi consolazioni troverai in me. A
questo non giungerai, però, senza avere prima sofferto e faticosamente lottato.
Farà resistenza il radicato costume; ma sarà vinto poi da una abitudine
migliore. Protesterà la carne, ma sarà tenuta in freno dal fervore spirituale.
Ti istigherà, fino all'esasperazione, l'antico serpente; ma sarà messo in fuga
dalla preghiera oppure gli sarà ostacolato un facile ingresso, se ti troverà
preso da un lavoro pratico.
METTERSI AL DI SOTTO DI TUTTI IN UMILE OBBEDIENZA, SULL'ESEMPIO DI GESU' CRISTO
1.
Figlio, colui
che tenta di sottrarsi all'obbedienza si sottrae anche alla grazia. Colui che
cerca il bene suo personale perde anche il bene che è proprio del vivere in
comune. Colui che non si sottopone lietamente e spontaneamente al suo superiore,
dimostra che la carne non gli obbedisce ancora perfettamente, ma spesso
recalcitra e mormora. Impara dunque a sottometterti prontamente al tuo
superiore, se vuoi soggiogare la tua carne. Infatti, il nemico di fuori lo si
vincerà più presto, se sarà stato sconfitto l'uomo interiore. Non c'è peggiore e
più insidioso nemico dell'anima tua, di te stesso, quando il corpo non si
accorda con lo spirito. Per avere vittoria sulla carne e sul sangue, devi
assumere un totale e vero disprezzo di te. Tu hai ancora invece un eccessivo e
disordinato amore di te stesso; per questo sei tanto esitante a rimetterti
interamente alla volontà degli altri.
2.
Ma che c'è di
strano, se tu, polvere e nulla, ti sottoponi a un uomo, per amore di Dio, quando
io, onnipotente ed altissimo, che dal nulla ho creato tutte le cose per amor
tuo, mi feci piccolo fino a sottopormi all'uomo? Mi sono fatto l'ultimo e il più
piccolo di tutti, proprio perché, per questo mio abbassarmi, tu potessi vincere
la tua superbia. Impara ad obbedire, tu che sei polvere; impara ad umiliarti, tu
che sei terra e fango; impara a piegarti sotto i piedi di tutti, a disprezzare i
tuoi desideri e a metterti in totale sottomissione. Insorgi infiammato contro te
stesso, e non permettere che in te si annidi la tumefazione della superbia.
Dimostrati così basso e così piccolo che tutti possano camminare sopra di te e
possano calpestarti come il fango della strada. Che hai da lamentare tu, uomo da
nulla. Che hai tu, immondo peccatore, da contrapporre a coloro che ti accusano;
tu, che tante volte hai offeso Dio, meritando assai spesso l'inferno? Ma, ecco,
apparve preziosa al mio sguardo l'anima tua; ecco il mio occhio ebbe compassione
di te, così che, conoscendo il mio amore, tu avessi continua gratitudine per i
miei benefici ed abbracciassi, senza esitare, un'umile sottomissione, nella
paziente sopportazione dell'altrui disprezzo.
PENSARE ALL'OCCULTO GIUDIZIO DI DIO, PER NON INSUPERBIRCI DEL BENE
1. Come tuono fai scendere sopra di me i tuoi giudizi, Signore; timore e terrore scuotono tutte le mie ossa; l'anima mia si ritrae spaventata. Sbigottito penso che neppure i cieli sono puri, di fronte a te. Se hai trovato dei malvagi persino tra gli angeli e non li hai risparmiati, che cosa accadrà di me? Caddero le stelle del cielo, ed io, che sono polvere, che cosa presumo di me? Caddero nel profondo certuni, che sembrava avessero compiuto opere degne di lode; certuni che mangiavano il pane degli angeli, li ho visti contentarsi delle carrube che mangiavano i porci. Invero, non c'è santità se tu, o Signore, togli la tua mano; la sapienza non serve a nulla, se tu cessi di reggerci; la fortezza non giova, se tu cessi di custodirla; la castità non è sicura, se tu non la difendi; la vigilanza su se stessi non vale, se tu non sei presente con la tua santa protezione. Infatti se tu ci abbandoni, andiamo a fondo e moriamo; se tu, invece, ci assisti ci teniamo ritti e viviamo. In verità, noi siamo malfermi, ma tu ci rafforzi; siamo tiepidi, ma tu ci infiammi.
2.
