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| Parola di Cristo | 01 | 02 | 03 | 04 | 05 | 06 | 07 | 08 | 09 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 |
Libro IV
INCOMINCIANO I CONSIGLI DEVOTI PER LA SANTA COMUNIONE
"Venite a me tutti, voi
che siete affaticati e oppressi; ed io vi ristorerò", dice il Signore (Mt
11,28).
"Il
pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo" (Gv 6,52). "Prendete e
mangiate, questo è il mio corpo, che sarà dato per voi: fate questo in memoria
di me" (1Cor 11,24).
"Chi
mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me, ed io in lui" (Gv 6,57).
"Le
parole che vi ho dette sono spirito e vita" (Gv 6,64).
CON
QUANTA VENERAZIONE SI DEBBA ACCOGLIERE CRISTO
Parola del discepolo
1.
O Cristo, verità eterna. Sono queste,
parole tue, anche se non pronunciate in un solo momento, né scritte in un sol
punto. E poiché sono parole tue, e veritiere, esse devono essere accolte tutte
da me con gratitudine e con fede. Sono parole tue, pronunciate da te; ma sono
anche mie, giacché le hai proferite per la mia salvezza. E dalla tua bocca le
prendo con gioia, per farle penetrare più profondamente nel mio cuore. Parole di
così grande misericordia, piene di dolcezza e di amore, mi sollevano; ma mi
atterriscono i miei peccati, e la mia coscienza non pura mi impedisce di
ricevere sì grandi misteri. La dolcezza delle tue parole mi spinge, ma poi mi
attarda il cumulo dei miei difetti. Tu mi comandi di accostarmi a te con
fiducia, se voglio stare intimamente in te; tu mi comandi di ricevere il cibo
dell'immortalità, se voglio conquistare la vita eterna e la gloria. "Venite
tutti a me - dici - voi che siete faticati e oppressi, ed io vi ristorerò" (Mt
11,28). Dolce all'orecchio del peccatore, e piena d'intimità, questa parola; una
parola con la quale tu, o Signore Dio mio, inviti me, misero e povero, alla
comunione del tuo corpo santissimo.
2.
Ma chi sono io, o Signore, per credermi
degno di accostarmi a te? Gli immensi cieli non ti contengono, e tu dici:
"Venite a me tutti". Che cosa vuol dire una degnazione così misericordiosa, un
invito così pieno di amicizia? Come oserò venire, io che so bene di non avere
nulla di buono, per cui possa credermene degno? Come ti farò entrare nella mia
casa, io che molte volte ho offeso il tuo volto tanto benigno? Gli angeli e gli
arcangeli ti venerano; ti temono i santi e i beati; e tu dici: "Venite tutti a
me". Se non fossi tu a dirlo, o Signore, chi lo crederebbe; e se non fossi tu a
comandarlo, chi avrebbe il coraggio di avvicinarsi? Ecco, Noè, uomo giusto,
lavorò cent'anni nella costruzione dell'arca, per trovare salvezza con pochi
suoi; e come potrò io, solo in un'ora, prepararmi a ricevere con religioso
timore il costruttore del mondo? Mosè, il servo tuo grande, a te particolarmente
caro, fece un'arca con legni non soggetti a marcire e la rivestì d'oro
purissimo, per riporvi le tavole della legge; ed io, putrida creatura, oserò
ricevere con tanta leggerezza te, autore della legge e datore della vita?
Salomone, il sapientissimo re d'Israele, costruì, con un lavoro di sette anni,
un tempio grandioso a lode del tuo nome; ne celebrò la dedicazione con una festa
di otto giorni e con l'offerta di mille vittime pacifiche; e collocò
solennemente, tra gioiosi suoni di tromba, l'arca dell'alleanza nel luogo per
essa predisposto. E come ti introdurrò nella mia casa, io, infelice, il più
miserabile tra gli uomini; io che, a stento, riesco a passare devotamente una
mezz'ora? E fosse almeno, una volta, una mezz'oretta passata come si deve!
3.
O mio Dio, quanto si sforzarono di fare
costoro per piacerti! Ahimé! Come è poco quello che faccio io. Come è breve il
tempo che impiego quando mi preparo a comunicarmi: raramente tutto raccolto;
ancor più raramente libero da ogni distrazione. Mentre, alla presenza salvatrice
della tua essenza divina, non dovrebbe, di certo, affacciarsi alcun pensiero non
degno di te; ed io non dovrei lasciarmi prendere da alcuna creatura, giacché sto
per ricevere nella mia casa, non un angelo, ma il Signore degli angeli. Eppure
c'è un abisso tra l'arca dell'alleanza, con le cose sante che custodisce, e il
corpo tuo purissimo, con la sua forza indicibile; tra i sacrifici legali di
allora, immagine dei sacrifici futuri, e il tuo corpo, vittima vera, che porta a
compimento tutti gli antichi sacrifici. Perché dunque non mi infiammo di più
alla tua adorabile presenza; perché non mi preparo con cura più grande a
nutrirmi della tua santità, quando quei santi dell'Antico Testamento -
patriarchi e profeti, e anche re e principi, in unione con tutto il popolo -
dimostrarono un così grande slancio devoto verso il culto divino? Danzò il
piissimo re Davide, con tutte le sue forze, la danza sacra dinanzi all'arca di
Dio, riandando col pensiero alle prove d'amore date, in passato, da Dio ai
patriarchi; apprestò strumenti vari, compose salmi e li fece cantare in letizia,
e più volte cantò lui stesso sulla cetra, mosso dalla grazia dello Spirito
Santo; istruì il popolo d'Israele a lodare Iddio con tutto il cuore, a benedire
ed esaltare ogni giorno il nome di Dio, d'una sola voce. Se allora si viveva in
così grande devozione; se di quel tempo restò il ricordo delle lodi date a Dio
davanti all'arca dell'alleanza, quanta venerazione e quanta devozione devono
essere ora in me, e in tutto il popolo cristiano, di fronte al sacramento e
nell'atto di nutrirsi del corpo di Cristo, cosa più di ogni altra sublime?
4.
Corrono molti, fino a luoghi lontani, per
vedere le reliquie dei santi e stanno a bocca aperta a sentire le cose
straordinarie compiute dai santi stessi; ammirano le grandi chiese; osservano e
baciano le sacre ossa, avvolte in sete intessute d'oro. Mentre qui, accanto a
me, sull'altare, ci sei tu, mio Dio, santo dei santi, il creatore degli uomini e
il signore degli angeli. Spesso è la curiosità umana che spinge a quelle visite,
un desiderio di cose nuove, non mai viste; ma se ne riporta scarso frutto di
miglioramento interiore, specialmente quando il peregrinare è così superficiale,
privo di una vera contrizione. Mentre qui, nel sacramento dell'altare, sei
interamente presente tu, mio Dio, "uomo Cristo Gesù" (1Tm 2,5); qui si riceve
frutto abbondante di salvezza eterna, ogni volta che ti accoglie degnamente e
con devozione. Non una qualunque superficialità, né la smania curiosa di vedere
con i propri occhi, ci porta a questo sacramento, ma una fede sicura, una pia
speranza, un sincero amore. O Dio, invisibile creatore del mondo, come è
mirabile quello che tu fai con noi; come è soave e misericordioso quello che
concedi ai tuoi eletti, ai quali offri te stesso, come cibo nel sacramento.
Sacramento che oltrepassa ogni nostra comprensione, trascina in modo del tutto
particolare il cuore delle persone devote e infiamma il loro amore. Anche coloro
che ti seguono con pia fedeltà, coloro che regolano tutta la loro vita al fine
del perfezionamento spirituale, ricevono spesso da questo eccelso sacramento
aumento di grazia nella devozione e nell'amore della virtù. Mirabile e nascosta,
questa grazia del sacramento, che soltanto i seguaci di Cristo conoscono, mentre
non la sentono coloro che non hanno la fede e sono asserviti al peccato. In
questo sacramento è data la grazia spirituale, è restaurata nell'anima la virtù
perduta e torna l'innocenza, che era stata deturpata dal peccato. Tanto grande è
talora questa grazia che, per la pienezza della devozione conferita, non
soltanto lo spirito, ma anche il fragile corpo sente che gli sono state date
forze maggiori.
5.
Rammarichiamoci
altamente e lamentiamo la nostra tiepidezza e negligenza, poiché non siamo
tratti da un ardore più grande a ricevere Cristo, nel quale consiste tutta la
speranza e il merito della salvezza. E' lui, infatti, "la nostra santificazione
e la nostra redenzione" (1Cor 1,30); è lui il conforto di noi che siamo in
cammino; è lui l'eterna gioia dei santi. Rammarichiamoci, dunque, altamente che
tanta gente si renda così poco conto di questo mistero di salvezza, letizia del
cielo e fondamento di tutto il mondo. Cecità e durezza del cuore umano, non
curarsi maggiormente di un dono così grande, o, godendone tutti i giorni, finire
persino col non badarvi! Se questo sacramento santissimo si celebrasse soltanto
in un certo luogo, e fosse consacrato da un solo sacerdote in tutto il mondo,
pensa da quale desiderio sarebbero tutti presi di andare in quel luogo, a quel
sacerdote, per veder celebrare i divini misteri. Ma, ecco, i sacerdoti sono
moltissimi, e Cristo viene immolato in molti luoghi; e così quanto più è diffusa
nel mondo la sacra comunione, tanto più è manifesta la grazia e la carità di Dio
verso l'uomo. Che tu sia ringraziato, o Gesù buono, pastore eterno, che con il
tuo corpo prezioso e con il tuo sangue ti sei degnato di ristorare noi poveri ed
esuli, invitandoci a ricevere questi misteri con queste parole, uscite dalla tua
stessa bocca: "venite tutti a me, voi che siete faticati ed oppressi, ed io vi
ristorerò" (Mt 11,28).
NEL
SACRAMENTO SI MANIFESTANO ALL'UOMO LA GRANDE BONTA' E L'AMORE DI DIO
Parola del discepolo
1.
O Signore, confidando nella tua bontà e
nella tua grande misericordia, mi appresso infermo al Salvatore, affamato e
assetato alla fonte della vita, povero al re del cielo, servo al Signore,
creatura al Creatore, desolato al pietoso mio consolatore. Ma "per qual ragione
mi è dato questo, che tu venga a me?" (Lc 1,43). Chi sono io, perché tu ti doni
a me; come potrà osare un peccatore di apparirti dinanzi; come ti degnerai di
venire ad un peccatore? Ché tu lo conosci, il tuo servo; e sai bene che in lui
non c'è alcunché di buono, per cui tu gli dia tutto ciò. Confesso, dunque, la
mia pochezza, riconosco la tua bontà, glorifico la tua misericordia e ti
ringrazio per il tuo immenso amore. Infatti non è per i miei meriti che fai
questo, ma per il tuo amore: perché mi si riveli maggiormente la tua bontà, più
grande mi si offra il tuo amore e l'umiltà ne risulti più perfettamente
esaltata. Poiché, dunque, questo ti è caro, e così tu comandasti che si facesse,
anche a me è cara questa tua degnazione. E voglia il Cielo che a questo non sia
di ostacolo la mia iniquità.
2.
Gesù, pieno di dolcezza e di benignità,
quanta venerazione ti dobbiamo, e gratitudine e lode incessante, per il fatto
che riceviamo il tuo santo corpo, la cui grandezza nessuno può comprendere
pienamente. Ma quali saranno i miei pensieri in questa comunione con te, in
questo avvicinarmi al mio Signore; al mio Signore che non riesco a venerare
nella misura dovuta e che tuttavia desidero accogliere devotamente? Quale
pensiero più opportuno e più salutare di quello di abbassarmi totalmente di
fronte a te, esaltando, su di me la tua bontà infinita? Ti glorifico, o mio Dio,
e ti esalto in eterno; disprezzo me stesso, sottoponendomi a te, dal profondo
della mia pochezza. Ecco, tu sei il santo dei santi, ed io una sozzura di
peccati. Ecco, tu ti abbassi verso di me, che non sono degno neppure di
rivolgerti lo sguardo. Ecco, tu vieni a me, vuoi stare con me, mi inviti al tuo
banchetto; tu mi vuoi dare il cibo celeste, mi vuoi dare da mangiare il pane
degli angeli: nient'altro, veramente, che te stesso, "pane vivo, che sei disceso
dal cielo e dai la vita al mondo (Gv 6,33.51). Se consideriamo da dove parte
questo amore, quale degnazione ci appare; quanto profondi ringraziamenti e
quante lodi ti si debbono!
3.
Quanto fu utile per la nostra salvezza il
tuo disegno, quando hai istituito questo sacramento; come è soave e lieto questo
banchetto, nel quale hai dato in cibo te stesso! Come è ammirabile questo che tu
fai; come è efficace la tua potenza e infallibile la tua verità. Infatti, hai
parlato "e le cose furono" (Sal 148, 5); e fu anche questo sacramento, che tu
hai comandato. Mirabile cosa, degna della nostra fede; cosa che oltrepassa la
umana comprensione che tu, o Signore Dio mio, vero Dio e uomo, sia tutto sotto
quella piccola apparenza del pane e del vino; e che tu sia mangiato senza essere
consumato. "Tu, o Signore di tutti", che, di nessuno avendo bisogno, hai voluto,
per mezzo del Sacramento, abitare fra noi (2 Mac 14,35), conserva immacolato il
mio cuore e il mio corpo, affinché io possa celebrare sovente i tuoi misteri,
con lieta e pura coscienza; e possa ricevere, a mia salvezza eterna, ciò che tu
hai stabilito e istituito massimamente a tua glorificazione e perenne memoria di
te.
4.
Rallegrati, anima
mia, e rendi grazie a Dio per un dono così sublime, per un conforto così
straordinario, lasciato a te in questa valle di lacrime. In verità, ogni
qualvolta medito questo mistero e ricevi il corpo di Cristo, lavori alla tua
redenzione e ti rendi partecipe di tutti i meriti di Cristo. Mai non viene meno,
infatti, l'amore di Cristo; né si esaurisce la grandezza della sua
intercessione. E' dunque con animo sempre rinnovato che ti devi disporre a
questo Sacramento; è con attenta riflessione che devi meditare il mistero della
salvezza. E quando celebri la Messa, o l'ascolti, ciò deve apparirti un fatto
così grande, così straordinario e così pieno di gioia, come se, in quello stesso
giorno, scendendo nel seno della Vergine, Cristo si facesse uomo, patisse e
morisse pendendo dalla croce.
UTILITA' DELLA COMUNIONE FREQUENTE
Parola del discepolo
1.
Ecco, io vengo a te, o Signore, per trarre
beneficio dal tuo dono e ricevere allegrezza al banchetto santo, "che, nella tua
bontà, o Dio, hai preparato al misero" (Sal 67,11). Ecco, quanto io posso e
debbo desiderare sta tutto in te; tu sei la mia salvezza, la redenzione, la
speranza, la fortezza, la maestà e la gloria. "Ricolma dunque oggi di letizia
l'anima del tuo servo, perché, o Signore Gesù, a te ho innalzato l'anima mia" (Sal
85,4). Ardentemente desidero ora riceverti, con devozione e venerazione;
desidero introdurti nella mia casa, per meritare, come Zaccheo, di essere da te
benedetto e di essere annoverato tra i figli d'Abramo. L'anima mia ha fame del
tuo corpo; il mio cuore arde di farsi una cosa sola con te. Dammi in dono te
stesso, e mi basta; poiché non c'è consolazione che abbia valore, fuori di te.
Non posso stare senza di te; non riesco a vivere senza la tua presenza. E così
occorre che io mi accosti frequentemente a te, ricevendoti come mezzo della mia
salvezza. Che non mi accada di venir meno per strada, se fossi privato di questo
cibo celeste. Tu stesso, o Gesù tanto misericordioso, predicando alle folle e
guarendo varie malattie, dicesti una volta: "non li voglio mandare alle loro
case digiuni, perché non vengano meno per strada" (Mt 15,32). Fa', dunque, la
stessa cosa ora con me; tu, che, per dare conforto ai fedeli, hai lasciato te
stesso in sacramento. Sei tu, infatti, il soave ristoro dell'anima; e chi ti
mangia degnamente sarà partecipe ed erede della gloria eterna. Poiché, dunque,
io cado tanto spesso in peccato, e intorpidisco e vengo meno tanto facilmente, è
veramente necessario che, pregando, confessandomi frequentemente e prendendo il
santo cibo del tuo corpo, io mi rinnovi, mi purifichi e mi infiammi; cosicché
non avvenga che, per una prolungata astinenza, io mi allontani dal mio santo
proposito. In verità, "i sensi dell'uomo, fin dall'adolescenza, sono proclivi al
male" (Gn 8,21); tosto egli cade in mali peggiori, se non lo soccorre la
medicina celeste. Ed è appunto la santa Comunione che distoglie l'uomo dal male
e lo rafforza nel bene. Che se ora sono così spesso svogliato e tiepido nella
Comunione o nella celebrazione della Messa, che cosa sarebbe di me, se non
prendessi questo rimedio e non cercassi un così grande aiuto? Anche se non mi
sento sempre degno e pienamente disposto a celebrare, farò in modo di ricevere,
in tempi opportuni, questi divini misteri e di rendermi partecipe di una grazia
così grande. Giacché la principale, anzi l'unica, consolazione dell'anima fedele
- finché va peregrinando, lontana da te, entro il corpo mortale - consiste
proprio in questo, nel ricordarsi frequentemente del suo Dio e nel ricevere, in
spirito di devozione, il suo diletto.