Oh!, come devo
essere conscio della mia bassezza e della mia abiezione; e come devo considerare
un nulla quel poco di bene che mi possa sembrare di aver fatto. Con quale
pienezza di sottomissione devo accettare, o Signore, i tuoi profondi giudizi,
giacché mi trovo ad essere nient'altro che nulla e poi nulla. E' cosa grande,
invalicabile, questo riscontrare che di mio non c'è assolutamente niente. Dove
mai si nasconde la mia boria, dove finisce la sicurezza che riponevo nella mia
virtù. Ogni mia vuota vanteria è inghiottita nella profondità dei tuoi giudizi
sopra di me. Che cosa mai è l'uomo di fronte a te? Forse che la creta può
vantarsi nei confronti di colui che la plasma? (cfr. Is 45,9). Come può
gonfiarsi, con vane parole, colui che, in verità, nell'intimo è soggetto a Dio?
Neppure il mondo intero lo potrebbe far montare in superbia, poiché la Verità
stessa lo ha soggiogato. Neppure un elogio da parte di tutti gli uomini lo
potrebbe smuovere, poiché ha posto interamente la sua speranza in Dio: infatti,
quelli che fanno tanti elogi, ecco, non sono che nulla, e scompariranno con il
suono delle loro parole. Mentre la "parola del Signore resta in eterno" (Sal
116,2).
COME
COMPORTARCI E CHE COSA DIRE DI FRONTE A OGNI NOSTRO DESIDERIO
1.
Figliolo,
così tu devi dire in ogni cosa: Signore, se questa è la tua volontà, così si
faccia. Signore, se questo è per tuo amore, così si faccia, nel tuo nome.
Signore, se questo ti parrà necessario per me, e lo troverai utile, fa' che io
ne usi per il tuo onore; se invece comprenderai che questo è male per me e non
giova alla mia salvezza, toglimi questo desiderio. Infatti, non tutti i desideri
vengono dallo Spirito Santo, anche se a noi appaiono retti e buoni. E' difficile
giudicare veramente se sia uno spirito buono, o uno spirito contrario, che ti
spinge a desiderare questa o quell'altra cosa; oppure se tu sia mosso da un
sentimento personale. Molti, che dapprima sembravano guidati da sentimento
buono, alla fine si sono trovati ingannati. Perciò ogni cosa che balza alla
mente come desiderabile sempre la si deve volere e cercare con animo pieno di
timor di Dio e con umiltà di cuore. Soprattutto, ogni cosa va rimessa a me, con
abbandono di se stessi, dicendo: Signore, tu sai cosa sia meglio per me. Si
faccia così, o altrimenti, secondo la tua volontà. Dammi quello che vuoi, e
quanto vuoi e quando vuoi. Disponi di me secondo la tua sapienza, la tua volontà
e la tua maggior gloria. Mettimi dove tu vuoi, e fai con me quello che vuoi,
liberamente. Sono nelle tue mani; fammi rigirare per ogni verso. Ecco, io sono
il tuo servo, disposto a tutto, perché non voglio vivere per me ma per te: e
volesse il cielo che ciò fosse in modo degno e perfetto.
Preghiera perché riusciamo a compiere la volontà di Dio.
SOLTANTO
IN DIO VA CERCATA LA VERA CONSOLAZIONE
1.
Qualunque cosa io possa immaginare e
desiderare per mia consolazione, non l'aspetto qui, ora, ma in futuro. Ché, pure
se io potessi avere e godere da solo tutte le gioie e le delizie del mondo,
certamente ciò non potrebbe durare a lungo. Sicché, anima mia, non potrai essere
pienamente consolata e perfettamente confortata se non in Dio, che allieta i
poveri e accoglie gli umili. Aspetta un poco, anima mia, aspetta ciò che Dio ha
promesso e avrai in cielo la pienezza di ogni bene. Se tu brami disordinatamente
i beni temporali, perderai quelli eterni del cielo: dei beni di quaggiù devi
avere soltanto l'uso temporaneo, col desiderio fisso a quelli eterni. Anima mia,
nessun bene di quaggiù, ti potrà appagare perché non sei stata creata per avere
soddisfazione in queste cose. Anche se tu avessi tutti i beni del mondo, non
potresti essere felice e beata, perché è in Dio, creatore di tutte le cose, che
consiste la tua completa beatitudine e la tua felicità. Non è una felicità quale
appare nella esaltazione di coloro che amano stoltamente questo mondo, ma una
felicità quale si aspettano i buoni seguaci di Cristo; quale, talora, è
pregustata, fin da questo momento, da coloro che vivono dello spirito e dai puri
di cuore, "il cui pensiero è già nei cieli" (Fil 3,20).
2.
Vano e di breve
durata è il conforto che viene dagli uomini; santo e puro è quello che la verità
fa sentire dal di dentro. L'uomo pio si porta con sé, dappertutto, il suo
consolatore, Gesù, e gli dice: o Signore Gesù, stammi vicino in ogni luogo e in
ogni tempo. La mia consolazione sia questa, di rinunciare lietamente ad ogni
conforto umano. Che se mi verrà meno la tua consolazione, sia per me di supremo
conforto, appunto, questo tuo volere, questa giusta prova; poiché "non durerà
per sempre la tua collera e le tue minacce non saranno eterne" (Sal 102,9).