2.
Oh!, meravigliosa
degnazione della tua misericordia verso di noi, che tu, Signore Dio, creatore e
vivificatore di tutti gli spiriti celesti, ti abbassi a venire in questa anima
poveretta, saziando la sua fame con la tua divinità e insieme con la tua
umanità. Felice quello spirito, beata quell'anima che merita di ricevere
devotamente te, Signore e Dio, colmandosi in tal modo di gioia interiore. Quale
grande signore essa accoglie; quale amato ospite, qual piacevole compagno
riceve; quale fedele amico accetta; quale nobile e bello sposo essa abbraccia,
degno di amore più di ogni persona cara e di ogni cosa che si possa desiderare.
Tacciano dinanzi a te, o dolcissimo mio diletto, il cielo e la terra, con tutte
le loro bellezze; giacché dalla degnazione della tua munificenza cielo e terra
ricevono quanto hanno di grande e di nobile, pur non arrivando essi alla
grandezza del tuo nome, "immenso nella sua sapienza" (Sal 146,5).
MOLTI SONO I BENEFICI CONCESSI A COLORO CHE SI COMUNICANO DEVOTAMENTE
Parola del discepolo
1.
Signore Dio mio, "con la dolcezza delle
tue benedizioni" (Sal 20,4) vieni in soccorso a me, tuo servo, affinché io possa
accostarmi degnamente e devotamente al tuo grande sacramento. Muovi il mio cuore
verso di te e scuotimi dal mio grande torpore. "Vieni a me con la tua forza
salvatrice" (Sal 105,4), cosicché io possa gustare in ispirito la tua dolcezza,
insita tutta in questo sacramento, quasi sua fonte. Apri i miei occhi, cosicché
io possa intravvedere un così grande mistero; dammi la forza di credere in esso,
con fede sicura. Tutto ciò è infatti opera delle tue mani, non opera dell'uomo;
tua sacra istituzione, non invenzione umana. Quindi non v'è alcuno che possa da
sé solo comprendere pienamente queste cose, che superano anche l'intelligenza
degli angeli. Ed io, indegno peccatore, polvere e cenere, come potrò mai sondare
e comprendere, un così profondo e santo mistero? O Signore, nella semplicità del
mio cuore, in pienezza e sicurezza di fede e in adesione al tuo comando, mi
accosto a te con sentimenti di speranza e di devozione: credo veramente che tu
sia presente qui nel Sacramento, Dio e uomo. Tu vuoi che io ti accolga in me, in
unione d'amore. Perciò domando alla tua clemenza ed imploro il dono di questa
grazia speciale, di essere totalmente immedesimato in te, in sovrabbondanza
d'amore e di non più ricercare altra consolazione. Giacché questo Sacramento,
così alto e prezioso, è salvezza dell'anima e del corpo e rimedio ad ogni
infermità dello spirito. Per mezzo di questo Sacramento vengono curati i miei
vizi; le passioni sono frenate; le tentazioni sono sconfitte o almeno diminuite;
viene aumentata la grazia, rafforzata la virtù cui si è posto mano, rinsaldata
la fede, rinvigorita la speranza e l'amore fatto più ardente e più grande.
2.
O mio Dio, "tu che
innalzi l'anima mia" (Sal 53,6), e ripari all'umana fragilità con il dono di
ogni consolazione interiore, tu hai concesso e ancora spesso concedi nel
Sacramento grandi benefici ai tuoi diletti che devotamente si comunicano. Tu
infondi in essi grande conforto nelle varie tribolazioni, innalzandoli dal fondo
della loro prostrazione alla speranza del tuo aiuto; tu li ricrei interiormente
e li fai risplendere con una grazia rinnovata. Così, mentre prima della
Comunione si sentivano angosciati e privi d'amore, poi, ristorati dal cibo e
dalla bevanda celeste, si trovano trasformati e migliori. E questo tu fai
generosamente con i tuoi eletti, affinché essi conoscano in verità, ed
esperimentino chiaramente, quanto siano deboli per se stessi e quale bontà e
grazia ottengano da te. Giacché, per se stessi, sono freddi, duri e mancanti di
devozione; invece, per tuo dono, sono fatti degni di essere fervorosi, alacri e
pieni di devozione. Chi mai, essendosi accostato umilmente alla fonte stessa
della soavità, non riporta anche solo un poco di dolcezza; chi mai, stando
accanto a un grande fuoco, non ne risente un po' di calore? Ora, tu sei la fonte
sempre piena, straboccante; tu sei il fuoco sempre vivo, che mai non si
estingue. Perciò, anche se non posso attingere alla pienezza di questa fonte e
bere a sazietà, metterò ugualmente la bocca all'orlo della celeste cannella, per
prendere almeno una piccola goccia, a saziare la mia sete, onde non inaridire
del tutto. Anche se non posso essere ancora nella pienezza della beatitudine
celeste, né posso essere ardente come un cherubino o un serafino, mi sforzerò
tuttavia di perseverare nella devozione e di predisporre l'anima mia ad
impadronirsi di una, sia pur piccola, fiamma del divino incendio, nutrendosi
umilmente al sacramento della salvezza. A quello che mi manca, supplisci tu, con
benignità e misericordia, o buon Gesù, salvatore santissimo; tu che ti sei
degnato di chiamare tutti a te, dicendo: "venite a me voi tutti che siete
affaticati ed oppressi, ed io vi ristorerò (Mt 11,28). In verità io mi affatico,
e suda il mio volto; il mio cuore è tormentato da sofferenze interiori; sono
oppresso dai peccati, legato e schiacciato da molte passioni perverse. "E non
c'è nessuno che possa aiutarmi" (Sal 21,12), non c'è nessuno "che possa
liberarmi e soccorrermi" (Sal 7,3), all'infuori di te, "Dio mio salvatore" (Sal
24,5), al quale affido me stesso e ogni mia cosa, perché tu mi custodisca e mi
conduca alla vita eterna. Accettami a lode e gloria del tuo nome; tu che hai
apprestato il tuo corpo e il tuo sangue quale cibo e bevanda. O "Signore Dio,
mia salvezza" (Sal 26,9), fa' che nella dimestichezza del tuo mistero s'accresca
lo slancio della mia devozione.
GRANDEZZA DEL SACRAMENTO E CONDIZIONE DEL SACERDOTE
Parola del Diletto
1.
Anche se tu avessi la purezza degli angeli
e la santità di San Giovanni Battista, non saresti degno di ricevere o anche
solo di toccare questo sacramento. Non dipende infatti dai meriti degli uomini
che si consacri e si tocchi il sacramento di Cristo, e ci si nutra del pane
degli angeli. Grande è l'ufficio, grande la dignità dei sacerdoti, ai quali è
dato quello che non è concesso agli angeli; giacché soltanto i sacerdoti,
ordinati regolarmente nella Chiesa, hanno il potere di celebrare e di consacrare
il corpo di Cristo. Il sacerdote, invero, è servo di Dio: si vale della parola
di Dio, per comando e istituzione di Dio. Nel sacramento, attore primo,
invisibilmente operante, è Dio, al quale è sottoposta ogni cosa, secondo il suo
volere, in obbedienza al suo comando. In questo sublime sacramento, devi dunque
credere più a Dio onnipotente che ai tuoi sensi o ad alcun segno visibile; a
questa realtà, istituita da Dio, ti devi accostare con reverenza e con timore.
"Rifletti su te stesso" e considera di chi sei stato fatto ministro, con
l'imposizione delle mani da parte del vescovo (1Tm 4,16.14). Ecco, sei stato
fatto sacerdote e consacrato per celebrare. Vedi, dunque, di offrire il
sacrificio a Dio con fede, con devozione, e al tempo conveniente; vedi di
offrire te stesso, irreprensibile. Non si è fatto più leggero il tuo carico;
anzi sei ormai legato da un più stretto vincolo di disciplina e sei tenuto a una
maggiore perfezione di santità.
2.
Il sacerdote deve
essere ornato di ogni virtù e offrire agli altri l'esempio di una vita santa;
abituale suo rapporto non sia con la gente volgare secondo modi consueti a
questo mondo, ma con gli angeli in cielo o con la gente santa, in terra. Il
sacerdote, rivestito delle sacre vesti, fa le veci di Cristo, supplichevolmente
e umilmente pregando Iddio per sé e per tutto il popolo. Egli porta, davanti e
dietro, il segno della croce del Signore, perché abbia costante ricordo della
passione di Cristo; davanti, sulla casula, porta la croce, perché guardi
attentamente a quelle che sono le orme di Cristo, e abbia cura di seguirla con
fervore; dietro è pure segnato dalla croce, perché sappia sopportare con
dolcezza ogni contrarietà che gli venga da altri. Porta davanti la croce, perché
pianga i propri peccati; e la porta anche dietro, perché pianga
compassionevolmente anche i peccati commessi da altri, e sappia di essere stato
posto tra Dio e il peccatore, non lasciandosi illanguidire nella preghiera e
nell'offerta, fin che non sia fatto degno di ottenere grazia e misericordia. Con
la celebrazione, il sacerdote rende onore a Dio, fa lieti gli angeli, dà motivo
di edificazione ai fedeli, aiuta i vivi, appresta pace ai defunti e fa di se
stesso il dispensatore di tutti i benefici divini.