AFFIDARE
STABILMENTE IN DIO OGNI CURA DI NOI STESSI
1.
Figlio,
lascia che io faccia con te quello che voglio: io so quello che ti è necessario.
Tu hai pensieri umani e i tuoi sentimenti seguono spesso suggestioni umane.
Signore, è ben vero quanto dici. La tua sollecitudine per me è più grande di
ogni premura che io possa avere per me stesso. In verità, chi non rimette in te
tutte le sue preoccupazioni si affida proprio al caso. Signore, purché la mia
volontà sia continuamente retta e ferma in te, fai di me quello che ti piace.
Giacché, qualunque cosa avrai fatto di me non può essere che per il bene. Se mi
vuoi nelle tenebre, che tu sia benedetto; e se mi vuoi nella luce, che tu sia
ancora benedetto. Se ti degni di darmi consolazione, che tu sia benedetto; e se
mi vuoi nelle tribolazione, che tu sia egualmente benedetto.
2.
Figlio, se vuoi
camminare con me, questo deve essere il tuo atteggiamento. Devi essere pronto a
patire, come pronto a godere; devi lietamente essere privo di tutto e povero,
come sovrabbondante e ricco. Signore, qualunque cosa vorrai che mi succeda, la
sopporterò di buon grado per tuo amore. Con lo stesso animo voglio accettare
dalla tua mano bene e male, dolcezza e amarezza, gioia e tristezza; e voglio
renderti grazie per ogni cosa che mi accada. Preservami da tutti i peccati, e
non temerò né la morte né l'inferno. Purché tu non mi respinga per sempre
cancellandomi dal libro della vita, qualunque tribolazione mi piombi addosso non
mi farà alcun male.
SOPPORTARE
SERENAMENTE LE MISERIE DI QUESTO MONDO SULL'ESEMPIO DI CRISTO
1. Figlio, io discesi dal cielo per la tua salvezza e presi sopra di me le tue miserie, non perché vi fossi costretto, ma per slancio d'amore; e ciò perché tu imparassi a soffrire e a sopportare senza ribellione le miserie di questo mondo. Infatti, dall'ora della mia nascita fino alla morte in croce, non venne mai meno in me la forza di sopportare il dolore. Ho conosciuto grande penuria di beni terreni; ho udito molte accuse rivolte a me; ho sopportato con dolcezza cose da far arrossire ed ingiurie; per il bene fatto ho ricevuto ingratitudine; per i miracoli, bestemmie; per il mio insegnamento, biasimi.
2.
Signore, tu ben
sapesti patire per tutta la tua vita, compiendo pienamente, in tal modo, la
volontà del Padre tuo; perciò è giusto che io, misero peccatore, sappia
sopportare me stesso, fin quando a te piacerà; è giusto che, per la mia
salvezza, io porti il peso di questa vita corruttibile, fino a quando tu vorrai.
In verità, anche se noi la sentiamo come un peso, la vita di quaggiù, per
effetto della tua grazia, già fu resa capace di molti meriti e più tollerabile e
luminosa, per noi, povera gente, in virtù del tuo esempio e dietro le orme dei
tuoi santi. Anzi la nostra vita è piena di consolazione, molto più di quanto non
fosse al tempo della vecchia legge, quando era ancora chiusa la porta del cielo
e ancora era nascosta la via di esso; quando erano ben pochi quelli che si
davano pensiero di cercare il regno dei cieli, e neppure i giusti, meritevoli di
salvezza, avevano potuto entrare nella patria celeste, non essendo ancora stato
pagato - prima della tua passione e della tua santa morte - il debito del
peccato. Oh, come ti debbo ringraziare per avere mostrato a me, e a tutti i tuoi
seguaci, la strada diritta e sicura verso l'eterno tuo regno! La nostra strada è
la tua vita stessa: attraverso una santa capacità di patire camminiamo verso di
te, che sei il nostro premio. Se tu non ci avessi preceduto, con questo
insegnamento, chi si prenderebbe cura di seguirti? Quanti rimarrebbero indietro
assai, se non potessero guardare al tuo esempio luminoso. Ecco, siamo ancora ben
poco fervorosi, pur dopo tanti miracoli e nonostante i tuoi ammaestramenti; che
cosa mai sarebbe di noi, se non avessimo avuto una così grande luce per
seguirti?
LA
CAPACITA' DI SOPPORTARE LE OFFESE E LA VERA PROVATA PAZIENZA
1.