INVOCAZIONE PER PREPARARSI ALLA COMUNIONE
Parola del discepolo
Quando
considero, o Signore, la tua grandezza e la mia miseria, mi metto a tremare
forte e mi confondo. Ché, se non mi accosto al sacramento, fuggo la vita; e se
lo faccio indegnamente, cado nello scandalo. Che farò, o mio Dio, "mio aiuto" (Is
50,7) e mia guida nella mia miseria? Insegnami tu la strada sicura; mettimi
dinanzi una opportuna, breve istruzione per la santa Comunione; giacché è buona
cosa conoscere con quale devozione e reverenza io debba preparare il mio cuore a
ricevere con profitto il tuo sacramento e a celebrare un così grande, divino
sacrificio.
L'ESAME DI COSCIENZA E IL PROPOSITO DI CORREGGERSI
Parola del Diletto
1.
Sopra ogni cosa è necessario che il
sacerdote di Dio si appresti a celebrare, a toccare e a mangiare questo
sacramento con somma umiltà di cuore e supplice reverenza, con piena fede e
devota intenzione di dare gloria a Dio. Esamina attentamente la tua coscienza;
rendila, per quanto ti è possibile, pura e luminosa per mezzo del sincero
pentimento e dell'umile confessione dei tuoi peccati, cosicché nulla di grave tu
abbia, o sappia di avere, che ti sia di rimprovero e ti impedisca di accedere
liberamente al Sacramento. Abbi dispiacere di tutti i tuoi peccati in generale;
e maggiormente, in particolare, abbi dolere e pianto per le tue colpe di ogni
giorno. Se poi ne hai il tempo, confessa a Dio, nel segreto del tuo cuore, tutte
le miserie delle tue passioni. Piangi e ti rincresca di essere ancora così
legato alla carne e al mondo; così poco mortificato di fronte alle passioni e
così pieno di impulsi di concupiscenza; così poco vigilante su ciò che
percepiscono di fuori i sensi, così spesso perduto dietro a vane fantasie; così
fortemente inclinato verso le cose esteriori e così poco attento a ciò che è
dentro di noi; così facile al riso e alla dissipazione e così restio al pianto e
alla compunzione; così pronto alla rilassatezza e alle comodità materiali, così
pigro, invece, al rigore e al fervore; così avido di udire o vedere cose nuove e
belle, e così lento ad abbracciare ciò che è basso e spregevole; così smanioso
di molto possedere e così tenace nel tenere per te; così sconsiderato nel
parlare e così incapace di tacere; così disordinato nella condotta e così
avventato nell'agire; così profuso nel cibo; così sordo alla parola di Dio; così
sollecito al riposo e così tardo al lavoro; così attento alle chiacchiere, così
pieno di sonno nelle sacre veglie, compiute distrattamente affrettandone col
desiderio la fine; così negligente nell'adempiere alle Ore, così tiepido nella
celebrazione della Messa, così arido nella Comunione; così facilmente distratto,
così di rado pienamente raccolto in te stesso; così subitamente mosso all'ira,
così facile a far dispiacere agli altri; così proclive a giudicare, così severo
nell'accusare; così gioioso quando le cose ti vanno bene e così poco forte nelle
avversità; così facile nel proporti di fare molte cose buone, ma capace, invece,
di realizzarne ben poche.
2.
Confessati e
deplorati, con dolore e con grande amarezza per la tua fragilità, questi e gli
altri tuoi difetti, fa' il fermo proponimento di correggere per sempre la tua
vita e di progredire maggiormente. Dopo di che, rimettendo a me completamente
ogni tua volontà, offri te stesso sull'altare del tuo cuore, a gloria del mio
nome, sacrificio perpetuo, affidando a me con fede il tuo corpo e la tua anima;
cosicché tu ottenga di accostarti degnamente ad offrire a Dio la Messa e a
mangiare il sacramento del mio corpo, per la tua salvezza. Non v'è dono più
appropriato; non v'è altro modo per riscattare e cancellare pienamente i
peccati, all'infuori della totale e perfetta offerta di se stessi a Dio, nella
Messa e nella Comunione, insieme con l'offerta del corpo di Cristo. Se uno farà
tutto quanto gli è possibile e si pentirà veramente, ogni volta che verrà a me
per ottenere il perdono e la grazia, "Io vivo, dice il Signore, e non voglio la
morte del peccatore, ma che si converta e viva" (Ez 33,11): "giacché più non mi
ricorderò dei suoi peccati" (Eb 10,17), ma tutti gli saranno rimessi.
L'OFFERTA DI CRISTO SULLA CROCE E LA DONAZIONE DI NOI STESSI
Parola del Diletto
Con le
braccia stese sulla croce, tutto nudo il corpo, io offersi liberamente me stesso
a Dio Padre, per i tuoi peccati, cosicché nulla fosse in me che non si
trasformasse in sacrificio, per placare Iddio. Allo stesso modo anche tu devi
offrire a me volontariamente te stesso, con tutte le tue forze e con tutto il
tuo slancio, dal più profondo del cuore, in oblazione pura e santa. Che cosa
posso io desiderare da te più di questo, che tu cerchi di offrirti a me
interamente? Qualunque cosa tu mi dia, fuor che te stesso, l'ho per un nulla,
perché io non cerco il tuo dono, ma te. Come non ti basterebbe avere tutto,
all'infuori di me, così neppure a me potrebbe piacere qualunque cosa tu mi
dessi, senza l'offerta di te. Offriti a me; da te stesso totalmente a Dio: così
l'oblazione sarà gradita. Ecco, io mi offersi tutto al Padre, per te; diedi
persino tutto il mio corpo e il mio sangue in cibo, perché io potessi essere
tutto tuo e perché tu fossi sempre con me. Se tu, invece, resterai chiuso in te,
senza offrire volontariamente te stesso secondo la mia volontà, l'offerta non
sarebbe piena e la nostra unione non sarebbe perfetta. Perché, se vuoi giungere
alla vera libertà e avere la mia grazia, ogni tuo atto deve essere preceduto
dalla piena offerta di te stesso nelle mani di Dio. Proprio per questo sono così
pochi coloro che raggiungono la luce e l'interiore libertà, perché non sanno
rinnegare totalmente se stessi. Immutabili sono le mie parole: se uno non avrà
rinunciato a "tutto, non potrà essere mio discepolo" (Lc 14,33). Tu, dunque, se
vuoi essere mio discepolo, offriti a me con tutto il cuore.
OFFRIRE NOI STESSI A DIO, CON TUTTO QUELLO CHE E' IN NOI, PREGANDO PER TUTTI
Parola del discepolo
1.
Tue sono le cose, o Signore, quelle del
cielo e quelle della terra: a te voglio, liberamente, offrire me stesso e
restare tuo per sempre. O Signore, con cuore sincero, oggi io mi dono a te in
perpetuo servizio, in obbedienza e in sacrificio di lode perenne. Accettami,
insieme con questa offerta santa del tuo corpo prezioso, che io - alla presenza
e con l'assistenza invisibile degli angeli - ora ti faccio, per la mia salvezza
e per la salvezza di tutto il popolo, O Signore, sull'altare della tua
espiazione offro a te tutti i miei peccati e le colpe da me commesse al cospetto
tuo e dei tuoi santi angeli, dal giorno in cui fui capace di peccare fino ad
oggi; affinché tutto tu accenda e consumi nel fuoco del tuo amore, cancellando
ogni macchia dei miei peccati; affinché tu purifichi la mia coscienza da ogni
colpa; affinché tu mi ridia la tua grazia, che ho perduta col peccato, tutto
perdonando e misericordiosamente accogliendomi nel bacio della pace. Che posso
io fare per i miei peccati, se non confessarli umilmente nel pianto e pregare
senza posa per avere la tua intercessione? Ti scongiuro, dammi benevolo ascolto,
mentre mi pongo dinanzi a te, o mio Dio. Grande disgusto io provo per tutti i
miei peccati; non voglio più commetterne, anzi di essi mi dolgo e mi dorrò per
tutta la vita, pronto a fare penitenza e, per quanto io possa, a pagare per
essi. Rimetti, o Signore, rimetti i miei peccati, per il tuo santo nome: salva
l'anima mia, che tu hai redenta con il tuo sangue prezioso. Ecco, io mi affido
alla tua misericordia; mi metto nelle tue mani. Opera tu con me secondo la tua
bontà, non secondo la mia perfidia e la mia iniquità.