Che è quello
che vai dicendo, o figlio? Cessa il tuo lamento, tenendo presenti le sofferenze
mie e quelle degli altri santi. "Non hai resistito ancora fino al sangue" (Eb
12,4). Ciò che tu soffri è poca cosa, se ti metti a confronto con coloro che
patirono tanto gravemente: così fortemente tentati, così pesantemente tribolati,
provati in vari modi e messi a dura prova. Occorre dunque che tu rammenti le
sofferenze più gravi degli altri, per imparare a sopportare le tue, piccole. Che
se piccole non ti sembrano, vedi se anche questo non dipenda dalla tua
incapacità di sopportazione. Comunque, siano piccoli o grandi questi mali, fa'
in modo di sopportare tutto pazientemente. Il tuo agire sarà tanto più saggio, e
tanto più grande sarà il tuo merito, quanto meglio ti sarai disposto al patire;
anzi lo troverai anche più lieve, se, intimamente e praticamente, sarai pronto e
sollecito. E non dire: questo non lo posso sopportare; non devo tollerare cose
simili da una tale persona, che mi fa del male assai, e mi rimprovera cose che
non avevo neppure pensato; da un altro, non da lui, le tollererei di buon grado,
e riterrei giusto doverle sopportare. E' una stoltezza un simile ragionamento.
Esso non tiene conto della virtù della pazienza, né di colui a cui spetta di
premiarla; ma tiene conto piuttosto delle persone e delle offese ricevute. Vero
paziente non è colui che vuole sopportare soltanto quel che gli sarà sembrato
giusto, e da chi gli sarà piaciuto. Vero paziente, invece, è colui che non
guarda da quale persona egli venga messo alla prova: se dal superiore, oppure da
un suo pari, o da un inferiore; se da un uomo buono o santo, oppure da un
malvagio, o da persona che non merita nulla. Vero paziente è colui che
indifferentemente - da qualunque persona, e per quante volte, gli venga qualche
contrarietà - tutto accetta con animo grato dalla mano di Dio; anzi lo ritiene
un vantaggio grande, poiché non c'è cosa, per quanto piccola, purché sopportata
per amore di Dio, che passi senza ricompensa, presso Dio.
2.
Sii dunque
preparato al combattimento, se vuoi ottenere vittoria. Senza lotta non puoi
giungere ad essere premiato per la tua sofferenza. Se rifiuti la sofferenza,
rifiuti anche il premio; se invece desideri essere premiato, devi combattere da
vero uomo e saper sopportare con pazienza. Come al riposo non si giunge se non
dopo aver faticato, così alla vittoria non si giunge se non dopo aver
combattuto. Oh, Signore, che mi diventi possibile, per tua grazia, quello che mi
sembra impossibile per la mia natura: tu sai che ben scarsa è la mia capacità di
soffrire, e che al sorgere di una, sia pur piccola, difficoltà, mi trovo d'un
colpo atterrato. Che mi diventi cara e desiderabile, in tuo nome, qualsiasi
prova e qualsiasi tribolazione: soffrire ed essere tribolato per amor tuo, ecco
ciò che è grandemente salutare all'anima mia.
RICONOSCERE LA PROPRIA DEBOLEZZA E LA MISERIA DI QUESTA NOSTRA VITA
1.
"Confesserò
contro di me il mio peccato" (Sal 31,5); a te, o Signore, confesserò la mia
debolezza. Spesso basta una cosa da nulla per abbattermi e rattristarmi: mi
propongo di comportarmi da uomo forte, ma, al sopraggiungere di una piccola
tentazione, mi trovo in grande difficoltà. Basta una cosa assolutamente da nulla
perché me ne venga una grave tentazione: mentre, fino a che non l'avverto, mi
sento abbastanza sicuro, poi, a un lieve spirare di vento, mi trovo quasi
sopraffatto. "Guarda dunque, Signore, alla mia miseria" (Sal 14,18) e alla mia
fragilità, che tu ben conosci per ogni suo aspetto; abbi pietà di me; "tirami
fuori dal fango, così che io non vi rimanga confitto" (Sal 68,15), giacendo a
terra per sempre. Quello che mi risospinge indietro e mi fa arrossire dinanzi a
te, è appunto questa mia instabilità e questa mia debolezza nel resistere alle
tentazioni. Che, pur quando ad esse non si acconsenta del tutto, già molto mi
disturba la persecuzione loro; e assai mi affligge vivere continuamente così, in
lotta. La mia debolezza mi appare in modo chiaro dal fatto che proprio i
pensieri che dovrei avere sempre in orrore sono molto più facili a piombare su
di me che ad andarsene. Voglia il Cielo, o potentissimo Dio di Israele, che, nel
tuo grande amore per le anime di coloro che hanno fede in te, tu abbia a
guardare alla fatica e alla sofferenza del tuo servo; che tu l'assista in ogni
cosa a cui si accinge. Fammi forte della divina fortezza, affinché non abbia a
prevalere in me l'uomo vecchio: questa misera carne non ancora pienamente
sottomessa allo spirito, contro la quale bisogna combattere, finché si vive in
questa miserabile vita.
2.
Ahimé!, quale è
questa vita, dove non mancano tribolazioni e miserie; dove tutto è pieno di
agguati e di nemici! Ché, se scompare un'afflizione o una tentazione, una altra
ne viene; anzi, mentre ancora dura una lotta, ne sopraggiungono molte altre, e
insospettate. Ora, come si può amare una vita così soggetta a disgrazie e a
miserie? Di più, come si può chiamare vita questa, se da essa procedono tante
morti e calamità? E invece la si ama e molta gente va cercando in essa la
propria gioia. Il mondo viene sovente accusato di essere ingannevole e vano; ma
non per questo viene facilmente abbandonato, perché troppo prevalgono le brame
terrene. Altro è ciò che induce ad amare il mondo; altro è ciò che induce a
condannarlo. Inducono ad amarlo il desiderio dell'uomo carnale, "il desiderio
degli occhi e la superbia della vita" (1 Gv 2,16); inducono invece ad odiarlo e
ad esserne disgustato le pene e le sofferenze che giustamente conseguono a quei
desideri perversi. E tuttavia - tristissima cosa - i piaceri malvagi hanno il
sopravvento in coloro che hanno l'animo rivolto al mondo, e "considerano gioia
lo stare tra le spine" (Gb 30,7); incapaci, come sono, di vedere e di gustare la
soavità di Dio e l'intima bellezza della virtù. Quelli invece che disprezzano
totalmente il mondo, e si sforzano di vivere per Dio in santa disciplina,
conoscono la divina dolcezza, che è stata promessa a chi sa davvero rinunciare;
essi comprendono appieno quanto siano gravi gli errori e gli inganni del mondo.
IN
DIO, AL DI SOPRA DI OGNI BENE E DI OGNI DONO, DOBBIAMO TROVARE LA NOSTRA PACE
1.
O anima mia,
in ogni cosa e al di sopra di ogni cosa, troverai riposo, sempre, nel Signore,
perché lui stesso costituisce la pace dei santi, in eterno. Dammi, dolcissimo e
amabilissimo Gesù, di trovare quiete in te. In te, al di sopra di ogni creatura,
di ogni ben e di ogni bellezza; al di sopra di ogni gloria ed onore, potere e
autorità; al di sopra di tutto il sapere, il più penetrante; al di sopra di ogni
ricchezza e capacità; al di sopra di ogni letizia e gioia, e di ogni fama e
stima degli uomini; al di sopra di ogni dolcezza, consolazione, speranza o
promessa umana; al di sopra di ogni ambita ricompensa, di ogni dono o favore
che, dall'alto, tu possa concedere; al di sopra di ogni motivo di gaudio e di
giubilo, che mente umana possa concepire e provare; infine, al di sopra degli
Angeli, degli Arcangeli e di tutte le schiere celesti, al di sopra delle cose
visibili e delle cose invisibili, e di tutto ciò che non sia tu, Dio mio. In
verità, o Signore mio Dio, tu sei eccellentissimo su ogni cosa; tu solo sei
l'altissimo e l'onnipotente; tu solo dai ogni appagamento e pienezza e ogni
dolcezza e conforto; tu solo sei tutta la bellezza e l'amabilità; tu solo sei,
più d'ogni cosa, ricco di nobiltà e di gloria; in te sono, furono sempre e
saranno, tutti quanti i beni, compiutamente. Perciò, qualunque cosa tu mi dia,
che non sia te stesso, qualunque cosa tu mi riveli di te, o mi prometta, senza
che io possa contemplare o pienamente possedere te, è ben poco e non mi appaga.
Ché, in verità, il mio cuore non può realmente trovare quiete, e totale
soddisfazione se non riposi in te, portandosi più in alto di ogni dono e di ogni
creatura.
2.
Cristo Gesù,
mio sposo tanto amato, amico vero, signore di tutte le creature, chi mi darà ali
di vera libertà, per volare e giungere a posarmi in te? Quando mi sarà dato di
essere completamente libero da me stesso e di contemplare la tua soavità, o
Signore mio Dio? Quando mi raccoglierò interamente in te, cosicché, per amor
tuo, non mi accorga di me stesso, ma soltanto di te, al di là del limite di ogni
nostro sentire e in un modo che non tutti conoscono? Ma eccomi qui ora a
piangere continuamente e a portare dolorosamente la mia infelicità. Giacché, in
questa valle di miserie, molti mali mi si parano innanzi: sovente mi turbano, mi
rattristano e mi ottenebrano; sovente mi intralciano il cammino o me ne
distolgono, tenendomi legato e impacciato, tanto da non poter accostarmi
liberamente a te, a godere del gioioso abbraccio, costantemente aperto agli
spiriti beati. Che il mio sospiro e la grande e varia desolazione di questo
mondo abbiano a commuoverti, o Gesù, splendore di eterna gloria, conforto
dell'anima pellegrina. A te è rivolta la mia faccia; senza che io dica nulla, è
il mio silenzio che ti parla. Fino a quando tarderà a venire il mio Signore?