2.
Anche tutto quello
che ho di buono, per quanto sia molto poco e imperfetto, lo offro a te, affinché
tu lo perfezioni e lo santifichi; affinché ti sia gradito e tu voglia
accettarlo, accrescendone il valore; affinché tu voglia portarmi - inoperoso e
inutile piccolo uomo, qual sono - a un termine beato e glorioso. Offro parimenti
a te tutti i buoni desideri delle persone devote e le necessità dei parenti e
degli amici, dei fratelli e delle sorelle, di tutti i miei cari e di coloro che,
per amor tuo, fecero del bene a me o ad altri; infine di tutte le persone -
quelle ancora in vita e quelle che già hanno lasciato questo mondo - che da me
desiderarono e chiesero preghiere e sante Messe, per loro e per tutti i loro
cari. Che tutti sentano venire sopra di sé l'aiuto della tua grazia,
l'abbondanza della consolazione, la protezione dai pericoli, la liberazione
dalle pene! Che tutti, liberati da ogni male, ti rendano in letizia grazie
solenni. Ancora, e in modo speciale, ti offro preghiere e sacrifici di
espiazione per quelli che mi hanno fatto qualche torto, mi hanno cagionato
dolore, mi hanno calunniato o recato danno, mi hanno messo in difficoltà; e
anche per tutti quelli ai quali io ho dato talora motivo di tristezza e di
turbamento, di dolore o di scandalo, con parole o con fatti, consciamente oppure
no, affinché tu perdoni parimenti a tutti noi i nostri peccati e le offese
vicendevoli. O Signore, strappa dai nostri cuori ogni sospetto, ogni sdegno,
ogni collera, ogni contesa e tutto ciò che possa ferire la carità e affievolire
l'amore fraterno. Abbi compassione, o Signore, di noi che imploriamo la tua
misericordia; concedi la tua grazia a noi che ne abbiamo bisogno; fa che noi
siamo fatti degni di godere della tua grazia e che possiamo avanzare verso la
vita eterna.
LA
SANTA COMUNIONE NON VA TRALASCIATA CON LEGGEREZZA
Voce del Diletto
1.
A questa sorgente della grazia e della
misericordia divina, a questa sorgente della bontà e di ogni purezza devi
ricorrere frequentemente, fino a che tu non riesca a guarire dalle tue passioni
e dai tuoi vizi; fino a che tu non ottenga di essere più forte e più vigilante
contro tutte le tentazioni e gli inganni del diavolo. Questi, il nemico, ben
sapendo quale sia il beneficio e il rimedio grande insito nella santa Comunione,
tenta in ogni modo e in ogni momento di ostacolare, per quanto può, le anime
fedeli e devote, distogliendole da essa. Taluni, infatti, quando vogliono
prepararsi alla santa Comunione, subiscono i più forti assalti del demonio. Lo
spirito del male - come è detto nel libro di Giobbe (1,6; 2,1) - viene in mezzo
ai figli di Dio, per turbarli, con la consueta sua perfidia, e per renderli
troppo timorosi e perplessi, finché non abbia affievolito il loro slancio o
abbia loro strappato, di forza, la fede: nella speranza che essi lascino del
tutto la Comunione o vi si accostino con poco fervore. Ma non ci si deve curare
per nulla delle sue astuzie e delle sue suggestioni, per quanto turpi e
terrorizzanti, Su di lui bisogna ritorcere le immaginazioni che provengono da
lui. Va disprezzato e deriso, quel miserabile. Per quanti assalti egli compia e
per quante agitazioni egli susciti, la santa Comunione non deve essere
tralasciata. Talora avviene che siano di ostacolo alla Comunione persino una
eccessiva preoccupazione di essere sufficientemente devoti e una certa angustia
dubbiosa sul confessarsi. Ma tu agisci secondo il consiglio dei saggi,
tralasciando ansie e scrupoli, che costituiscono impedimento alla grazia divina
e distruggono lo spirito di devozione. Non lasciare la santa Comunione, per ogni
piccola difficoltà o stanchezza. Ma va subito a confessarti e perdona di cuore
agli altri ogni offesa ricevuta; che se tu hai offeso qualcuno e chiedi
umilmente scusa, il Signore prontamente avrà misericordia di te.
2.
Che giova ritardare tanto la confessione o
rimandare la santa Comunione? Purificati al più presto; sputa subito il veleno;
corri a prendere il rimedio: ti sentirai meglio che se tu avessi differito tutto
ciò. Se oggi, per una piccola cosa, rinunci, domani forse accadrà qualcosa di
più grave: così ti potrebbe essere impossibile per lungo tempo, la Comunione e
potresti diventare ancora più indegno. Scuotiti al più presto dalla stanchezza e
dall'inerzia, in cui oggi ti trovi: non serve a nulla restare a lungo
nell'ansietà e tirare avanti nel turbamento, separandoti, in tal modo, per
questi quotidiani ostacoli, dalle cose divine. Anzi è molto dannoso rimandare
tanto la Comunione, perché ciò suole anche ingenerare grave torpore. Avviene
persino - cosa ben dolorosa - che taluni, nella loro tiepidezza e leggerezza,
accettino di buon grado questi ritardi della confessione, e desiderino di
ritardare così la santa Comunione, proprio per non essere obbligati a una più
severa custodia di sé. Oh!, come è scarso l'amore, come è fiacca la devozione di
coloro che rimandano tanto facilmente la Comunione. E come è felice e caro a Dio
colui che vive in modo da custodire la sua coscienza in una tale limpidezza da
essere pronto e pieno di desiderio di comunicarsi anche ogni giorno, se gli
fosse consentito e se potesse farlo senza essere criticato. Se uno qualche volta
si astiene dalla Comunione per umiltà, o per un giusto impedimento, gli va data
lode, a causa del suo rispettoso timore. Se invece fa questo per una sorta di
torpore, che si è insinuato in lui, deve scuotersi e agire, quanto gli è
possibile: il Signore aderirà al suo desiderio, grazie alla buona volontà, alla
quale Dio guarda in modo speciale.
3.
Se, invece, uno è
trattenuto da ragioni valide, ma avrà la buona volontà e la devota intenzione di
comunicarsi, costui non mancherà dei frutti del Sacramento. Giacché ognuno che
abbia spirito di devozione può, in ogni giorno e in ogni ora, darsi salutarmente,
senza che alcuno glielo impedisca, alla comunione spirituale con Cristo; pur
dovendo, in certi giorni e nel tempo stabilito, con reverente affetto, prendere
sacramentalmente in cibo il corpo del suo Redentore, mirando più a dare lode e
onore a Dio che ad avere consolazione per sé. Infatti questo invisibile ristoro
dell'anima, che è la comunione spirituale, si ha ogni volta che uno medita con
devozione il mistero dell'incarnazione e della passione di Cristo, accendendosi
di amore per lui. Chi si prepara soltanto perché è imminente il giorno festivo,
o perché la consuetudine lo sospinge, è per lo più tutt'altro che pronto. Beato
colui che si offre a Dio in sacrificio ogni qualvolta celebra la Messa o si
comunica.
4.
Nel celebrare, non
essere né troppo prolisso né troppo frettoloso; ma osserva il ragionevole uso,
comune a coloro con i quali ti trovi a vivere. Non devi, infatti, ingenerare in
altri fastidio e noia; devi mantenere invece la via consueta, secondo la volontà
dei superiori, e badare più all'utile degli altri, che alla tua devozione e al
tuo sentimento.
IL
CORPO DI CRISTO E LA SACRA SCRITTURA MASSIMAMENTE NECESSARI ALL'ANIMA DEVOTA
Parola del discepolo
1.
O soave Signore Gesù, quanto è dolce
all'anima devota sedere alla tua mensa, al tuo convito, nel quale le viene
presentato come cibo nient'altro all'infuori di te, unico suo amato,
desiderabile più di ogni desiderio del suo cuore. Anche per me sarebbe cosa
soave sciogliermi in pianto, con profonda commozione, dinanzi a te, e, con la
Maddalena amorosa, bagnare di lacrime i tuoi piedi. Ma dove è tanto slancio di
devozione; dove è una tale profusione di lacrime sante? Eppure, alla tua
presenza e alla presenza dei tuoi angeli, dovrei ardere tutto nell'intimo e
piangere di gioia; giacché nel Sacramento ti possiedo veramente presente, per
quanto nascosto sotto altra apparenza. Infatti i miei occhi non ti potrebbero
sostenere, nella tua luce divina; anzi neppure il mondo intero potrebbe
sussistere, dinanzi al fulgore della tua maestà. Tu vieni incontro, dunque, alla
mia debolezza, nascondendoti sotto il Sacramento. Possiedo veramente ed adoro
colui che gli angeli adorano in cielo. Io lo adoro per ora nella fede; gli
angeli, invece, faccia a faccia, senza alcun velo. Io devo starmene nel lume
della fede, e camminare in essa, finché appaia il giorno dell'eterna luce e
venga meno il velo delle figure simboliche (cf. Ct 2,17; 4,6). "Quando poi verrà
il compimento di tutte le cose" (1Cor 13,10), cesserà l'uso dei segni
sacramentali. Nella gloria del cielo, i beati non hanno bisogno infatti del
rimedio dei sacramenti: il loro gaudio non ha termine, essendo essi alla
presenza di Dio, vedendo essi, faccia a faccia, la sua gloria. Passano di luce
in luce fino agli abissi della divinità, e gustano appieno il verbo di Dio fatto
carne, quale fu all'inizio e quale rimane in eterno. Conscio di queste cose
meravigliose, trovo molesta persino ogni consolazione spirituale: infatti tutto
ciò che vedo e odo quaggiù lo considero un niente, fino a che non veda
manifestamente il mio Signore, nella sua gloria. Tu mi sei testimone, o Dio, che
non c'è cosa che mi possa dare conforto, non c'è creatura che mi possa dare
contentezza, all'infuori di te, che bramo contemplare in eterno. Ma ciò non è
possibile mentre sono in questa vita mortale; e perciò occorre che mi rassegni a
una grande pazienza e mi sottometta a te in tutti i miei desideri. Anche i tuoi
santi, o Signore, che ora esultano in te nel regno dei cieli, aspettarono
l'evento della tua gloria, mentre erano in questa vita, con fede e con pazienza
grande. Ciò che essi credettero, credo anch'io; ciò che essi sperarono, spero
anch'io; dove essi giunsero, confido, per la tua grazia, di giungere anch'io.
Frattanto, camminerò nella fede, irrobustito dagli esempi dei santi. Terrò poi,
"come conforto" (1Mac 12,9) e specchio di vita, i libri santi; soprattutto
terrò, come unico rimedio e come rifugio, il tuo Corpo santissimo.
2.
In verità, due cose sento come
massimamente necessarie per me, quaggiù; senza di esse questa vita di miserie mi
sarebbe insopportabile. Trattenuto nel carcere di questo corpo, di due cose
riconosco di avere bisogno, cioè di alimento e di luce. E a me, che sono tanto
debole, tu hai dato, appunto come cibo il tuo santo corpo, e come lume hai posto
dinanzi ai miei piedi "la tua parola" (Sal 118,105). Poiché la parola di Dio è
luce dell'anima e il tuo Sacramento è pane di vita, non potrei vivere santamente
se mi mancassero queste due cose. Le quali potrebbero essere intese come le "due
mense" (Ez 40,40) poste da una parte e dall'altra nel prezioso tempio della
santa Chiesa; una, la mensa del sacro altare, con il pane santo, il prezioso
corpo di Cristo; l'altra la mensa della legge di Dio, compendio della santa
dottrina, maestra di vera fede, e sicura guida, al di là del velo del tempio, al
sancta sanctorum (Eb 6,19s; 9,3).
3.
Ti siano, dunque,
rese grazie, o Signore Gesù, che brilli di eterna luce, per questa mensa della
santa dottrina, che ci hai preparato per mezzo dei tuoi servi, i profeti, gli
apostoli e gli altri dottori. Ti siano rese grazie, Creatore e Redentore degli
uomini, che, per dimostrare al mondo intero il tuo amore, hai preparato la
grande cena, in cui disponesti come cibo, non già il simbolico agnello, ma il
tuo corpo santissimo e il tuo sangue, inebriando tutti i tuoi fedeli al calice
della salvezza e colmandoli di letizia al tuo convito: il convito che compendia
tutte le delizie del paradiso e nel quale banchettano con noi, e con più dolce
soavità, gli angeli santi. Quale grandezza, quale onore, nell'ufficio dei
sacerdoti, ai quali è dato di consacrare, con le sacre parole, il Signore
altissimo; di benedirlo con le proprie labbra, di tenerlo con le proprie mani;
di nutrirsene con la propria bocca e di distribuirlo agli altri. Quanto devono
essere pure quelle mani; quanto deve essere pura la bocca, e santo il corpo e
immacolato il cuore del sacerdote, nel quale entra tante volte l'autore della
purezza. Non una parola, che non sia santa, degna e buona, deve venire dalle
labbra del sacerdote, che riceve così spesso il Sacramento; semplici e pudichi
devono essere gli occhi di lui, che abitualmente sono fissi alla visione del
corpo di Cristo; pure ed elevate al cielo devono essere le mani di lui, che
sovente toccano il Creatore del cielo e della terra. E' proprio per i sacerdoti
che è detto nella legge: "siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono
santo" (Lv 19,2). Onnipotente Iddio, venga in nostro soccorso la tua grazia,
affinché noi, che abbiamo assunto l'ufficio sacerdotale, sappiamo stare
intimamente vicini a te, in modo degno, con devozione, in grande purezza di
cuore e con coscienza irreprensibile. Che se non possiamo mantenerci in così
piena innocenza di vita, come dovremmo, almeno concedi a noi di piangere
sinceramente il male che abbiamo compiuto; concedi a noi di servirti, per
l'avvenire, più fervorosamente, in spirito di umiltà e con proposito di buona
volontà.
COLUI CHE SI APPRESTA A COMUNICARSI CON CRISTO VI SI DEVE PREPARARE CON
SCRUPOLOSA DILIGENZA
Voce del Diletto
1.
Io sono colui che ama la purezza; io sono
colui che dona ogni santità. Io cerco un cuore puro: là è il luogo del mio so.
Allestisci e "apparecchia per me un'ampia sala ove cenare (Mc 14,15; Lc 22,12),
e farò la Pasqua presso di te con i miei discepoli". Se vuoi che venga a te e
rimanga presso di te, espelli "il vecchio fermento" (1Cor 5,7) e purifica la
dimora del tuo cuore. Caccia fuori tutto il mondo e tutto il disordine delle
passioni; sta "come il passero solitario sul tetto" (Sal 101,8) e ripensa, con
amarezza di cuore, ai tuoi peccati. Invero, colui che ama prepara al suo caro,
da cui è amato, il luogo migliore e più bello: di qui si conosce l'amorosa
disposizione di chi riceve il suo diletto. Sappi tuttavia che, per questa
preparazione - anche se essa durasse un intero anno e tu non avessi altro in
mente - non potresti mai fare abbastanza con le tue sole forze. E' soltanto per
mia benevolenza e per mia grazia, che ti viene concesso di accostarti alla
mensa: come se un poveretto fosse chiamato al banchetto di un ricco e non avesse
altro modo per ripagare quel beneficio che farsi piccolo e rendere grazie. Fa'
dunque tutto quello che sta in te; fallo con tutta attenzione, non per
abitudine, non per costrizione. Il corpo del tuo Diletto Signore Dio, che si
degna di venire a te, accoglilo con timore, con venerazione, con amore. Sono io
ad averti chiamato; sono io ad aver comandato che così fosse fatto; sarò io a
supplire a quel che ti manca. Vieni ed accoglimi. Se ti concedo la grazia della
devozione, che tu ne sia grato al tuo Dio; te la concedo, non già per il fatto
che tu ne sia degno, ma perché ho avuto misericordia di te. Se non hai questa
devozione, e ti senti piuttosto arido, insisti nella preghiera, piangi e bussa,
senza smettere finché non avrai meritato di ricevere almeno una briciola o una
goccia della grazia di salvezza. Sei tu che hai bisogno di me, non io di te.
Sono io che vengo a santificare te e a farti migliore, non sei tu che vieni a
dare santità a me. Tu vieni per ricevere da me la santità, nell'unione con me;
per ricevere nuova grazia, nel rinnovato, ardente desiderio di purificazione.
"Non disprezzare questa grazia" (1Tm 4,14); prepara invece il tuo cuore con ogni
cura e fa' entrare in te il tuo diletto.
2.
Ancora, occorre,
non solo che tu ti disponga a pietà, avanti la Comunione, ma anche che tu ti
conservi in essa, con ogni cura, dopo aver ricevuto il Sacramento. La vigilanza
di poi non deve essere inferiore alla devota preparazione di prima; ché tale
attenta vigilanza è a sua volta la migliore preparazione per ottenere una grazia
più grande. Taluno diventa assai mal disposto, proprio per essersi subito
abbandonato a consolazioni esteriori. Guardati dal molto parlare; tieniti
appartato, a godere del tuo Dio. E' lui che tu possiedi; neppure il mondo intero
te lo potrà togliere. Io sono colui al quale devi darti interamente, così che tu
non viva più in te, ma in me, fuori da ogni affanno.