Venga a me, che sono il suo poverello, e mi dia letizia; stenda la sua mano e
strappi me misera da ogni angustia. Vieni, vieni: senza di te non ci sarà una
sola giornata, anzi una sola ora, gioiosa, perché la mia gioia sei tu, e vuota è
la mia mensa senza di te. Un pover'uomo, io sono, quasi chiuso in un carcere e
caricato di catene, fino a che tu non mi abbia rifatto di nuovo, con la tua
presenza illuminante, mostrandomi un volto benevolo, e fino a che tu non mi
abbia ridato la libertà. Vadano altri cercando altra cosa, invece di te,
dovunque loro piaccia. Quanto a me, nulla mi è ora gradito, nulla mi sarà mai
gradito, fuori di te, mio Dio, mia speranza e salvezza eterna. Né tacerò, o
smetterò di supplicare, fino a che non torni a me la tua grazia e la tua parola
non si faccia sentire dentro di me.
3.
Ecco, sono qua;
eccomi a te, che mi hai invocato. Le tue lacrime, il desiderio dell'anima tua,
la tua umiliazione e il pentimento del tuo cuore mi hanno piegato e mi hanno
fatto avvicinare a te. Dicevo io allora: ti avevo invocato, Signore, avevo
desiderato di godere di te, pronto a rinunciare ad ogni cosa per te; ma eri
stato tu, per primo, che mi avevi mosso a cercarti. Sii dunque benedetto, o
Signore, tu che hai usato tale bontà con questo tuo servo, secondo la grandezza
della tua misericordia. Che cosa mai potrà dire ancora, al tuo cospetto, il tuo
servo, se non parole di grande umiliazione dinanzi a te, sempre ricordandosi
della propria iniquità e della propria bassezza? Non c'è, infatti, tra tutte le
meraviglie del cielo e della terra, cosa alcuna che ti possa somigliare. Le tue
opere sono perfette, e giusti i tuoi comandi; per la tua provvidenza si reggono
tutte le cose. Sia, dunque, lode e gloria a te, o sapienza del Padre. La mia
bocca, la mia anima e insieme tutte le cose create ti esaltino e ti benedicano.
RICONOSCERE I MOLTI E VARI BENEFICI DI DIO
1.
Introduci, o
Signore, il mio cuore nella tua legge e insegnami a camminare nei tuoi precetti.
Fa' che io comprenda la tua volontà; fa' che, con grande reverenza e con attenta
riflessione, io mi rammenti, uno per uno e tutti insieme, i tuoi benefici, così
che sappia rendertene degne grazie. Per altro, so bene e confesso di non potere,
neppure minimamente, renderti i dovuti ringraziamenti di lode. Ché io sono
inferiore a tutti i beni che mi sono stati concessi. Quando penso alla tua
altezza, il mio spirito viene meno di fronte a questa immensità. Tutto ciò che
abbiamo, nello spirito e nel corpo, tutto ciò che possediamo, fuori di noi e
dentro di noi, per natura e per grazia, tutto è tuo dono; e sta a celebrare la
benevolenza, la misericordia e la bontà di colui, da cui riceviamo ogni bene.
Che se uno riceve di più e un altro di meno, tutto è pur sempre tuo: senza di
te, non possiamo avere neppure la più piccola cosa. Da un lato, chi riceve di
più non può vantarsene come di un suo merito, né innalzarsi sugli altri e
schernire chi ha di meno. Più grande e più santo è, infatti, colui che fa minor
conto di se stesso e ringrazia Dio con maggiore umiltà e devozione; più pronto a
ricevere maggiormente è colui che si ritiene più disprezzabile di tutti e si
giudica più indegno. D'altro lati, chi riceve di meno non deve rattristarsi, non
deve indignarsi o nutrire invidia per chi ha avuto di più; deve piuttosto
guardare a te e lodare grandemente la tua bontà, perché tu largisci i tuoi doni
con tanta abbondanza e benevolenza, "senza guardare alle persone" (1Pt 1,17).
2.
Tutto viene da te.