NEL
SACRAMENTO L'ANIMA DEVOTA TENDA CON TUTTO SE STESSA ALL'UNIONE CON CRISTO
Voce del di
1.
"Chi mi darà, o Signore, di trovare te
solo", di aprirti tutto il mio cuore e di godere di te, secondo il desiderio
dell'anima mia? "Allora nessuno potrebbe offendermi" (Ct 8,1), nessuna creatura
potrebbe scuotermi, e neppure sfiorarmi con uno sguardo; ma sarai tu solo a
parlarmi, ed io a te, come colui che ama suole parlare con la persona amata, e
come l'amico suole stare a mensa con l'amico. Questo io chiedo, questo io
desidero: unirmi tutto a te, distogliere il mio cuore da tutto ciò che è creato
e apprendere a gustare sempre più le cose celesti ed eterne, grazie alla santa
Comunione e alla frequente celebrazione della Messa. Ah, Signore Dio, quando
sarò interamente unito e assunto in te, dimenticando del tutto me stesso? Tu in
me ed io in te. Fa' che possiamo rimanere uniti così. Veramente tu sei "il mio
diletto scelto tra mille" (Ct 5,10), con il quale piacque all'anima mia di
restare per tutti i giorni della vita. Veramente tu sei colui che mi dà la pace;
colui nel quale consiste la pace suprema, il riposo vero, e fuori del quale
tutto è fatica e dolore e miseria senza fine. "Veramente tu sei il Dio nascosto"
(Is 45,15); la tua conversazione non è con i malvagi; la tua parola si rivolge
agli umili e ai semplici. "Oh, quanto è soave, o Signore, il tuo Spirito" (Sap
12,1): tu vuoi mostrare la tua benevolenza ai tuoi figli e ti degni di
ristorarli "con il pane sommamente soave che scende dal cielo" (Sap 16,20s).
2.
Davvero "non c'è
altro popolo così grande, a cui i propri dei si siano fatti così vicini, come
sei vicino tu, o Dio nostro" (Dt 4,7), a tutti i tuoi fedeli. A questi, infatti,
tu doni te stesso in salutare nutrimento, quale quotidiano conforto e quale
mezzo per volgere il cuore verso il cielo. C'è un'altra gente così gloriosa,
come il popolo cristiano? C'è, sotto il nostro cielo, una creatura da te così
amata come l'anima devota, nella quale entra Dio stesso, per nutrirla del suo
corpo di Gloria? Oh!, grazia ineffabile, degnazione meravigliosa, oh!, amore
incommensurabile, privilegio concesso agli uomini. Ma che cosa darò io al
Signore in cambio di tale grazia, di un amore così straordinario? Nulla io posso
offrire, che sia più gradito del dono totale del mio cuore al mio Dio e
dell'intima unione con lui. Allora esulterò nel profondo, quando l'anima mia
sarà perfettamente unita a Dio. Allora Dio stesso mi dirà: se tu vuoi essere con
me, io voglio essere con te. Ed io a lui risponderò: degnati, o Signore, di
restare con me; mi piace, e lo voglio, essere con te. Qui è tutto il mio
desiderio, che il mio cuore sia unito al tuo.
L'ARDENTE BRAMA DEL CORPO DI CRISTO IN ALCUNI DEVOTI
Parola del discepolo
1.
"Quanto è grande, o Signore, la ricchezza
della tua bontà, riservata a coloro che ti temono" (Sal 30,20). O Signore,
quando penso a certe anime devote, che si accostano al tuo Sacramento con
grandissima devozione ed amore, spesso mi sento in colpa ed arrossisco. Al tuo
altare e alla mensa della santa Comunione io vengo infatti con tanta tiepidezza
e freddezza, restando così arido e senza slancio del cuore, non totalmente
infiammato dinanzi a te, o mio Dio, e non così fortemente attratto d'amore verso
di te, come lo furono molte anime devote. Nel loro grande desiderio della
Comunione e nel palpitante loro amore, queste anime devote non potevano
trattenersi dal pianto; con la bocca del cuore, e insieme con quella del corpo,
anelavano dal profondo a te, fonte viva, non potendo calmare o saziare la
propria sete in altro modo che ricevendo il tuo corpo, con piena letizia e con
spirituale avidità. Veramente ardente, la loro fede; tale da costituire essa
stessa motivo di prova della tua presenza. Questi devoti riconoscono davvero il
loro Signore nello spezzare il pane, e il loro cuore arde tutto per quel Gesù,
che sta camminando con loro (Lc 24,30s). Da me sono spesso ben lontani un tale
slancio devoto, un amore così ardente.
2.
Usami misericordia,
o buon Gesù, dolce e benigno. Al poveretto tuo, che va implorando, concedi di
sentire, almeno qualche volta, nella santa Comunione, un poco dell'impeto
amoroso del tuo cuore; così si irrobustirà la mia fede, si dilaterà la speranza
nella tua bontà, e in me non verrà mai meno un amore che già arde pienamente e
che ha potuto gustare la manna del cielo. Ben può la tua misericordia concedermi
almeno la grazia del desiderio e venire a me donandomi ardore di spirito, finché
non giunga il giorno da te stabilito. In verità, benché io non sia acceso da una
brama così grande come quella delle persone particolarmente a te devote,
tuttavia sento, per grazia sua, di desiderare quel desiderio, grande e ardente;
prego e sospiro di essere unito a tutti coloro che ti amano con fervore e di
essere considerato della loro santa schiera.
UMILTA' E RINNEGAMENTO DI SE', MEZZI PER OTTENERE LA GRAZIA DELLA DEVOZIONE
Parola del Diletto
1.
La grazia della devozione devi cercarla
senza posa, chiederla con gran desiderio, aspettarla con fiduciosa pazienza;
devi riceverla con gratitudine e umilmente conservarla; con essa devi
diligentemente operare; devi poi rimetterti a Dio per il tempo e il modo di
questa visita dall'alto. Quando dentro di te non senti alcuna devozione, o ne
senti ben poca, ti devi fare particolarmente umile, ma senza abbatterti troppo,
senza rattristarti oltre misura. Quello che per lungo tempo non aveva concesso,
spesso Dio lo concede in un breve istante; quello che al principio della
preghiera non aveva voluto dare, talvolta Dio lo dà alla fine. Se questa grazia
venisse data sempre prontamente e si presentasse ogni volta che la si desidera,
l'uomo, nella sua fragilità, non la saprebbe portare. Perciò la grazia della
devozione la si deve attendere con totale fiducia e con umile pazienza. Quando
non ti viene data, oppure ti viene tolta senza che tu ne veda la ragione, danne
la colpa a te stesso e ai tuoi peccati. Talvolta è una piccola cosa che fa
ostacolo alla grazia e la nasconde: se pur piccola, e non grande cosa, possa
chiamarsi ciò che impedisce un bene così eccelso. E se questa piccola, o,
meglio, grande cosa riuscirai a rimuoverla e a vincerla del tutto, ciò che
chiedevi si avvererà. In verità, non appena ti sarai dato a Dio con tutto il tuo
cuore; non appena, anziché chiedere questo o quest'altro, ti sarai rimesso
interamente a lui, ti troverai tranquillo e in pace con te stesso, giacché nulla
avrà per te sapore più gradito di ciò che vuole Iddio.
2.
Perciò colui che,
con semplicità di cuore, avrà elevato la sua intenzione a Dio, liberandosi da
qualsiasi attaccamento non retto e da un distorto amore per le cose di questo
mondo, sarà veramente degno di ricevere la grazia e meriterà il dono della
devozione. Giacché dove trova un terreno sgombro, là il Signore concede la sua
benedizione. E tanto più rapida scende la grazia, tanto più copiosa si riversa,
tanto più in alto trasporta un cuore libero, quanto più uno rinuncia del tutto
alle cose di quaggiù, morendo a se stesso e disprezzando se stesso. Allora, "il
cuore di costui vedrà e sarà traboccante, e contemplerà e si allargherà in Dio"
(Is 60,5), poiché "con lui è la potenza del Signore" (Ez 3,14; Lc 1,66), nelle
mani del quale egli si è messo, interamente e per sempre. "Ecco, così sarà
benedetto" (Sal 127,4), colui che cerca il Signore con tutto il cuore, e "non ha
ricevuto invano la sua vita" (Sal 23,4). Della grazia grande di essere unito a
Dio egli si rende degno proprio qui, nel ricevere la santa Eucarestia; perché
non mira alla propria devozione e alla propria consolazione, e mira invece, di
là di ogni devozione o consolazione, a glorificare e ad onorare Iddio.