Che tu sia, dunque, lodato per ogni cosa. Quello che sia giusto concedere a
ciascuno, lo sai tu. Perché uno abbia di meno e un altro di più, non possiamo
comprenderlo noi, ma solo tu, presso cui sono stabilmente definiti i meriti di
ciascuno. Per questo, o Signore Iddio, io considero un grande dono anche il non
avere molte di quelle cose, dalle quali vengono lodi e onori dall'esterno,
secondo il giudizio umano. Così, guardando alla sua povertà, e alla nullità
della sua persona, nessuno ne tragga un senso di oppressione, di tristezza e di
abbattimento, ma invece ne tragga consolazione e grande serenità; perché i
poveri e coloro che stanno in basso, disprezzati dal mondo, tu, o Dio, li hai
scelti come tuoi intimi amici. Una prova di questo è data dai tuoi apostoli. Tu
li hai posti come "principi su tutta la terra" (Sal 44,17); e tuttavia essi
passarono in questo mondo senza un lamento: tanto umili e semplici, tanto
lontani da ogni astuzia e malizia, che trovarono gioia anche nel sopportare
oltraggi "a causa del tuo nome" (At 5,41), abbracciando con grande slancio
quello da cui il mondo rifugge. Colui che ti ama, colui che apprezza i tuoi doni
di nulla deve esser lieto quanto di realizzare in sé la tua volontà e il comando
dei tuoi eterni decreti. Solo nel tuo volere egli deve trovare appagamento e
consolazione, tanto da desiderare di essere il più piccolo, con lo stesso
slancio con il quale altri può desiderare di essere il più grande. Colui che ti
ama deve trovare pace e contentezza nell'ultimo posto, come nel primo; deve
accettare di buon grado sia di essere disprezzato e messo in disparte, senza
gloria e senza fama, sia di essere onorato al di sopra degli altri e di emergere
nel mondo. Invero, il desiderio di fare la tua volontà e di rendere gloria a te
deve prevalere in lui su ogni altra cosa, consolandolo e allietandolo più di
tutti i doni che gli siano stati dati o gli possano essere dati.
LE QUATTRO
COSE CHE RECANO UNA VERA GRANDE PACE
1.
O figlio, ora
ti insegnerò la via della pace e della vera libertà. Fa', o Signore, come tu
dici; mi è gradito ascoltare il tuo insegnamento. Studiati, o figlio, di fare la
volontà di altri, piuttosto che la tua. Scegli sempre di aver meno, che più.
Cerca sempre di avere il posto più basso e di essere inferiore a tutti. Desidera
sempre, e prega, che in te si faccia interamente la volontà di Dio. Un uomo che
faccia tali cose, ecco, entra nel regno della pace e della tranquillità. Una
grande dottrina di perfezione è racchiusa, o Signore, in queste tue brevi
parole: brevi a dirsi, ma piene di significato e ricche di frutto. Che se io
potessi fedelmente custodirle, tali parole, nessun turbamento dovrebbe tanto
facilmente sorgere in me; in verità, ogni volta che mi sento inquieto od
oppresso, trovo che mi sono allontanato da questa dottrina. Ma tu, che tutto
puoi; tu che hai sempre caro il progresso dell'anima mia, accresci sempre la tua
grazia, così che io possa adempiere alle tue parole e raggiungere la mia
salvezza.
Preghiera contro i malvagi pensieri
2.
O Signore, mio Dio,
"non allontanarti da me; Dio mio, volgiti in mio aiuto" (Sal 70,12); ché vennero
contro di me vari pensieri e grandi terrori, ad affliggere l'anima mia. Come ne
uscirò illeso, come mi aprirò un varco attraverso di essi? Dice il Signore: io
andrò innanzi a te e "abbatterò i grandi della terra" (Is 45,2). Aprirò le porte
della prigione e ti rivelerò i più profondi segreti. O Signore, fa' come dici; e
ogni iniquo pensiero fugga dinanzi a te. Questa è la mia speranza, questo è il
mio unico conforto: in tutte le tribolazioni rifugiarmi in te, porre la mia
fiducia in te; invocarti dal profondo del mio cuore e attendere profondamente la
tua consolazione.
Preghiera per ottenere luce all'intelletto
3.
Rischiarami, o buon
Gesù, con la luce del lume interiore, e strappa ogni tenebra dal profondo del
mio cuore; frena le varie fantasie; caccia le tentazioni che mi fanno violenza;
combatti valorosamente per me e vinci queste male bestie, dico le allettanti
concupiscenze, cosicché, per la forza che viene da te, si faccia pace, e
nell'aula santa, cioè nella coscienza pura (Sal 121,7), risuoni la pienezza
della tua lode. Comanda ai venti e alle tempeste. Dì al mare "calmati", al vento
"non soffiare"; e si farà grande bonaccia (Mt 8,26). "Manda la tua luce e la tua
verità" (Sal 52,3) a brillare sulla terra; ché terra io sono, povera e vuota,
fino a quando tu non mi illumini. Effondi dall'alto la tua grazia; irriga il mio
cuore di celeste rugiada; versa l'acqua della devozione ad irrigare la faccia
della terra, che produca buono, ottimo frutto. Innalza la mia mente schiacciata
dalla mole dei peccati; innalza alle cose celesti tutto l'animo mio, in modo che
gli rincresca di pensare alle cose di questo mondo, dopo aver gustato la
dolcezza della felicità suprema. Strappami e distoglimi dalle effimere
consolazioni che danno le creature; poiché non v'è cosa creata che possa
soddisfare il mio desiderio e darmi pieno conforto. Congiungimi a te con il
vincolo indissolubile dell'amore, poiché tu solo basti a colui che ti ama, e a
nulla valgono tutte le cose, se non ci sei tu.
GUARDARSI DALL'INDAGARE CURIOSAMENTE LA VITA DEGLI ALTRI
1.
Figlio, non
essere curioso; non prenderti inutili affanni. Che t'importa di questo e di
quello? "Tu segui me" (Gv 21,22). Che ti importa che quella persona sia di tal
fatta, o diversa, o quell'altra agisca e dica così e così? Tu non dovrai
rispondere per gli altri; al contrario renderai conto per te stesso. Di che cosa
dunque ti vai impicciando? Ecco, io conosco tutti, vedo tutto ciò che accade
sotto il sole e so la condizione di ognuno: che cosa uno pensi, che cosa voglia,
a che cosa miri la sua intenzione. Tutto deve essere, dunque, messo nelle mie
mani. E tu mantieniti in pace sicura, lasciando che altri si agiti quanto crede,
e metta agitazione attorno a sé: ciò che questi ha fatto e ciò che ha detto
ricadrà su di lui, poiché, quanto a me, non mi può ingannare.
2.
Non devi far conto
della vanità di un grande nome, né delle molte amicizie, né del particolare
affetto di varie persone: tutte cose che sviano e danno un profondo offuscamento
di spirito. Invece io sarò lieto di dirti la mia parola e di palesarti il mio
segreto, se tu sarai attento ad avvertire la mia venuta, con piena apertura del
cuore. Stai dunque in guardia, veglia in preghiera (1 Pt 4,7), e umiliati in
ogni cosa (Sir 3,20).
IN
CHE CONSISTONO LA STABILITA' DELLA PACE INTERIORE E IL VERO PROGRESSO SPIRITUALE
1.
O figlio,
così ho detto "io vi lascio la pace; vi dono la mia pace; non quella, però, che
dà il mondo" (Gv 14,27). Tutti tendono alla pace; non tutti però si preoccupano
di ciò che caratterizza la vera pace. La mia pace è con gli umili e i miti di
cuore; e la tua pace consisterà nel saper molto sopportare. Se mi ascolterai e
seguirai le mie parole, potrai godere di una grande pace. Che farò dunque? In
ogni cosa guarda bene a quello che fai e a quello che dici. Sia questa la sola
tua intenzione, essere caro soltanto a me; non desiderare né cercare altro,
fuori di me; non giudicare mai avventatamente quello che dicono o fanno gli
altri e non impicciarti in faccende che non ti siano state affidate. In tal modo
potrai essere meno turbato, o più raramente; ché non sentire mai turbamento
alcuno e non patire alcuna noia, nello spirito e nel corpo, non è di questa
vita, ma è condizione propria della pace eterna.
2. Perciò non credere di aver trovato la vera pace, soltanto perché non senti difficoltà alcuna; non credere che tutto vada bene, soltanto perché non hai alcuno che ti si ponga contro; non credere che tutto sia perfetto, soltanto perché ogni cosa avviene secondo il tuo desiderio; non pensare di essere qualcosa di grande o di essere particolarmente caro a Dio, soltanto perché ti trovi in stato di grande e soave devozione. Non è da queste cose, infatti, che si distingue colui che ama veramente la virtù; non è in queste cose che consistono il progresso e la perfezione dell'uomo. In che cosa, dunque, o Signore? Nell'offrire te stesso, con tutto il cuore, al volere di Dio, senza cercare alcunché di tuo, nelle piccole come nelle grandi cose, per il tempo presente come per l'eternità; così che tu sia sempre, alla stessa maniera, imperturbabilmente, in atto di ringraziamento, bilanciando bene tutte le cose, le prospere e le contrarie. Quando sarai tanto forte e generoso nella fede che, pur avendo perduta ogni consolazione interiore, saprai disporre il tuo animo a soffrire ancor di più - senza trovare scuse, come se tu non dovessi subire tali e tanto grandi patimenti -; anzi quando mi proclamerai giusto e mi dirai santo qualunque sia la mia volontà,