MANIFESTARE A CRISTO LE NOSTRE MANCHEVOLEZZE E CHIEDERE LA SUA GRAZIA
Parola del discepolo
O dolcissimo e
amorosissimo Signore, che ora desidero devotamente ricevere, tu conosci la mia
debolezza e la miseria che mi affligge; sai quanto siano grandi il male e i vizi
in cui giaccio e come io sia frequentemente oppresso, provato, sconvolto e pieno
di corruzione. Io vengo a te per essere aiutato, consolato e sollevato. Parlo a
colui che tutto sa e conosce ogni mio pensiero; a colui che solo mi può
pienamente confortare e soccorrere. Tu ben sai di quali beni io ho massimamente
bisogno e quanto io sono povero di virtù. Ecco che io mi metto dinanzi a te,
povero e nudo, chiedendo grazia e implorando misericordia. Ristora questo tuo
misero affamato; riscalda la mia freddezza con il fuoco del tuo amore; rischiara
la mia cecità con la luce della tua presenza. Muta per me in amarezza tutto ciò
che è terreno; trasforma in occasione di pazienza tutto ciò che mi pesa e mi
ostacola; muta in oggetto di disprezzo e di oblio ciò che è bassa creatura.
Innalza il mio cuore verso il cielo, a te, e non lasciare che mi perda, vagando
su questa terra. Sii tu solo, da questo momento e per sempre, la mia dolce
attrazione, ché tu solo sei mio cibo e mia bevanda, mio amore e mia gioia, mia
dolcezza e sommo mio bene. Potessi io infiammarmi tutto, dinanzi a te,
consumarmi e trasmutare in te, così da diventare un solo spirito con te, per
grazia di intima unione, in struggimento di ardente amore. Non permettere che io
mi allontani da te digiuno e languente, ma usa misericordia verso di me, come
tante volte l'hai usata mirabilmente con i tuoi santi. Qual meraviglia se da te
io prendessi fuoco interamente, venendo meno in me stesso, poiché tu sei fiamma
sempre viva, che mai si spegne, amore che purifica i cuori e illumina le menti?
L'ARDENTE AMORE E L'INTENSO DESIDERIO DI RICEVERE CRISTO
Parola del discepolo
1.
Con devozione grandissima e con ardente
amore, con tutto lo slancio di un cuore appassionato, io desidero riceverti, o
Signore, come ti desiderarono, nella Comunione, molti santi e molti devoti, a te
massimamente graditi per la santità della loro vita e per la loro infiammata
pietà. O mio Dio, amore eterno che sei tutto il mio bene, la mia felicità senza
fine, io bramo riceverti con intenso desiderio e con venerazione grandissima,
quale mai poté avere o sentire santo alcuno. Anche se non sono degno di sentire
tutta quella devozione, tuttavia ti offro tutto lo slancio del mio cuore, come
se io solo avessi tutti quegli accesi desideri, che tanto ti sono graditi. Ché
anzi, tutto quel che un animo devoto può concepire e desiderare, tutto questo io
lo porgo e lo offro a te, con estrema venerazione in pio raccoglimento. Nulla
voglio tenere per me, ma voglio immolarti me stesso e tutto quello che ho, con
scelta libera e altamente gioiosa.
2.
Signore, mio
Dio, mio creatore e redentore, io desidero riceverti oggi con quella amorosa
venerazione, con quei sentimenti di lode e di onore, di giusta gratitudine e
d'amore, con quella fede e speranza e purità di cuore, con i quali ti desiderò e
ti ricevette la santissima Madre tua, la gloriosa Vergine Maria, quando,
all'Angelo che le annunciava il mistero dell'Incarnazione, rispose, in devota
umiltà: "Ecco la schiava del Signore; sia fatto a me secondo la tua parola" (Lc
1,38). E come il tuo precursore Giovanni Battista, il più grande tra tutti i
santi, alla tua presenza, sobbalzò di gioia, nel gaudio dello Spirito Santo,
mentre era ancora nel grembo della madre; e come di poi, scorgendo Gesù
camminare tra la gente, disse con slancio devoto, abbassando grandemente se
stesso: "l'amico dello sposo, che gli sta accanto e lo ascolta, gioisce
profondamente alla sua voce" (Gv 3,29), così anch'io bramo di essere acceso di
santo e grande desiderio e di darmi a te con tutto il mio cuore. Per questo ti
presento e ti offro i sentimenti di giubilo, gli ardenti moti del cuore, gli
alti pensieri, le luci superne e le visioni celesti di tutte le anime devote; e
mi unisco - per me stesso e per coloro che a me si raccomandano nella preghiera
- alle lodi perfette che tutte le creature ti rendono e ti renderanno, in cielo
e in terra, affinché da tutti tu sia giustamente celebrato e glorificato per
sempre. Accetta, o Signore Dio mio, i miei voti e il mio desiderio di darti
infinite lodi e copiose benedizioni, quali giustamente a te si debbono, per la
grandezza della tua ineffabile potenza. Tutto questo io ti dono ora, e voglio
donarti ogni giorno e in ogni tempo, invocando con caloroso preghiera tutti gli
spiriti celesti e tutti i tuoi fedeli a unirsi a me nel renderti grazie e nel
darti lode. Tutti i "popoli, le stirpi e le nazioni" diano lode a te (Dn 7,14),
esaltino il nome tuo, santo e soave, con sommo giubilo ed ardente devozione. E
quanti celebrano il tuo altissimo Sacramento con venerazione e pietà, e lo
ricevono con pienezza di fede, possano trovare grazia e misericordia presso di
te. Che essi si degnino di ricordarsi di questo poveretto, quando, raggiunta la
desiderata devozione e nutriti della salutare unione con te, lasciano la sacra
mensa celeste, piene di consolazione e mirabilmente ristorati.
L'UOMO NON SI PONGA AD INDAGARE, CON ANIMO CURIOSO, INTRONO AL SACRAMENTO, MA SI
FACCIA UMILE IMITATORE DI CRISTO E SOTTOMETTA I SUOI SENSI ALLA SANTA FEDE
Parola del Diletto
1.
Se non vuoi essere sommerso nell'abisso
del dubbio, devi guardarti dall'indagare, con inutile curiosità intorno a questo
altissimo Sacramento. "Colui che pretende di conoscere la maestà di Dio, sarà
schiacciato dalla grandezza di lui" (Pro 25,27). Dio può fare cose più grandi di
quanto l'uomo possa capire All'uomo è consentita soltanto una pia ed umile
ricerca della verità, sempre pronta ad essere illuminata, e desiderosa di
muoversi entro i salutari insegnamenti dei Padri. Beata la semplicità, che
tralascia le ardue strade delle disquisizioni e prosegue nel sentiero piano e
sicuro dei comandamenti di Dio. Sono molti quelli che, volendo indagare cose
troppo sublimi, perdettero la fede. Da te si esigono fede e schiettezza di vita,
non altezza d'intelletto e capacità di penetrare nei misteri di Dio. Tu, che non
riesci a conoscere e a comprendere ciò che sta più in basso di te, come potresti
capire ciò che sta sopra di te? Sottomettiti a Dio, sottometti i tuoi sensi alla
fede, e ti sarà dato lume di conoscenza, quale e quanto potrà esserti utile e
necessario. Taluni subiscono forti tentazioni circa la fede e il Sacramento;
sennonché, non a loro se ne deve fare carico, bensì al nemico. Non soffermarti
su queste cose; non voler discutere con i tuoi stessi pensieri, né rispondere ai
dubbi insinuati dal diavolo. Credi, invece alle parole di Dio; affidati ai santi
e ai profeti (2Cor 20,20), e fuggirà da te l'infame nemico. Che il servo di Dio
sopporti tali cose, talora è utile assai. Il diavolo non sottopone alle
tentazioni quelli che non hanno fede, né i peccatori, che ha già sicuramente in
sua mano; egli tenta, invece, tormenta, in vario modo, le persone credenti e
devote.
2. Procedi, dunque, con schietta e ferma fede; accostati al Sacramento con umile venerazione. Rimetti tranquillamente a Dio, che tutto può, quanto non riesci a comprendere: Iddio non ti inganna; mentre si inganna colui che confida troppo in se stesso. Dio cammina accanto ai semplici, si rivela agli umili, "dà lume d'intelletto ai piccoli" (Sal 118,130), apre la mente ai puri di cuore; e ritira la grazia ai curiosi e ai superbi. La ragione umana è debole e può sbagliare, mentre la fede vera non può ingannarsi. Ogni ragionamento, ogni nostra ricerca deve andare dietro alla fede; non precederla, né indebolirla. Ecco, predominano allora la fede e l'amore, misteriosamente operanti in questo santissimo ed eccellentissimo Sacramento. Il Dio eterno, immenso ed onnipotente, fa cose grandi e imperscrutabili, in cielo e in terra; e a noi non è dato investigare le meravigliose sue opere. Ché, se le opere di Dio fossero tali da poter essere facilmente comprese dalla ragione umana, non si potrebbero dire meravigliose e ineffabili.
FINISCE IL
LIBRO DEI CONSIGLI DEVOTI PER LA SANTA COMUNIONE.